Promossa la prima edizione della Pantanissima

| 09/09/2008 | 11:59
Come esordio, la promozione ci sta tutta. La prima edizione della Granfondo “Pantanissima” va in archivio partendo da una base positiva, che rappresenta un ottimo viatico per farne in futuro una manifestazione di pregio. Oddio, una prova che porta il nome di Marco Pantani, rappresenta già un riferimento che n on può passare inosservato, ma poi, come sempre, servono anche i contenuti e quelli non hanno tradito. Comprensibile la soddisfazione degli “Amici di Marco Pantani”, il gruppo sportivo che ha organizzato la Granfondo e, soprattutto, della famiglia Pantani, che ha voluto fortemente la “Pantanissima”. Particolarmente gradite le risultanze di fronte agli aspetti più temuti alla vigilia, tutti incentrati, come non si dovrebbe mai dimenticare su queste prove, sulla sicurezza stradale. A parte un incrocio inopinatamente abbandonato prima del previsto dalla locale polizia municipale, sul quale si sono dovuti spostare due operatori destinati ad altri compiti (premiazioni), ed un paio di segnalazioni a mo’ di freccia, che qualche “buontempone” ha pensato di strappare nella nottata o all’alba, gli altri punti nevralgici del percorso sono stati “coperti” con dovizia. I numeri della “Pantanissima”, perlomeno doppi rispetto al previsto, ci portano ad una consegna di 381 pettorali, di cui circa 300 collegati col chip. Di questi ultimi, ben 252 hanno concluso uno dei due percorsi contemplati dalla manifestazione. Oltre a loro, hanno finito la fatica, anche una decina di partecipanti sprovvisti dello strumento di rilevamento. Il pacco gara, contenuto all’interno di un sacchetto di tela nera col logo del Pirata stampato, comprendeva, oltre ad alcune confezioni di integratori, una borraccia, una t-shirt, una bandana, un cappellino, un calendario, ed un braccialetto con fibbia in argento, tutti griffati Pantani. La “Pantanissima”, ha poi potuto vivere le sue fasi di corsa, in un clima molto caldo (28°), un’umidità nella norma del periodo e sotto un cielo per lunghi tratti minaccioso di quella pioggia che, per fortuna di tutti, ha liberato goc ce solo durante le premiazioni finali. Il percorso, molto bello e tecnicamente più duro di ciò che si poteva desumere dall’altimetria, ha visto nell’ascesa di Montevecchio, contemplante gli asprissimi strappi di Sorrivoli (come qualcuno aveva potuto immaginarsi dalle tappe del Giro d’Italia conclusesi a Cesena nel 2004 e lo scorso maggio), l’aspetto da considerarsi crogiolo. Il Passo del Carnaio (percorso dai soli granfondisti), nella sua peculiare funzione di cinghia appenninica fra le vallate del Bidente e del Savio, ha poi aggraziato le sue minori pendenze, nella maestosità paesaggistica e naturalistica che lo caratterizza, consentendo a qualche partecipante meno animato da furori agonistici, di permettersi alcuni sguardi meno concentrati su manubrio e asfalto. Le note di gara, ci portano Stefano Zavoli come autentico dominatore del percorso più breve. Già solo, dopo trenta chilometri, ha percorso i 106 km della prova, in poco più di 3 ore e dieci minuti, alla media di 33,5 kmh. Più incerta la prova più lunga, che ha visto in Christian Bissioni, Giuseppe Navedoro, Giulio Verdicchi, Emanuel Pierangeli e Moreno Giulianelli, che han poi chiuso nell’ordine, cinque autentici fari, capaci di percorrere il duro tracciato, in 4 ore e 19 minuti ad oltre 35 di media. Hanno percorso la “Pantanissima”, anche dei nomi di nota del mondo professionistico di qualche anno fa, come Roberto Conti, l’olimpionico di Los Angeles ‘84 Claudio Vandelli, Giampaolo Mondini, nonché l’ex azzurro juniores Patrick Martini. Infine, particolarmente gradito il pasta party finale a base di penne al sugo, pane, salsiccia, prosciutto cotto e frutta a volontà, nonché le ricchissime premiazioni: ben 150 premiati fra le varie classifiche ed i premi a sorteggio. Al prossimo anno!
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