Dieci come le dita delle mani e dieci come le dita dei piedi. Dieci come i comandamenti e dieci come le piaghe, cioè i disastri, che Dio inviò sulla Terra per convincere il faraone d’Egitto a liberare il suo popolo dalla schiavitù. Dieci come il massimo dei voti a scuola e dieci come la maglia di Pelé e di tutti i più fantasiosi fra i calciatori (da Maradona a Messi, da Platini a Zico, da Baggio a Totti, da Del Piero a Dybala...). E dieci come le edizioni del Festival del ciclista lento, a Ferrara, da oggi venerdì 23 a domenica 25 ottobre, il regista è Guido Foddis, l’ospite d’onore Alan Marangoni. Il primo appuntamento dalle 18.30 alla Casona di via Smeraldina: parole e musica. Per saperne di più www.ciclistalento.it.
“Dieci – un numero che conta” (il Mulino, 140 pagine, 14 euro) è l’omaggio che Luisa Girelli ha dedicato a quello che “secondo i pitagorici è il numero perfetto e sacro, perché rappresenta la somma dei primi quattro numeri (1+2+3+4) e racchiude l’armonia e l’ordine universale”. Dieci, il primo numero in doppia cifra. Dieci, il numero corrispondente ai fagioli nella Smorfia e il numero che rappresenta i cicli della vita con i suoi alti e bassi nella Ruota della Fortuna nei Tarocchi. Dieci, il numero atomico del neon. Dieci, il numero dei “top”, i “top ten”, i primi dieci, i migliori dieci. Dieci, il numero dei piccoli indiani (il film “Dieci piccoli indiani”) e anche degli inverni (il film “Dieci inverni”). Dieci, il numero dei minuti dello storico “Carosello” alla tv. “Il numero dieci nasce trasformista – scrive Girelli -, spunta in ogni dove assumendo spesso un’aura speciale e, in quasi ogni occasione, un valore straordinario. E’ attorno a lui che è costruito il sistema numerico decimale, esteso a quasi tutti i sistemi di misurazione”.
Il dieci ha qualcosa di fatale. Il Tour de France numero 10 si corse nel 1912, lo vinse un belga, Odile Defraye. Un numero fortunato, per lui, perché al Tour partecipò altre sei volte e sempre fu costretto a ritirarsi. Il Giro d’Italia numero 10 non si disputò al decimo ma al quattordicesimo anno, sospeso durante la Prima guerra mondiale. Era il 1922, primo risultò Giovanni Brunero. Nelle parole di Raro, Ruggero Radice, giornalista prima alla “Gazzetta del Popolo” poi a “Tuttosport”, Brunero “si sentiva quasi in colpa staccando gli avversari in salita”. Sapete quante tappe aveva quel Giro? Dieci, ovviamente. E sapete chi vinse la decima tappa? Brunero, naturalmente.
E dieci sono gli anni della carriera professionistica di Alan Marangoni. E quella vittoria colta proprio nella sua ultima corsa può essere considerata una lode. Appunto: dieci e lode, dieci con lode.
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