Forcola, Bernina, Eira e, per i più intrepidi, anche Fuorn, Umbrailpass e Foscagno: sono state queste le salite teatro dell’edizione 2026 della Granfondo Livigno Alè, manifestazione che ieri, nonostante il format rinnovato (i vincitori sono stati decretati in base alla somma dei tempi segnati sulle salite di giornata), anche quest’anno ha saputo regalare tante emozioni esaltando gli amanti delle grandi scalate.
Sono stati loro, accorsi in oltre 850, ad animare i percorsi della Mediofondo e della Granfondo che, su una distanza di rispettivamente 106 e 166 chilometri, hanno infiammato i grandi valichi delle Alpi Retiche Occidentali tra Livigno ed Engadina prima di ritrovarsi sulle micidiali rampe del Mottolino (teatro di una delle più belle vittorie di Tadej Pogacar al Giro d’Italia 2024) per mettere fine alla loro fatica abbracciando con lo sguardo un panorama invidiabile sulle vette della zona.
Fin dalle primissime battute, dopo lo start dato davanti la sede di Acquagranda, uno splendido sole (preludio qualche ora dopo a temperature decisamente elevate per queste altitudini) ha scaldato cuori e gambe dei partecipanti spingendoli verso le prime difficoltà altimetriche di giornata che, una volta raggiunte, hanno rivelato tutta la loro bellezza.
Le strade scorrevoli e perfettamente tenute hanno poi favorito ottime andature permettendo, con l’aiuto di una leggera brezza favorevole, di “volare” le prime lunghe discese e i tratti di falsopiano che hanno preceduto il bivio tra i due itinerari posto in corrispondenza del cancello orario al Tunnel Munt La Schera. Da lì, la Granfondo e i suoi protagonisti hanno preso due strade diverse fino agli impervi 1800 conclusivi quando infime rasoiate fino al 20% di pendenza hanno pungolato gambe e polpacci prima di dare a tutti il modo di affrancarsi dalla fatica con esultanze e sorrisi liberatori.
Fra questi vi sono stati anche quelli dei primi classificati della prova regina (il canadese nonché già vincitore dell'edizione 2025 Jack Burke e la belga Ils Van der Moeren) e di quella più breve (gli azzurri Manuela Pedrana e Mattia Longa) la cui gioia però, a ben vedere, non è stata la più intensa perché, in fondo, a rendere davvero unico l’evento andato in scena nell’impegnativo contesto della 1816 Bike Zone Livigno è stata l’ancora maggiore felicità collettiva con cui il campo partenti è andato a tagliare traguardo dando tutto dal primo all’ultimo metro.
Abnegazione, agonismo, panorami mozzafiato, salite mitiche e condivisione: la ricetta della Granfondo Livigno Alè ha dunque, ancora una volta, dato i suoi frutti partorendo un’edizione partecipata e apprezzata che ha confermato di avere nelle leggendarie salite della zona e nell’aspra fatica il suo DNA e che, come ricompensa, offre inquantificabili dosi di soddisfazione, riscontri oggettivi e ricordi positivi, utili questi l’anno prossimo per ripresentarsi in Alta Valtellina ancora più pronti e performanti.
Photo Credit: Livigno Next
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