IL GIRO DI VINGEGAARD, LA DANIMARCA E QUELLA STORIA CHE NASCE A LUCCA. GALLERY

GIRO D'ITALIA | 30/05/2026 | 08:32
di Massimiliamo Paluzzi

La probabile vittoria di Jonas Vingegaard al Giro d’Italia 2026 non rappresenta soltanto il trionfo di uno dei più grandi campioni del ciclismo moderno, ma anche una pagina storica destinata a rimanere scolpita per sempre nella memoria dello sport mondiale. Per la prima volta nella storia, infatti, un atleta danese conquisterà la Maglia Rosa finale del Giro d’Italia.  


Un successo che assume un significato ancora più profondo per Ivano Fanini, storico patron dei Team Fanini e fondatore di “Amore & Vita”, messaggio nato in Vaticano insieme a San Giovanni Paolo II e divenuto dal 1989 al 2021 il primo nome ufficiale della squadra davanti a qualsiasi sponsor commerciale.


Fanini, autentico pioniere del ciclismo internazionale, fu tra i primi, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, a intuire la necessità di globalizzare il movimento ciclistico, in un’epoca in cui il professionismo era quasi esclusivamente dominio di Italia, Belgio, Francia, Spagna e Olanda.

Quando ancora sembrava impensabile, Fanini aprì le porte del ciclismo dilettantistico e professionistico ad atleti provenienti da Svezia, Camerun, Argentina, Australia, Venezuela, Messico, Ecuador, Gran Bretagna, Stati Uniti, Polonia, Cecoslovacchia, Sudafrica e molti altri paesi allora considerati periferici rispetto al grande ciclismo internazionale. Una visione rivoluzionaria che all’epoca suscitò anche critiche e perplessità, ma che la storia ha poi consacrato come una delle intuizioni più lungimiranti del ciclismo moderno.

Tra tutti i Paesi nei quali Ivano Fanini ha svolto un’opera straordinaria di scouting e sviluppo, la Danimarca occupa senza dubbio un posto speciale.

Grazie anche allo storico rapporto con l’amico fraterno Ole Ritter, ex recordman dell’ora e leggenda del ciclismo del Nord Europa, Fanini contribuì in maniera decisiva alla crescita del movimento danese, scoprendo e lanciando alcuni dei più grandi talenti della sua storia. Da Rolf Sørensen, autentico simbolo del ciclismo danese moderno, fino a Bjarne Riis e Jørgen Marcussen, passando per Brian Petersen, corridore passato professionista con Amore & Vita nel 1990. Ed è proprio Brian Petersen a rappresentare il legame diretto con Jonas Vingegaard.

Pur non diventando un campione sulle due ruote, Petersen fece tesoro degli insegnamenti ricevuti da Ivano Fanini, trasformandosi successivamente in uno dei più brillanti talent scout e direttori sportivi del ciclismo nordico. Fu infatti proprio Petersen a scoprire e lanciare il giovane Jonas Vingegaard, accompagnandolo nella crescita che lo avrebbe portato a diventare uno dei dominatori assoluti del ciclismo mondiale, presto vincitore di tutti e tre i Grandi Giri e protagonista assoluto di un’epoca insieme a Tadej Pogacar.

Il lavoro svolto da Fanini per il ciclismo danese è stato riconosciuto e apprezzato persino dalle istituzioni, compreso il Re di Danimarca, appassionato di ciclismo e amico intimo di Rolf Sørensen. Nel 2017 l’allora Primo Ministro danese Lars Løkke Rasmussen, oggi Ministro degli Esteri, fece visita personalmente a Lucca insieme a Ole Ritter per incontrare Ivano Fanini e rendere omaggio alla storia di Amore & Vita. Rasmussen, appassionato di ciclismo e grande tifoso del team Fanini, ha sempre riconosciuto il ruolo fondamentale svolto dall’imprenditore lucchese nello sviluppo del movimento ciclistico danese, oggi considerato uno dei più forti e strutturati al mondo.

