VINGEGAARD. «SONO VICINO AL TOP DELLA FORMA, ORA VOGLIO UN'IMPRESA IN ROSA»

GIRO D'ITALIA | 25/05/2026 | 11:57
di Francesca Monzone

Il riposo in maglia rosa del guerriero Jonas Vingegaard comincia con un caffè lungo, in attesa di uscire con i compagni: il danese la chiama “attivazione, domani c’è una tappa breve ma intensa”. Il programma delle soste poi lo definirà Campenaerts, il regista in corsa della squadra. Mancano sei tappe a Roma e il fuoriclasse della Visma-Lease a Bike comanda con 2’26” su Eulalio e 2’50”su Gall. Domani si riparte con l’arrivo in salita a Carì in Canton Ticino. La sua confereza stampa è, come normale che sia, un pout-pourri di domande e risposte ad ampio spettro.


Vingegaard, si aspettava così il Giro?
«E’ più divertente di quanto pensassi. Dopo la prima settimana ero un po’ preoccupato per il meteo. Ma poi abbiamo avuto tempo estremamente bello e c’erano tanti spettatori lungo la strada, e si percepisce davvero che è una corsa speciale. Quindi è stata davvero una bellissima esperienza, davvero super piacevole. Ma la corsa sia finita finché non è davvero finita. Può succedere di tutto: posso avere una giornata storta, cadere, ammalarmi… non si sa mai».


Inizia l’ultima settimana con tre arrivi in salita, le Dolomiti...
«Già domani in Svizzera sarà dura, una giornata in cui noi uomini di classifica dovremo lottare, e farà anche caldo nell’ultima settimana, o almeno spero. Spero in più bel tempo piuttosto che pioggia. Sono stato a Tenerife prima del Giro e lì faceva davvero caldo, aiuta allenarsi con temperature elevate prima della gara, perché è una situazione abbastanza simile. C’è poi Andalo, un finale un po’ insidioso e potrebbe essere da fuga, e infine due tappe molto dure nelle Dolomiti e a Piancavallo prima di Roma. Questa è di gran lunga la settimana più dura del Giro. Ci sono anche tante opportunità: sceglieremo sicuramente i nostri giorni e non correremo sempre in maniera difensiva. Non voglio scegliere di puntare a ogni tappa, perché se punti a ogni tappa il Giro può diventare più duro del necessario».

Ha fatto qualche ricognizione?
«A volte è bello vedere alcune tappe, ma sinceramente metà di quello che vedo poi me lo dimentico, in un certo senso si potrebbe anche dire che a volte è una perdita di tempo. Ovviamente alcune cose ti restano sempre in testa ma comunque, quando si sale con pendenze tra il 7 e il 9%, non credo cambi molto conoscere già la strada».

Un’impresa in maglia rosa le manca?
«Sono qui e voglio onorare questa corsa. Ora ho la maglia rosa e voglio anche provare a vincere una tappa con la maglia rosa. Per me sarebbe una sensazione speciale. Proverò sicuramente a vincere almeno un’altra tappa, ma al momento non dirò quante saranno…».

Che impressione le sta dando il Giro?
«Quando hai la maglia rosa in Italia, senti che è qualcosa di speciale anche per gli italiani e per la nazione italiana. E lo è anche per me. Mi è sempre piaciuto correre in Italia le volte che l’ho fatto, ma devo anche dire che fare il Giro è qualcosa di speciale. Si sente che è una corsa speciale anche per la nazione italiana, ed è bello anche per noi corridori, perché rende tutto particolare. Per me è davvero una splendida esperienza».

Che programmi ha dopo il Tour?
«E’ ancora presto dire che farò i Mondiali. Mancano ancora quattro mesi, quindi non ho una risposta. Ho sempre detto che ora sto facendo Giro e Tour, questa è la mia priorità. Dopo il Tour vedrò come mi sentirò e prenderò una decisione».

Come il Giro può aiutarla per il Tour?
«Penso che possa portarmi a un livello più alto. Negli ultimi anni ho visto che, una volta fatto un grande giro, nel secondo il mio livello è stato più alto. È quello che spero. Stavolta ho scelto questo approccio diverso al Tour facendo il Giro, sperando di essere poi migliori alla Grande Boucle, questo è il piano».

