POGACAR, OVVERO IL CICLISMO DENTRO UNA STATISTICA IMPOSSIBILE

APPROFONDIMENTI | 08/07/2026 | 08:20
di Giovanni Di Trapani

Ci sono numeri che descrivono. Altri che spiegano. Poi ci sono numeri che, semplicemente, costringono a fermarsi. Quello di Tadej Pogačar appartiene a quest’ultima categoria: 19 giornate di gara, 14 vittorie. Tradotto in termini elementari, ma brutali, significa una percentuale di conversione pari al 73,7%. Ogni quattro volte che Pogačar attacca il numero sulla schiena, quasi tre volte il risultato finale registra il suo nome alla voce vincitore. È un dato che va maneggiato con precisione, perché nel ciclismo una vittoria di classifica generale può sommarsi, nello stesso giorno, a una vittoria di tappa.


Dunque, non stiamo dicendo che Pogačar abbia vinto 14 giornate diverse su 19, ma qualcosa di forse ancora più significativo: in 19 giorni effettivi di competizione ha prodotto 14 successi ufficiali tra corse in linea, tappe e classifiche generali. La distinzione non riduce la portata del fenomeno, la chiarisce. Perché racconta un corridore che non si limita a vincere singoli episodi, ma trasforma interi blocchi agonistici in piattaforme di dominio.


Nel ciclismo moderno, su un calendario di questo livello, è difficile trovare qualcosa di paragonabile. Non siamo davanti a una sequenza costruita su appuntamenti minori o su un percorso protetto. Nel suo avvio di stagione ci sono Strade Bianche, Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi, Tour de Romandie, Tour de Suisse e le prime giornate del Tour de France. In altre parole: monumenti, classiche, corse a tappe WorldTour, cronometro, salite, finali nervosi, confronti diretti con i migliori corridori del mondo. La statistica, qui, non è un abbellimento del racconto. È il cuore del racconto.

Perché Pogačar non sta semplicemente vincendo molto: sta comprimendo il concetto stesso di rendimento. Nel ciclismo, sport per definizione instabile, esposto alla caduta, al vento, alla tattica, alla squadra, alla giornata storta, alla variabile meteorologica, al rimbalzo crudele di un dettaglio, una percentuale superiore al 70% non appartiene alla normalità competitiva. Appartiene a una zona rara, quasi controintuitiva, nella quale la vittoria non appare più come l’eccezione felice, ma come l’esito statisticamente più vicino alla normalità.

È questo il punto che rende il fenomeno Pogačar così sconvolgente. Il ciclismo è lo sport in cui il più forte può perdere più facilmente. Può essere marcato, isolato, anticipato, costretto a inseguire, frenato da una foratura, da una caduta, da una squadra avversaria che sacrifica uomini e tattica per limitarlo. Eppure, in questa stagione, l’impressione è che ogni corsa parta già attraversata da una domanda: non se Pogačar possa vincere, ma come gli altri possano impedirglielo.

Il dato dei 14 successi in 19 giornate assume allora una dimensione quasi narrativa. Non misura soltanto la forza fisica, ma la densità della presenza. Pogačar entra in corsa e modifica immediatamente il campo statistico. Ogni suo scatto altera le probabilità, ogni accelerazione costringe gli avversari a una scelta, ogni sua apparizione in testa al gruppo diventa un segnale. È come se la corsa cambiasse forma quando lui decide di interpretarla. Il confronto storico deve essere prudente, perché le epoche del ciclismo non sono sovrapponibili.

Eddy Merckx correva molto di più, dentro un calendario diverso, con quantità di giornate e logiche agonistiche lontane da quelle attuali. Ma proprio il confronto con la storia aiuta a capire la particolarità del presente. Merckx resta il riferimento assoluto della fame, della totalità, del dominio esteso lungo stagioni intere. Pogačar, invece, sta esprimendo qualcosa che appartiene al ciclismo contemporaneo: una concentrazione estrema di rendimento dentro un calendario selettivo, costruito su obiettivi altissimi e su una qualità media degli avversari elevatissima. 

Per questo il suo 73,7% non va letto come una semplice percentuale. È un indicatore di trasformazione. Dice che un campione moderno, programmato, scientifico, tatticamente maturo e tecnicamente completo, può arrivare a convertire la propria presenza in risultato con una regolarità che sembrava incompatibile con la natura stessa del ciclismo. La statistica incontra l’emozione; perché Pogačar non vince dando l’impressione di amministrare il talento. Vince cercando ancora. Vince come se ogni traguardo non fosse la conferma di un dominio, ma l’occasione per misurare nuovamente il proprio limite. Vince le classiche, vince le tappe, vince le classifiche generali, vince sulle pietre, sugli strappi, nelle corse dure, nelle giornate in cui tutti sanno che proverà a vincere e proprio per questo tutti corrono contro di lui. 

Il dato quantitativo diventa quasi poetico: diciannove giornate, quattordici vittorie. Non è soltanto un bilancio. È una dichiarazione di superiorità statistica. È la trasformazione sistematica della partenza in minaccia, della presenza in risultato, della corsa in un teatro dove tutti recitano una parte, ma uno solo sembra poter riscrivere il finale. Dire “mai visto niente di simile” è un’espressione forte, e proprio per questo va usata con rigore. La forma più corretta è forse questa: nel ciclismo moderno, su un campione di corse di questo livello, è difficilissimo trovare qualcosa di paragonabile. Perché Pogačar non sta soltanto aggiungendo vittorie al proprio palmarès. Sta producendo una statistica che costringe il ciclismo a interrogarsi su se stesso.

