LA CADUTA DI TADEJ, CULMINE DI TRE GIORNI… MALEDETTAMENTE UMANI

APPROFONDIMENTI | 30/08/2026 | 08:30
di Nicolò Vallone

Parafrasando il detto "anche i ricchi piangono" la sensazione nella mente di chi vi scrive dopo la maledetta ottava tappa della Vuelta, giornata di trasferimento trasformatasi in carneficina di cadute, è che "anche i fenomeni alieni sono esseri umani".


Rileggendo la parabola di Tadej Pogacar nel grande giro spagnolo, che avrebbe dovuto consegnarli la tripla corona senza colpo ferire e invece l'ha rispedito a casa di colpi ferito, sembra quasi che gli ultimi tre giorni siano stati un'escalation al contrario. Un ritorno agli umani limiti.


Una climax discendente che parte dal giovedì valenciano verso Castellon de la Plana. Parte da solo sul Bartolo a 24 chilometri dall'arrivo e pensi sia la solita solitaria a occhi chiusi, invece allo scollinamento ti ritrovi Enric Mas che lo va ad acchiappare e gli soffia pure il GPM. Poi il duello-sprint è ovvio dominio di Pogacar, ma a far rumore è la notizia di un avversario che l'ha ripreso sulla salita più dura di giornata.

L'indomani, ecco che al settimo giorno Egli si è riposato. Che a una certa il fuoriclasse sloveno dovesse concedere una tregua e permettere alla fuga di andare fino in fondo, era chiaro. Ma è pieno il mondo di tappe "per la fuga" o "per ruote veloci resistenti" o "per attaccanti" che invece diventano "per Tadej o quasi". Quindi, il fatto che il Cannibale griffato UAE abbia finalmente gestito le energie in gruppo e permesso ai norvegesi di omaggiare Re Harald con la doppietta Uno X, è stato anch'esso una notizia.

Quindi: Mas che riprende Pogacar; Pogacar che si tiene un po' a riposo… infine, il patatrac di ieri. A trenta chilometri dall'attesa volata, in una delle pochissime situazioni in cui è sicuro che Pogacar non c'entrerà e di lui non si parlerà. Un banale sasso, che chiunque di noi eviterebbe o calcerebbe senza pensarci, al passaggio di uno sciame di corridori professionisti si tramuta nel granello di sabbia in grado di far esplodere un ingranaggio mastodontico. Più prosaicamente, di far inciampare una bicicletta. Proprio quella di Tadej.

Persino lui, che ormai pareva immune a certe cose che accadono agli altri (al limite, quando cascava come alla Strade Bianche, si rialzava come fosse di gomma tipo i bambini) è andato giù per terra e si è dovuto ritirare. Al decimo grande giro disputato in carriera, per la prima volta alla voce "piazzamento finale" non ci sarà un 1°, un 2° o un 3°, ma un DNF. Come un campione qualsiasi.


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