L'ORA DEL PASTO. PASTURANA, LA WOLMER, PIERO E GINO... GALLERY

STORIA | 25/06/2026 | 08:15
di Marco Pastonesi

Suonava strano, Wolmer, suonava straniero. Un po’ come suonava strano e straniero Wolsit, legnanese, o Wilier, triestina, o Welter, milanese. Non era una sigla, Wolmer, non era un acronimo. Era semplicemente un suono strano, un suono straniero, che si sperava facesse il dovuto effetto sui clienti rassicurandoli, incuriosendoli e spingendoli all’acquisto.


Wolmer Biciclette Pasturana, a un paio di chilometri da Novi Ligure, novecentesca capitale del ciclismo. Era il 1954 quando Piero Guido, meccanico, e Gino Grosso, suo cugino, si unirono per aprire un laboratorio e produrre telai. A Pasturana, in via Cavour, a poche decine di metri dai due tornanti dove, lo scorso maggio, durante il Giro d’Italia e lungo la tappa Imperia-Novi Ligure, campeggiavano due striscioni, uno dedicato a Costante Girardengo, l’altro a Fausto Coppi, i due campionissimi alessandrini della eterna storia del ciclismo.


Invece non fu lunga la storia della Wolmer: sarà stata la concorrenza, chissà, ma l’impresa si sciolse, Piero Guido trovò un impiego all’Italsider, Gino Grosso nel settore dei taxi e delle onoranze funebri. Però tutti e due rimasero attaccati al mondo del ciclismo e delle biciclette. E in paese ricordano e raccontano l’apparizione – era il 1987 – di Gino Bartali. L’Uomo di ferro aveva conosciuto Piero Guido nel 1949, quando aveva lasciato la Legnano per fondare la Bartali, e come bicicletta scelse quella dei fratelli Santamaria di Novi Ligure. Qui Piero Guido lavorava come meccanico. E siccome era scrupoloso e appassionato, venne scelto per seguire le corse in ammiraglia, pronto intervento, pronto soccorso, pronto a tutto. Fra Gino Bartali e Piero Guido era nato un rapporto di stima, fiducia, amicizia: perché il meccanico non è solo medico e chirurgo delle biciclette, ma anche confidente e confessore, psicologo e psicoterapeuta dei corridori.

Bartali si trovava a Tassarolo, a dieci minuti d’auto da Pasturana. La sua specialità era collegare e collegarsi, le amicizie si tenevano vive guardandosi negli occhi, non in un telefono, verificandosi in uno sguardo, non in uno schermo. Bartali domandò del Rosso, così Gino chiamava

Piero per il colore dei capelli, e subito si combinò l’incontro, e l’incontro divenne festa, e la festa è oggi memoria storica, collettiva, paesana, rievocata anche da “A Sigera”, il notiziario della Pro Loco di Pasturana. Un’ammucchiata umana nel giardino di Gino Grosso, al centro Ginettaccio, eroe nazion


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