KONYCHEV, UN ALTRO ITALIANO IN CINA: IL RACCONTO DELL’ESPERIENZA (VINCENTE) CON LA CHINA GLORY

INTERVISTA | 24/04/2026 | 08:25
di Federico Guido


Dopo le ultime due stagioni spese con indosso i colori della Voralberg, Alexander Konychev ha cambiato aria e, seguendo di pari passo le orme di Lorenzo Cataldo e Filippo Tagliani, ha preso la via dell’Asia diventando il terzo corridore azzurro a sposare in questo 2026 la causa di una formazione cinese.


Se i primi due però hanno scelto in coppia di andare ad alimentare le ambizioni del China Chermin Cycling Team, il ventisettenne veronese ha optato per vestire la maglia del ben più nota China Anta-Mentech Team, formazione quest’ultima diventata negli ultimi anni sempre più di respiro internazionale aggregando al suo interno un crescente e variegato numero di corridori non locali.

Fra questi, per proseguire nel proprio percorso di crescita, il team cinese quest’anno ha voluto puntare anche sulle qualità dell’ex BikeExchange che, senza grandi indugi, non ha perso tempo piazzando una zampata vincente al Tour of Rhodes e centrando altri quattro piazzamenti nei dieci. L’ultimo di questi il figlio di Dmitri l’ha ottenuto nella terza tappa dell’ultimo Tour of Hainan, appuntamento dove abbiamo avuto modo d’incrociarlo e farci raccontare più nel dettaglio come abbia vissuto i suoi primi mesi cinesi, cosa gli stia lasciando l’avventura in cui si è lanciato e come sia strutturato uno dei team più rappresentativi di un paese, ciclisticamente parlando, sempre più in ascesa e apprezzato.

Alex, come si è materializzata questa chance di venire a correre in Cina con la China Anta?

L’anno scorso, a fine stagione, mi sono trovato in una situazione un po’ particolare perché avevo in ballo ancora qualcosa con qualche ProTeam italiana per cui ho voluto aspettare fino all’ultimo momento e vedere cosa andava in porto. Nel frattempo, ho detto alla Voralberg, che aveva necessità di chiudere il suo roster, di non tener occupato un posto in rosa per me. Alla fine, è accaduto che in Italia non si è concluso nulla e allora, dopo aver considerato cosa avevano combinato nel 2025 e il loro calendario per il 2026, mi sono convinto ad accettare l’opportunità offertami dalla China Anta che, intanto, mi aveva contatto in precedenza per darmi la possibilità di correre con loro. Sono partito facendo subito un ritiro a gennaio in Cina che, per me, è stato assolutamente qualcosa di nuovo e quindi ho partecipato a corse un po’ diverse dal solito ma, in ogni caso, prossimamente mi troverò a gareggiare anche in Europa dato che, dopo Hainan, parteciperemo a diverse gare nel Vecchio Continente che saranno un po’ più adatte alle mie caratteristiche. In generale, posso dire di essere contento e gradire questo mondo che, sebbene sia completamente diverso, mi piace anche per via della passione che ho sempre avuto per la cultura asiatica”.

A livello di squadra come siete organizzati?

I nostri compagni cinesi hanno una casa in Spagna, vicino a Calpe, e spesso fanno base là. Questo è un aspetto non da poco poiché testimonia la volontà della squadra di farli crescere abituandoli allo stile e alle corse europee visto che, quando si trovano nel Vecchio Continente, soffrono moltissimo le strade strette e l’alternanza di salite e discese. In questo modo, sfruttato quest’anno per iniziare a adattarsi e ingranare la marcia, la stagione ventura potranno andare a caccia dei punti necessari per qualificarsi alle Olimpiadi 2028 che per loro sono molto importanti”.

È quindi per questo e per garantirgli maggiore esperienza che la squadra ha dato vita ad un roster internazionale.

Sicuramente. In tutto, oltre a me, in rosa ci sono sei ragazzi europei e un colombiano, tutti con molta esperienza qui in Asia visto che già da diversi anni corrono a queste latitudini. La loro presenza aiuta non solamente i corridori cinesi ma anche, più nel complesso, i membri di tutto il team i quali possono capire meglio quali su quali aspetti debbano migliorare e come svolgere al meglio ogni mansione. Per questo motivo, in squadra le persone si scambiano rapidamente di ruolo e, ad esempio, può capitare che un giorno una persona faccia il meccanico e il giorno successivo lavori come massaggiatore: in questa maniera tutti imparano e sono in grado di fare tutto in qualsiasi situazione”.

Non sei comunque il primo che, quest’anno, passa da un contesto europeo a uno cinese o comunque asiatico: lo dimostrano i casi di Cataldo, Tagliani e Lucca.