Per questo motivo, il probabile trionfo di Vingegaard al Giro d’Italia — corsa che, grazie a Sofidel, quest’anno ha fatto tappa a Porcari, a poche centinaia di metri dalla sede di Amore & Vita — assume per Fanini un valore profondamente simbolico ed emotivo.

“Lo avevo pronosticato prima ancora della partenza del Giro – commenta Ivano Fanini – e oggi ne sono ancor più sicuro, anche se nello sport non esiste mai nulla di scontato. È vero che Jonas era il favorito, probabilmente il più forte in assoluto, ma il ciclismo è uno sport durissimo dove può succedere qualsiasi cosa in qualsiasi momento, basta una caduta (come per Yates), un malore (come a Pellizzari), una giornata sbagliata e tutto cambia improvvisamente. Nonostante ciò, io lo vedo sicuro vincitore. Fino ad oggi ha corso in assoluto controllo, quasi come se si stesse allenando per il Tour, gestendo gli sforzi e, ad eccezione della cronometro di Massa, senza mai andare fuori giri. Per questo il merito di Jonas è enorme. Ha gestito il Giro in maniera impeccabile, con prestazioni che probabilmente soltanto Pogacar avrebbe potuto contrastare. Ha dimostrato ancora una volta di essere un campione straordinario, uno dei più grandi della sua generazione”.

Fanini ha poi voluto rivolgere un pensiero speciale anche a Brian Petersen: “Faccio i complimenti anche a Brian Petersen, mio ex atleta e uomo che considero parte della nostra famiglia sportiva. È stato lui a portare Jonas a diventare l’uomo e il campione che oggi tutti conoscono. Ciò rende il legame con questo risultato ancora più speciale per me.”

Ivano Fanini fa un’analisi sul momento del ciclismo italiano: “Mi dispiace non aver visto un italiano realmente in lotta per la classifica generale, anche se il nostro movimento è in crescita grazie al grande lavoro del presidente Cordiano Dagnoni, dal manager Viviani e dai CT e responsabili tecnici Amadio, Velo, Amadori e i miei ex atleti Villa e Quaranta. Voglio comunque fare i complimenti a Ganna, Ballerini, Bettiol, ma anche a Pellizzari, Piganzoli, Ciccone, Caruso e a tanti altri ragazzi che hanno dato spettacolo durante questo Giro fino a oggi. Mi dispiace anche per Jonathan Milan, figlio del mio ex corridore Flavio, che non è riuscito a contrastare uno straordinario Paul Magnier. Sicuramente non è stato il suo Giro, ma sono sicuro che saprà rifarsi molto presto”.

Infine, la chiusura con uno sguardo al futuro del ciclismo italiano: “Non bisogna mai mollare. Pellizzari e Piganzoli possono diventare protagonisti assoluti nei prossimi anni. Ma il vero fenomeno, secondo me, è Mark Lorenzo Finn. Credo che sarà uno dei pochissimi corridori al mondo capaci di tenere testa a due giganti come Pogacar e Vingegaard, insieme a Seixas. E sono convinto che il prossimo italiano a vincere il Giro d’Italia sarà proprio lui.”

 

Se Jonas Vingegaard sarà il primo danese della storia a conquistare il Giro d’Italia, si chiuderà idealmente un cerchio iniziato oltre quarant’anni fa grazie alla visione internazionale di Ivano Fanini, uno degli uomini che più di tutti hanno contribuito a rendere il ciclismo uno sport realmente globale.


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COMMENTI
Senza Fanini
30 maggio 2026 15:03 Miguelon
Il ciclismo non sarebbe esistito!

Miguelon
30 maggio 2026 15:46 roger
Fai il simpatico ironizzando ma ci sei andato vicino….non so quanti possono vantare una storia del genere. Sono fatti non discorsi. I discorsi sono per quelli come te..

