L'ORA DEL PASTO. IL GAVIA E LA VARIANTE TRIDENTINA CHE OGGI RIAPRE CON UNA PEDALATA

EVENTI | 05/07/2026 | 14:56
di Marco Pastonesi

Martedì 20 luglio 1954. Le 10 del mattino. Un autocarro Fiat 639 affronta la mulattiera che si arrampica dal versante di Ponte di Legno verso i 2612 metri del Passo del Gavia. Al km 29, a circa tre dal passo, in località Roccette, la strada cede. L’autocarro - due assi, trazione posteriore, cassone: troppo pesante - precipita. Un volo verticale di 150 metri. Diciotto alpini del sesto reggimento del battaglione Bolzano muoiono quasi istantaneamente. Un altro il giorno dopo. Soltanto due, fra cui l’autista, sopravvivono. Una tragedia. “La Domenica del Corriere” le avrebbe dedicato la quarta di copertina. Quando poi viene scavata una galleria, chiamata Rocce nere, per aggirare quelle curve a strapiombo (400 metri bui – una luce installata solo saltuariamente -, cupi e obliqui), lo sterrato diventa meta solo di alpini e famigliari, per anniversari e commemorazioni.


Oggi quel tratto a picco sul fiume Frigidolfo torna a vivere. Completamente rifatto: consolidato, protetto, asfaltato. Ribattezzato variante tridentina alla statale 300. Storico, spettacolare, mozzafiato non solo per la pendenza (400 metri intorno al 15 percento) e l’altitudine (fra i 2300 e i 2400 metri), ma per lo scenario, maestoso: cattedrali alpine. Un’opera finanziata dal Parco dello Stelvio e dal Comune di Ponte di Legno: l’inaugurazione oggi con una pedalata, il via alle 13 dal centro di Ponte di Legno, tra discorsi e benedizioni. Annunciata la presenza, fra gli altri, di Eugenio Berzin.


Il Gavia è un sesto grado ciclistico. Due i versanti, dalla Valcamonica e dalla Valtellina (o meglio, dalla Valfurva). Quello nobile, il più duro, dalla Valcamonica. E le sue storie. Il primo uomo sul Gavia (in bici), Imerio Massignan: tre forature gli scipparono la vittoria di tappa (a Bormio: primo Charlie Gaul, Giro d’Italia 1960). Da allora, altre 13 volte nel percorso, sede celeste e aria sottile, del Giro. Indimenticabile l’edizione del 1988, tormentata dalla neve, tramandata dalle cronache, mitizzata dalle testimonianze. Poi il Gavia delle granfondo, il Gavia delle traversate, il Gavia delle sfide che ognuno lancia a sé stesso. Fino ai 500 (e più) Gavia di Tarcisio Persegona: un omaggio, quasi un’ossessione.

Il ritorno del Gavia sulla strada degli alpini è una lezione storica e geologica, forse religiosa ma certamente spirituale, umana e sportiva. La bicicletta è sempre lo strumento più leggero e silenzioso, il più rispettoso, per ricominciare.


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