Accpi: ecco la lettera di Colombo al direttore de La Stampa

| 25/09/2008 | 14:59
Ecco il testo della lettera che Amedeo Colombo, presidente dell'ACCPI, ha scritto al direttore de La Stampa dopo l'intervista concessa da Ivano Fanini. Gentile Direttore, Le scrivo in merito all’intervista ad Ivano Fanini pubblicata sul suo giornale in data 22 c.m a firma di Paolo Ziliani. Spiace francamente che un giornale serio e autorevole come il suo dia spazio a certe accuse grossolane e superficiali. Si è vero, lo sappiamo tutti, in questi ultimi anni il ciclismo si è macchiato parecchie, troppe, volte di episodi di doping. Sparare però nel mucchio, dicendo che chiunque vincerà la corsa è comunque dopato è un’affermazione che nuoce non solo ai corridori, ma anche agli stessi lettori del suo giornale che ne traggono un’informazione errata e distorta. Fanini, e con lui il giornalista che lo intervista, dimenticano di rilevare tutto quello che di buono è stato fatto in questi ultimi anni per combattere questa piaga. Se Fanini infatti può far dei nomi è solo perché i controlli funzionano. Se di doping nel ciclismo se ne parla, è proprio perché lo si sta combattendo seriamente. E non si dica - per piacere - che Riccò e/o Sella sono corridori di secondo profilo, visto che erano le punte delle loro rispettive squadre! E allora perché non dirlo? Perché non ricordare che i controlli sono efficaci? E ancora perché non sottolineare che sono stati proprio i corridori professionisti italiani, tramite il loro sindacato (di cui ho l’onore di essere il Presidente), a chiedere la squalifica a vita per chi dovesse essere trovato positivo, nonché per tutti quei soggetti che indirizzano gli atleti al doping? Le chiedo: la vera notizia da pubblicare non era e non è forse questa? Caro Direttore, nel ciclismo ci sono anche persone e, in particolare, atleti onesti che sono seriamente determinati a riscattare l’immagine di questo sport. Mi farebbe molto piacere ospitare Lei ed il suo giornalista Ziliani a Varese durante i Campionati del Mondo. Avrete così l’occasione di assistere al più importante evento ciclistico mondiale, organizzato con grande sforzo, orgoglio ed entusiasmo da una città italiana. Non solo. Avrete altresì la possibilità di parlare ed intervistare direttamente i corridori, i tecnici, i medici, i dirigenti federali, gli ispettori antidoping. Sono convinto che l’impressione che ne trarrete sarà quella di un movimento e di uno sport ben diverso da quello descritto da Ivano Fanini. Nel frattempo, non mi resta che auspicare che la sua testata manifesti per il ciclismo lo stesso rigore giornalistico che abitualmente serba in tutti gli altri ambiti, senza fossilizzarsi acriticamente, come è avvenuto nel caso suddetto, sulle sole parole non del tutto disinteressate di un dirigente di un team ciclistico di secondo livello. Cordialmente. Amedeo Colombo Presidente Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani
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