Piganzoli?
«Beh, a dire il vero non mi sorprende, sapevo di cosa fosse capace. Certo, forse sta andando anche meglio di quanto sperassi».

Sabato Campenaerts ha detto che dopo la vittoria lei scherzava dicendo che aveva gambe così buone da non sentire nemmeno la catena.
«Sinceramente penso di essere in una forma estremamente buona. Non mi presenterei mai a questa corsa senza preparazione, direi che sono quasi al mio massimo livello».

Guardiamo al futuro: con il Giro avrebbe conquistato tutti e tre i grandi giri, non sarebbe il momento perfetto per dire che questa è la tua ultima stagione?.
«Negli ultimi anni ho sempre detto che prendo tutto anno per anno. Lo faccio almeno dal mio incidente nel 2024. Al momento non mi vedo ritirato, ma come ho detto vado avanti anno per anno. Se continuerò a divertirmi, continuerò a correre. Questo è il mio ottavo anno da professionista e sinceramente non mi vedo a correre fino a 35 anni. Sto per compierne 30, quindi non mancano poi così tanti anni. E sì, non mi vedo cambiare squadra, finirò la carriera in questa».

Che obiettivi ha oltre a Giro e Tour?
«Non ho ancora vinto tutte le corse a tappe di una settimana, e sarebbe bello riuscirci».

Ogni volta che vince bacia la foto della sua famiglia sulla bici. Che cosa le dicono sua moglie e i suoi figli in questi giorni guardandola in Tv?
«Mi guardano da casa e mi dicono che sono estremamente orgogliosi di me. E questo mi rende felice, sapere di poterli rendere orgogliosi e dedicare loro le mie vittorie. Mi supportano in tutto quello che faccio, senza di loro non potrei vincere tutte queste corse».

A volte accelera da seduto, a volte lo fa sui pedali.
«Abbiamo modificato un po’ la posizione in bici perché l’anno scorso avevo qualche problema di irritazioni da sella. Ho cercato di avere più supporto dalla sella e questo mi rende anche più comodo a restare seduto quando accelero».

Prima del Giro aveva detto che le sarebbe piaciuto scoprire di più i vini italiani. Come sta andando da questo punto di vista?
«Purtroppo non molto bene. Mi sarebbe piaciuto provare un vino bianco di ogni regione attraversata dal Giro: quello sarebbe stato il mio scenario ideale. Ma finora ho raccolto zero bottiglie, quindi non sta andando benissimo. Spero che in qualche modo qualcuno possa aiutarmi».


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COMMENTI
Tre su tre
25 maggio 2026 12:37 maurop
Tre arrivi in salita e tre volte è arrivato solo, cosa si vuole, che faccia cinque colli da solo e che dia un quarto d'ora al secondo?

Bene!
25 maggio 2026 15:04 Gnikke
Adesso la vittoria in maglia Rosa. Ovvio! Tutto come da programma!! Bravo Jonas!!

Tutto come da programma.
25 maggio 2026 16:34 Ottavo Pianeta
Quando in un grande giro c'è solo uno fra Vingegaard e Pogacar vince e il loro peggior avversario può essere la sfortuna. Questo non vuol dire che un Gt sia una passeggiata per loro, ma corrono in controllo della corsa. Speriamo che presto Seixas si aggiunga ai 2 fenomeni per avere un po' poi di spettacolo.

Ottavo Pianeta
25 maggio 2026 17:22 Frank46
Se Seixas non fosse stato francese avremmo avuto qualche possibilità in più di vedere al Giro 2 fenomeni... Così cambia che al Tour ne saranno 3 invece di due e al Giro o 0 o 1.....

Frank
25 maggio 2026 22:21 Ottavo Pianeta
È vero Frank, gli sponsor vogliono il Tour e i fenomeni vengono al giro per timbrare il cartellino ed è più o meno sempre stato così.
Per la competizione sarebbe meglio che i fenomeni non venissero proprio. Anche se onestamente Pogacar mi piace sempre e per me fa spettacolo anche quando lotta solo con se stesso.

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