Ci sono campioni che vincono. Ci sono campioni che dominano. E poi, raramente, ci sono campioni che cambiano la scala con cui misuriamo il dominio. Oggi Tadej Pogačar è esattamente questo: non solo il corridore più vincente del momento, ma un evento statistico che corre su due ruote.


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COMMENTI
Incommensurabile
8 luglio 2026 09:15 PEDIVELLA
Come si fa non ammirarlo e non fare il tifo per uno così? Coraggioso al limite dell'incoscienza, quando decide di andare lui va e lo vedono solo dopo il traguardo.

statistiche
8 luglio 2026 10:37 Eli2001
un articolo come questo forse avrebbe più senso se ci fosse un confronto con gli altri big attuali in termini di vittorie e giorni di corsa. Con solo i suoi numeri mescolati alla poesia perde un po' di senso. Che sia fuori parametro é chiaro quasi a tutti. Per dimostrarlo con i numeri servono anche i numeri degli altri, no?

Giorni di corsa
8 luglio 2026 11:16 Thelonious
Merckx arrivava al Tour con almeno 60 giorni di corsa nelle gambe, forse anche di più. Correva sempre, spesso vinceva, talvolta perdeva. Pogi corre pochissimo e quando corre non lo fa tanto per farlo ma punta alla vittoria e stop. Se corresse di più avrebbe pure lui le giornate storte e pure lui in diverse corse parteciperebbe solo per onor di firma, quindi la percentuale di vittorie calerebbe drasticamente. Ma finché sarà così selettivo le vittorie saranno sempre superiori alle sconfitte.

Fenomeno
8 luglio 2026 11:22 Panassa
Che pogacar sia un fenomeno è indiscutibile. Sulla qualità degli avversari qualche dubbio. Quanti veri avversari ha nelle grandi corse a tappe? Uno solo alla fine e cioè vingegaard. Molta più competizione nelle corse di un giorno dove almeno 3/ 4 avversari li ha. Resta il fatto che sia un fenomeno. Corridori forti del recente passato contador, froome anche il nostro grande nibali non avrebbero vinto così tanto contro tadey quindi sicuramente siamo di fronte a un corridore unico

Panassa
8 luglio 2026 12:10 fransoli
Io ho voluto un gran bene a Nibali ma onestamente fra lui è Pogacar ci corre mezzo anno luce.... tu dici che ha pochi avversari nei GT, io ti rispondo ne ha uno grandissimo, Vingegaard quanti tour avrebbe vinto senza Pogacar? Stiamo parlando di uno che non scende dal secondo posto nei GT! Il miglior Froome non era certo superiore al miglior Vingegaard (anche se il danese forse a cronometro paga rispetto all'inglese), stiamo parlando di un corridore che non è paragonabile ai grandissimi perché non si cimenta nelle classiche ma che senza dubbio vale Indurain, vale Froome e penso che sia superiore anche a Contador, senza dubbio uno che sarebbe stato un top in qualsiasi generazione.. quanti corridori di questo livello vuoi trovare in contemporanea? se nelle classiche magari è più facile trovare simultaneamte 3 o 4 fenomeni , nei gt è assau più difficile, se non impossibile... io non ho vissuto l'epoca di Merckx ma non penso abbia mai avuto nei GT che ha disputato due o tre avversari paragonabili al Vingegaard attuale.

Thelonious
8 luglio 2026 12:18 Eli2001
Se bastasse essere selettivi per vincere sempre allora sarebbero tutti campioni. Evenepoel, per dirne uno, non mi sembra abbia corso molti giorni più di Pagacar ma non mi sembra abbia avuto gli stessi risultati. Pogacar corre poco ma correndo poco corre proprio gli eventi più difficili da vincere. Dalla Liegi Pogacar ha corso due corse a tappe di due settimane, Remco nulla. Con la tua logica il tour lo dovrebbe vincere Remco che é stato più selettivo. Non mi sembra che funzioni come teoria

Grandissimo
8 luglio 2026 13:45 Drusio61
Volevo solo sapere se è condivisibile la mia impressione che con i GT che propongono sempre più tappe relativamente corte e con salite non lunghissime corridori come Vingegaard siano sfavoriti rispetto a corridori più esplosivi come Pogacar

Statistiche...
8 luglio 2026 14:56 Ale1960
Da grande estimatore di Pogacar, dico che le statistiche lasciano il tempo che trovano. Che lo sloveno sia uno dei più grandi di sempre, non si discute, ma sono altri tempi, è un altro ciclismo. Merckx in a no correva il triplo dei giorno rispetto a Tadej. È ovvio che le percentuali di Pogacar siano le migliori di sempre.

Fransoli
8 luglio 2026 16:33 Panassa
Concordo su vingegaard. Grande avversario Grande scalatore. Nemmeno io ho vissuto l'epoca di merckx. Ho iniziato nel decennio dopo cioè da saronni moser hinault. Come grandissimo avversario di merckx sappiamo bene di gimondi. Probabilmente sono pogacar e vingegaard troppo superiori alla concorrenza. Sicuramente pogacar è fortissimo. Infatti dopo 50 anni c'è un corridore che viene paragonato a merckx cioè appunto pogacar.

Ale1960
8 luglio 2026 16:36 Eli2001
A me non sembra così ovvio. Correre le cinque monumento e arrivare sempre a podio per più di due anni consecutivi non lo ha fatto nemmeno Merckx. Correre solo corse molto importanti e vincere quasi sempre é l'anomalia che rappresenta Pogacar. Quando c'è la notizia é che non vince, perfino in corse come la Roubaix dove ci sono avversari ben più adatti di lui.

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