Questo è un movimento che, secondo me, sta crescendo molto e credo che nei prossimi anni avrà un sempre maggior numero di corse UCI in calendario perché sappiamo bene che, a livello di budget e sponsorizzazioni, qui hanno grandissime potenzialità. C’è poi da dire anche che per noi ragazzi che corriamo in squadre Continental, da un punto di vista economico, venire a correre qua piuttosto che farlo in Europa è oggi una scelta sensata. Molti potranno chiedermi “come fai a stare così tempo così tanto tempo via da casa” ma posso dire che, alla fine, qua non manca nulla e la squadra, quando chiedo di tornare in Italia, mi accontenta sempre. Ogni volta, infatti, mi domandano da quale aeroporto preferisca partire e cercano sempre di venirmi incontro. Dopo il Tour of Thailand, ad esempio, ho voluto passare una settimana a casa per poi tornare in Cina e disputare Hainan e non ci sono stati a problemi a farlo. Su questo fronte, quello dei viaggi e degli spostamenti, posso dire che l'organizzazione qui è migliore rispetto a quella di diverse squadre ProTeam”.

Quindi il problema della lontananza da casa quasi non si pone per te.

Magari ci sono periodi in cui capita di stare via a lungo come è successo dal 26 febbraio fino alla settimana prima di Hainan quando abbiamo fatto tutte le corse in Grecia e poi siamo volati in Thailandia, ma non si può dire assolutamente nulla, siamo messi nelle migliori condizioni per correre e se, ad esempio, c’è bisogno di raggiungere prima un paese per adattarsi non c’è alcun problema”.

Sei già riuscito a vincere e una vittoria, a prescindere da dove la si ottenga, è sempre una vittoria, ma come proseguirà ora la tua stagione?

Ho lavorato bene questo inverno e ci tenevo a partir nel migliore dei modi perché chi inizia con il piede giusto, si sa, è già a metà dell'opera: vincere in Grecia alla prima tappa e indossare la maglia di leader è stata quindi proprio una bella sensazione. Hainan era un grande obiettivo per il team ma il livello era molto alto anche rispetto alle edizioni precedenti. Ora, tornato in Europa, faremo un paio di giorni di corsa in Portogallo, quindi andremo avanti col calendario europeo e poi prepareremo gli appuntamenti cinesi, per noi molto importanti, del Qinghai Lake e della Trans-Himalaya Cycling Race”.

C'è un traguardo particolare che ti sei posto per questo 2026 o semplicemente cercherai di fare il meglio possibile cercando di goderti contemporaneamente quest’esperienza?

Molti pensano che un corridore, nel momento in cui va in Asia, finisce la sua carriera. Io non la vedo in questa maniera, ma considero questa come un'opportunità per riuscire a tornare in un team pro’ l'anno prossimo e per questo sto lavorando come se dovessi riconquistarmi una fiducia che forse si è un po’ persa negli ultimi anni. L’obiettivo, quindi, è quello di cercare di essere costante tutto l'anno (come ho dimostrato nel 2025) e sperare che qualche squadra veda che, dopo aver trascorso uno o due anni su buoni livelli, posso meritare una possibilità. Altrimenti, se ciò non accadrà, non nego che non mi dispiacerebbe continuare quest’avventura in Cina: alla fine, il movimento è in continua crescita e il team, essendo praticamente della federazione cinese, ha delle belle garanzie”.

L’aspetto che ti ha sorpreso di più venendo qua e correndo da queste parti con un team cinese qual è stato?

Penso proprio sia il budget che le squadre hanno a disposizione per muoversi. Noi, per dirti, non abbiamo una sede e non facciamo base fissa da qualche parte per cui ad esempio, quando abbiamo fatto il training camp ad Hainan, tutto il materiale è stato portato sull’isola, messo in una specie di magazzino e riportato in Cina una volta terminato il ritiro. La stessa cosa è stata fatta quando il team è volato in Spagna e questo fa capire su che basi si fonda questo progetto. Oltre a ciò, potrei dire la comunicazione coi ragazzi cinesi: loro non parlano l'inglese e per parlare dobbiamo usare il traduttore, cosa che è a volte divertente ma altre volte anche meno. È dunque un po' difficile entrare in confidenza, ma anche questo fa parte del gioco in un'avventura che, nel suo complesso, trovo essere interessante, motivante e diversa dal solito”.

Si vede da come ne parli che sei contento di viverla.

Assolutamente. Questa è un'esperienza che vivi una volta sola nella vita. Molti corridori quando vengono qui si lamentano, ma a mio avviso bisogna avere una mentalità aperta e accettare tutto quello che viene. È in questo modo che realizzi davvero, ad esempio, come i posti che hai modo di vedere qui siano veramente incredibili e come, alla fine, dietro il ciclismo ci sia molto di più”.


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