L'ORA DEL PASTO. 13 ANNI FA MARGHERITA HACK PEDALAVA FINO AL SUO ASTEROIDE. GALLERY

STORIA | 29/06/2026 | 08:15
di Marco Pastonesi

Da piccola avrebbe voluto fare l’esploratrice dell’Africa nera. Leggeva tutti i libri di viaggio, “gli antropofagi che mangiavano gli esploratori…”. Avrebbe fatto l’esploratrice, ma dei cieli. La signora delle stelle. Margherita Hack morì, oggi, 13 anni fa: aveva 91 anni. E comunque avrebbe continuato a vivere e brillare nell’asteroide a lei dedicato, l’8558 Hack.


Fiorentina di nascita, triestina di adozione, astrofisica, direttrice dell’Osservatorio astronomico di Trieste, “Marga” era una straordinaria divulgatrice. Spiegava, raccontava, sosteneva, con onesta semplicità. Un libro del 2012, intitolato “Io credo”, curato da Marinella Chirico e pubblicato da Nuova Dimensione (176 pagine, 14,90 euro), mette a confronto Hack con Pierluigi Di Piazza, cioè un’atea con un prete, su temi che vanno dall’amore alla passione, dalla vita alla morte, dall’impegno civile a quello politico, dagli animali all’ambiente. E allo sport.


La prima passione di Margherita Hack fu il calcio, complice Aldo, che sarebbe diventato l’uomo della sua vita: “Fu lui a trovarmi quando, una mattina d’estate, al giardino pubblico del Bobolino, a Firenze, dove passavo le mie vacanze, mi avvicinò chiedendomi se volevo giocare con lui e i suoi amici: ‘Tu hai la palla, noi siamo in quattro e potremmo fare un torneo’. Aldo aveva tredici anni, quasi due anni più di me”.

Poi Hack s’innamorò della bici: “Passai altre estati al Bobolino, con gruppi di ragazzi e ragazze con cui si facevano lunghe partite di ‘palla prigioniera’, fino a quando nel ’37 fui promossa in prima liceo e i miei mi regalarono l’agognata bicicletta, e alle partite a pallone nel parco sostituii lunghe pedalate solitarie da Firenze a Prato, a Pistoia, in Mugello, nel Chianti, lungo la valle dell’Arno”.

Quindi la passione per l’atletica: l’incontro con “Danilo Innocenti, detto ‘Piccio’, allenatore della Giglio Rosso, e con lui cominciai a fare atletica – salto in alto e salto in lungo – e i miei pomeriggi erano scanditi dagli allenamenti e dalle gare”.

Ma c’era sempre, e sempre ci sarebbe stata, la bici: “Andrea Falorni, un ragazzo della mia età che lavorava come radiotecnico in un negozio del centro. Con lui ci fu una bella, lunga amicizia. La domenica, quando non dovevo gareggiare, facevamo gite in bici, fra cui quella del ferragosto del ’40, che è stata il nostro record: Firenze-Viareggio e ritorno, duecento chilometri sulle pesanti biciclette di una volta, senza cambio, rese ancora più pesanti dalle numerose toppe ai copertoni. A causa della guerra, infatti, non si trovavano più né camere d’aria né copertoni”.

Fu un’impresa: “Quella mattina ci alzammo all’alba e partimmo alle quattro, arrivando a Viareggio verso mezzogiorno; mangiammo quel poco che ancora non era tesserato e, dopo aver fatto il bagno in mare, ancora fradici, prendemmo la strada del ritorno, verso le sedici, per giungere infine a casa alle due di notte! Da Andrea ho imparato a montare e smontare la bici, mettere toppe e cambiare le gomme”.

Margherita Hack era una ciclista curiosa e coraggiosa: “la giratina quotidiana”, l’interpretazione di Alfonsina Strada nel video con i Tetes de Bois, l’incontro con Alfredo Martini nella Biblioteca Ernesto Ragionieri a Sesto Fiorentino, la biografia “La mia vita in bicicletta” (Ediciclo, la prima edizione nel 2011)… “La felicità – diceva –, per me, è fatta di piccole cose”.


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