Non è stato certo il debutto al Tour de France che Antonio Tiberi sognava di fare. Il corridore della Bahrain Victorious ha lottato e sofferto fin dal primo giorno, senza però trovare mai quella gamba e quelle sensazioni che sperava. A 4 giorni dalla fine della Grande Boucle il suo bilancio personale non può essere particolarmente positivo ma, appunto, la corsa non è ancora finita. C’è un doppio Alpe d’Huez che stuzzica la fantasia degli scalatori e nelle ultime tappe l’atleta laziale è apparso in crescita.
«Il morale rimane abbastanza buono, anche se non abbiamo iniziato nella maniera in cui speravamo e speravo - ha ammesso Tiberi -. Con le giornate un po’ più fresche ho sentito le sensazioni migliorare, quindi ci aggrappiamo a questo in vista di questo finale. Dopodiché resettiamo e pensiamo all’ultima parte di stagione».
Già, perché è stato proprio il caldo afoso a metterlo in ginocchio nell’ultimo mese: «Questa è una cosa che dovremo analizzare con la squadra finito il Tour - ha proseguito Antonio -. Per quel che è emerso fino ad ora, e anche per il feeling avvertito, il motivo principale sembra essere proprio il caldo. Già prima del Giro di Svizzera, allenandomi a casa, sentivo di fare fatica e soffrire molto le alte temperature, e così è stato anche nei giorni appena prima del Tour. Non sono riuscito a fare alcuni allenamenti come avrei voluto, ho provato ad abituarmi, ad acclimatarmi, ma in realtà ho l’impressione di aver messo ancora più stress al mio corpo. Non è una novità, il caldo umido lo soffro sempre, due anni fa mi sono ritirato dalla Vuelta per lo stesso motivo. Però più di idratarmi e usare il ghiaccio è difficile fare».
Il rammarico è ancor più grande perché il Tiberi visto a inizio stagione era probabilmente la miglior versione di sempre. Poi, però, la brillantezza è andata un po’ smarrendosi. «Ho fatto un inizio di stagione che non avevo mai fatto, con numeri che non avevo mai visto in quel periodo della stagione già nei ritiri di dicembre e gennaio. Abbiamo deciso di iniziare col gas aperto, ma forse ho iniziato anche troppo forte e non sono più riuscito a tenere il picco nelle gare seguenti. Speravo di arrivare pronto al Tour ma, come detto, la sensazione è che il caldo non mi abbia permesso di smaltire le fatiche della prima parte di stagione. Sono contento di come sono partito, ma è chiaro che abbiamo un po’ di dettagli da mettere a posto per cercare il prossimo anno di avere un inizio di stagione un po’ più regolare».
«L’anno scorso ho corso poco, quest’anno molto di più, ho già quasi 60 giorni di gara. Sì, magari c’è da trovare un equilibrio, sicuramente ci sono elementi in cui si può migliorare in vista del finale di stagione e del prossimo anno. C’è sempre da imparare».
Con i tapponi in vista, però, è vietato calare di concentrazione. «Negli ultimi giorni mi sono sentito un po’ in crescita, quindi cerco di guardare con fiducia a questi ultimi giorni di gara - ha concluso Tiberi -. Per noi l’obiettivo è supportare Lenny Martinez, però non sarebbe male riuscire ad inserirsi nella fuga di giornata. Sia io che Damiano Caruso ci sentiamo meglio e speriamo davvero di vivere delle belle giornate da qui alla fine».