Grande Ivano!
30 maggio 2026 15:59 pietrogiuliani
Al di là di ciò che possono scrivere i soliti rosiconi e i leoni da tastiera, quello che ha realizzato Ivano Fanini ha semplicemente dell’incredibile e merita soltanto rispetto e applausi.

La sua è una storia sportiva praticamente irripetibile: record su record, successi in ogni categoria e disciplina del ciclismo. E dove non è arrivato direttamente con le sue squadre, ci sono arrivati i campioni che lui ha saputo scoprire, valorizzare e lanciare verso il grande ciclismo.

Da Michele Bartoli, Andrea Tafi e Rolf Sørensen, vincitori di Classiche Monumento e Coppe del Mondo, fino a Mario Cipollini che, con 42 vittorie di tappa al Giro d’Italia, detiene ancora oggi un record storico. E questi sono soltanto alcuni nomi di una lunghissima lista.

Che altro aggiungere? Soltanto: bravo. Ce ne fossero di più come lui.

Vorrei vedere quanti tra coloro che oggi ironizzano dietro una tastiera possono vantare una storia anche solo lontanamente paragonabile alla sua. Io continuo a vedere fatti, risultati e numeri. Gli altri, invece, spesso soltanto chiacchiere.

Per questo ribadisco i miei complimenti. Quanto ai professorini dell’anonimato che criticano senza aver costruito nulla, continuino pure: l’invidia e la frustrazione, purtroppo, sono pessime compagne di viaggio.

Fanini
30 maggio 2026 21:06 Miguelon
Ha fatto il bene del sistema etc. Ma cosa dicono i suoi corridori dei contratti firmati? Ci sono molti metri di giudizio. Poi una volta il ciclismo era molto locale ed in Toscana, con i campioni ed il ciclismo che c'erano, era anche facile che ne passase qualcuno in quella squadra.

Ai ai Miguelon…
30 maggio 2026 23:40 pietrogiuliani
Miguelon, prima di tutto sarebbe interessante sapere chi sei davvero. Dietro un nickname è facile lanciare insinuazioni; metterci nome e cognome, invece, richiede un po’ più di coraggio.

Parli di contratti, di corridori e di presunti giudizi, ma non fai un solo nome, non citi un solo fatto, non porti una sola prova. Se sei così informato, fai nomi e cognomi. Se non lo fai, stai semplicemente ripetendo le solite chiacchiere da bar.

La realtà è che in 37 anni di professionismo Fanini ha sempre rispettato i propri impegni. Non esistono corridori che lo abbiano denunciato per le fantasie che lasci intendere, né esistono sentenze o vicende che supportino ciò che scrivi. Esistono invece fatti documentati, risultati e una storia che nessuno può cancellare.

Fanini ha avuto il coraggio di denunciare il doping quando molti preferivano voltarsi dall’altra parte. Lo ha fatto pubblicamente, mettendoci la faccia e attirandosi non pochi nemici. Questo si chiama coraggio. Criticarlo da dietro una tastiera con un nickname, invece, è decisamente più facile.

Quanto al tuo riferimento al ciclismo toscano e locale, dimostra una conoscenza piuttosto superficiale della storia. In Toscana le squadre non mancavano di certo, ma non tutti hanno saputo scoprire, lanciare e valorizzare campioni come ha fatto Fanini. La differenza non la fa il territorio: la fanno la competenza, la visione e la capacità di riconoscere il talento.

E i numeri parlano da soli: atleti provenienti da 44 nazioni, 12 titoli mondiali, quasi 80 titoli nazionali, migliaia di vittorie e oltre sessant’anni di storia. A questo si aggiungono riconoscimenti prestigiosi come il titolo di Commendatore della Repubblica e la recente Stella d’Oro al Merito Sportivo del CONI. Non opinioni, ma fatti.

Perciò, prima di sminuire una carriera e una storia uniche nel ciclismo, prova a portare qualche elemento concreto. Altrimenti restano soltanto supposizioni, mentre ciò che ha realizzato Fanini è scritto negli albi d’oro, nei numeri e nella storia.

