E io pago, come avrebbe detto il principe della risalta Antonio De Curtis, in arte Totò, anche se in questo caso c’è poco da ridere, ma molto da pagare.
Conti salati per correre il Giro d’Italia Next Gen, quello dei ragazzi. Un conto salato, una gabella di circa dieci mila euro da versare per la sola partecipazione (per 12 persone, 6 corridori e 6 del personale alberghi, vitto e alloggio pagati, per gli ospiti o personale aggiuntivo costi a carico dei team). Il Giro Next Gen under 23 di Rcs Sport & Events in programma dal 14 al 21 giugno si allinea al Tour de l’Avenir che fino all’anno scorso ospitava gratuitamente le migliori 15 formazioni del ranking, ma da quest’anno anche i cugini d'Oltralpe hanno deciso di varare la gabella di 10.620 € a squadra. La corsa italica ha scelto di percorrere la stessa strada, chiedendo un contributo di 10.260 € a formazione. Per le squadre “Devo”, chiaramente, nessun problema, visto che fanno parte di gruppi milionari, ma per le nostre piccole formazioni Continental questa è una vera mazzata.
“Paga per correre” non è più solo un modo di dire, ma è un modo di fare. Sdoganato ufficialmente il listino prezzi, con tanto di comunicazione ufficiale giunta in queste ore ai team, che oltre al caro energia e carburante, ora si trovano a dover affrontare “un caro corse”. Chiaro che il momento è difficile per tutti, anche per gli organizzatori, ma è altrettanto vero che il nostro movimento è tenuto in vita artificialmente dalle macchine che assistono un malato. In questo caso non immaginario, ma cronico. E se decideranno di restarsene a casa, gli organizzatori probabilmente avranno ottenuto quello che in cuor loro volevano: al via solo le formazioni “Devo” di rango, quelle del World Tour, le tapine italiche che se ne stiano pure a casa, con le loro pezze al sedere. Un tempo si parlava di sport per tutti. Oggi a tutti si chiede di pagare, così, per sport.