Dalla Coppa Adriana alla carbonara di mare, dalla maglia azzurra alla maglia azzurra. Tiziano Brichese, classe ’62, è oggi uno chef in piena corsa per la stella che fa da mangiare alle stelle: del ciclismo. Da Filippo Ganna ad Antonio Tiberi, da Matteo Trentin a Giulio Pellizzari.
Ex ciclista dilettante (con una ventina di vittorie al suo attivo) può vantare anche una maglia tricolore della cronometro nella categoria juniores. Azzurro ai mondiali di Perugia nel 1982 e al Tour de l’Avenir nell’84, Brichese ha corso da dilettante con le maglie della Tiesse-Spinazzé, Bonlube e Arredo House, fino alla Zalf Fior. Nel 1992, dopo non pochi patemi, la decisione di appendere la bicicletta al proverbiale chiodo. «Il professionismo? Ci avevo sperato tantissimo e ci sono anche arrivato ad un centimetro. Dovevo passare alla Malvor Bottecchia nella stagione 1987, con Dino Zandegù, poi non se ne fece nulla».
Dalla bicicletta ai fornelli, quelli del ristorante dei genitori di sua moglie Barbara. «La struttura era stata creata e portata avanti per anni dai miei suoceri, Pietro e Leonilde – racconta oggi Tiziano, che ieri ha avuto la gioia di vedersi sfilare davanti al ristorante Eden di Ottava Presa, a 6 km da Caorle il Giro donne -, oggi lo mandiamo avanti io e mia moglie con i nostri ragazzi, Riccardo che oggi è in sala con Barbara e Eleonora che è in cucina con me».
Piatto forte? La carbonara di mare e tutto il pescato. «Rigorosamente di Caorle – precisa con orgoglio Tiziano Brichese -. Ogni giorno è mia moglie Barbara che va a fare la spesa e prende il Pescato di Caorle, al mercato ittico: lei sa fare la spesa come pochi e ci mette una cura maniacale per il cliente e per la selezione delle materie prime».
Galeotto è l’amore per la bicicletta e l’amicizia che lo lega da sempre a Roberto Amadio, che da coordinatore azzurro lo deve corteggiare non poco, ma alla fine lo fa capitolare. «Era da un po’ che mi voleva al suo fianco, anche quando organizzava le gare in Argentina – spiega oggi lo chef azzurro -. Fin quando nel 2023, a distanza di 30 anni dal mio addio alle competizioni in bicicletta, ricevo la sua chiamata e la convocazione per i campionati europei su strada di Drenthe. Da quel momento ho seguito europei e mondiali e ne sono particolarmente felice e orgoglioso. Mi piace stare in mezzo ai ragazzi, sono tutti bravissimi e ai miei occhi sono tutti super campioni. Se faccio il tifo per qualcuno: per tutti gli italiani, nessuno escluso, anche se una debolezza, una preferenza ce l’ho anch’io: da ex cronoman mi piace un sacco Filippo Ganna».
E tra gli stranieri? «Pogacar e Vingegaard sono due super campioni, appartengono ad un altro pianeta. Però, ho una leggera preferenza per il danese: anche lui ha avuto a che fare con il pesce. Non per niente lo chiamano “re pescatore”. Io, nel mio piccolo, spero di essere il “re del pescato”».
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