E già che ci siamo, firma pure con nome e cognome: sarà interessante vedere quali risultati puoi mettere sul tavolo per sostenere lezioni a chi ha lasciato un’impronta così profonda nel ciclismo.

Ciao, Miguelon.

Fanini n.1!
30 maggio 2026 23:45 umbertomaserati
Più che Miguelon io mi firmerei Rosicon!

Pareri personali
31 maggio 2026 09:43 Miguelon
Su questo sito vedo sempre agiografie del Fanini. A livello di risultati, tolti quelli esotici, si vede ben poco (unica eccezione Magnusson al Giro). Diciamo che tra Vaticano -area polacca- e agganci atlantici ha sempre navigato dalla parte vincitrice. A livello di immagine ha saputo muoversi bene.

Per Miguelon, a no, Rosicon…
31 maggio 2026 14:54 roger
Miguelon, il problema è che quando si parla di storia del ciclismo bisognerebbe prima conoscerla. Dire che gli unici risultati dei team Fanini siano stati quelli di Magnusson significa ignorare decenni di vittorie internazionali.

Giusto per fare un rapido ripasso:

1985: Franco Chioccioli vince una tappa al Giro d’Italia e il Giro del Friuli davanti a Francesco Moser.

1986: vittoria del Trofeo Matteotti con Jorgen Marcussen.

1987: Paolo Cimini conquista una tappa al Giro d’Italia; Rolf Sorensen vince il GP Cerami in Belgio, una tappa e la classifica generale della Tirreno-Adriatico, oltre a chiudere nella top ten della Milano-Sanremo.

1988: Paolo Cimini vince Giro dell’Etna e Trofeo Laigueglia; Alessio Di Basco conquista due tappe al Giro d’Italia; Stefano Tomasini vince il Trofeo dello Scalatore e la Maglia Bianca del Giro d’Italia; Pierino Gavazzi si laurea Campione Italiano davanti a Saronni e Fondriest; Claudio Golinelli conquista due titoli mondiali su pista.

1989: vittorie al GP Larciano, Trofeo Laigueglia, GP Industria e Artigianato di Prato, Trofeo Matteotti, Giro del Trentino, GP Philadelphia negli Stati Uniti e un altro titolo mondiale su pista con Golinelli.

1990: tappa al Giro d’Italia con Fabrizio Convalle, vittorie al Giro di Calabria e al Giro di Sicilia, successi alla Settimana Lombarda, Trofeo dello Scalatore e un ulteriore titolo mondiale su pista.

E potrei continuare per ore.

Ricordo solo le due tappe alla Vuelta di Spagna nel 1994 con Di Basco e Calcaterra, le tappe al Giro di Svizzera con Di Basco e De Pasquale, le quattro vittorie di tappa al Giro d’Italia nel 1996, 1997 e 1998, la vittoria finale al Giro di Puglia e il nono posto al Mondiale di San Sebastian di Glenn Magnusson.

Ma oltre a Magnusson ci sono stati i successi di Tim Jones, Niemiec, Kairelis, Gasparre, Fanelli, Quaranta, Metlushenko, Bo Larsen e molti altri.

Ci sono stati inoltre titoli mondiali su pista conquistati da Claudio Golinelli, Bruno Risi, Marco Villa e Valter Brugna, oltre ai successi più recenti al Giro dell’Appennino con Danilo Celano e al Memorial Pantani con Marco Zamparella.

Quindi no, i risultati non li ha fatti soltanto Magnusson. Quella che ho riportato è soltanto una piccolissima parte di ciò che i team Fanini hanno conquistato in Italia e all’estero tra strada, pista e ciclocross.

Su una cosa però hai ragione: Fanini era avanti a tutti anche sul piano dell’immagine. E lo era in un’epoca senza social network, senza internet e senza i mezzi di comunicazione di oggi. Probabilmente, con gli strumenti attuali, avrebbe ottenuto ancora di più.

La storia è fatta di fatti e risultati. Le opinioni sono libere, ma i numeri restano

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