DOPO L'ALGERIA IL BENIN: IL VENTO DEL CICLISMO AFRICANO FA IL SUO GIRO. GALLERY

APPROFONDIMENTI | 29/04/2026 | 08:32
di Aldo Peinetti

Eppur si corre. Al dipingere scenari radiosi, ma imprecisati, di pieno sviluppo di un potenziale enorme, quando di mezzo c’è il ciclismo africano, il rischio concreto è di perdere di vista lo Stato dell’Arte. E quindi, gli ordini d’arrivo di due giri a tappe, consentono di tuffarci nel quotidiano, archiviato il Tour d’Algerie in dieci tappe ed accolto sulla ribalta il Tour du Benin, il cui via è stato dato da Monsieur David Lappartient.


Il presidente dell’Uci si trovava, diciamo in zona, spostatosi cioè a Cotonou, capitale beninoise, restando nell’Ovest dell’Africa, dopo aver presenziato in Costa d’Avorio al convegno della Confederazione Africana del Ciclismo. Ai lavori assembleari di Abidjan, guidati dal presidente Dr Yao Allah-Kouamé , al tavolo dei relatori non mancava l’italiano Enrico Della Casa, vicepresidente Uci e Presidente del’Union Européenne de Cyclisme.


Appuntamento, sessione straordinaria, archiviato con le dichiarazioni all’insegna della soddisfazione da parte di Lappartient: «abbiamo constatato l’arrivo di nuove figure al vertice di certe federazioni, a testimonianza del dinamismo del ciclismo continentale. L’Africa è di gran lunga il continente che come Uci sosteniamo maggiormente, grazie ai programmi di solidarietà edai due atellite del Centre Mondial, teatro di raduno d’allenamento dedicati a ciclisti e cicliste più promettenti» ha detto il numero 1 di Aigle al sito Super Sport, oltre a dare il benvenuto, qualora si concretizzi, al Tour dell’Africa dell’Ovest, visto che a livello femminile l’unica corsa a tappe continentale resta il Tour di Burundi.

In Africa, del resto, il bisogno primario è di dar vita ad un maggior numero di corse della categoria 2.2, ferma restando la leadership del Tour du Rwanda (2.1), andato in scena tra febbraio ed inizio marzo con il solito concorso di pubblico fuori dall’ordinario. Tempo verrà per capire se la nazione che ha ospitato il mondiale sarà pronta in un futuro non lontano a richiamare i corridori del World Tour, anticipati peraltro dalle partecipazioni di compagini developement di alto calibro.

Se in Algeria, al termine di dieci tappe, il successo è andato all’indonesiano Dimas Nur Fadhil Rizqui, la seconda piazza per soli 19 secondi dal vincitore è stata conquistata dal 24enne rwandese Masengesho Vainqueur, presente con la sua nazionale e distintosi in diverse frazioni, anzhe per la classifica generale e non solo per le sue classiche fughe inscenate in Rwanda.

L’algerina Madar, prima squadra africana nel 2025, ha messo in luce il talento del 23 etiope Bizay Tesfu Redae, aggiudicatosi una tappa e già nei ranghi della Hagens Berman Jayco. Chissà, magari nomi da annotare per qualche lungimirante tecnico europeo (italiano?) come quello di Yaflet Mulugeta, in lizza con la nazionale eritrea e ragazzo ambizioso, magari non favorito da un percorso del Tour du Benin dove le asperità sono mimime.

A Cotonou, dopo il prologo di lunedì, è iniziata la sfida vera e propria con al via Marocco, Algeria, Benin, Mauritius e Nigeria, oltre a Togo e Burkina Faso. Aggiungiamoci, ça va sans dire, gli eritrei, vera e propria nazione di riferimento su scala continentale, senza dimenticare la Bike Aid, continental tedesca affezionata alle corse africane. L’uomo faro? Verosimilmente si chiama Alexander Mayer (secondo martedì dietro al lettone Belohvosciks) è figlio del presidente federale delle Mauritius ed è qui con la selezione dell’isola nota, ciclisticamente, per aver portato alla maglia gialla Kimberly Le Court.

Alex ci sa fare in sella, altrimenti non avrebbe spuntato il contratto con la Burgos Bh Burpellet. Prossima puntata dell’Africa Tour proprio alle Mauritius, dal 2 al 5 giugno.


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