Paul SEIXAS. 10 e lode. Non vince, ma stravince. Prende la testa e la testa non la perde. Fa quello che vuole e come vuole. Le parole stanno a zero: anche questo francese fa parte di questa “nouvelle vague” di ragazzi nati pronti. È il più giovane vincitore della Freccia di sempre: 19 anni e 210 giorni. Meglio di Philémon De Meersman, che vinse la prima edizione nel 1936 all'età di 21 anni e 150 giorni. Lui spazza via tutto e tutti. Alza l’asticella, la sposta sensibilmente e si prende la scena. Si dirà: mancavano i migliori. Ma qui, oggi, non c’erano certo dei pelabrocchi. Non c’erano delle comparse, ma corridori fatti e finiti. Lui è appena accennato, con quel suo viso bambino da adolescente cresciuto, con quei brufoli che lo fanno angelo, ma in bicicletta è semplicemente predatore. Non si pone limiti e a dircelo è direttamente lui. Nessuno lo obbliga a stare lì, è lui che vuole starci. Solo qualche anno fa c’era chi si voleva sostituire al volere di puledri di razza, oggi i puledri scalpitano e c’è chi ha il merito di lasciarli fare, con la leggerezza di chi vuole divertirsi, anche con i più grandi.
Mauro SCHMID. 8. Il campione elvetico si posiziona in zona sparo, anche se per fermare l’angelo di Lione ci vorrebbe perlomeno una fionda. Fa tutto bene, fa tutto giusto, fa quello che può per una squadra che in questa primavera pensava di non essere protagonista senza Matthews, invece si sta difendendo alla grande.
Ben TULETT. 7,5. Il 24enne britannico sa perfettamente che il francesino è una minaccia, ma una volta che lo sai, o lo contrasti o ne prendi atto.
Benoît COSNEFROY. 6,5. Il 30enne transalpino ha il compito improbo di fare il vice-Pogacar. Vuole tenere più in alto possibile la sua Uae-Emirates, e per un niente non sale sul podio.
Mattias SKJELMOSE. 6. Matteo sta bene e lo fa vedere anche oggi. Non è propriamente la sua corsa, ma già che c’è, fa vedere di che pasta è fatto. In verità ce lo fece vedere anche due anni fa, quando fu in pratica tirato giù di bicicletta in evidente crisi ipodermica. Un corridore dal temperamento pazzesco: sempre, in ogni caso.
Alex BAUDIN. 6. È uno dei francesi che va a riempire la top ten. Fa il suo, con diligente determinazione.
Ion IZAGIRRE. 6. A 37 anni si toglie la soddisfazione di essere ancora lì a menare le danze con quelli che potrebbero essere i suoi nipoti.
Lenny MARTINEZ. 5,5. Neanche a dirlo è francese. Neanche a dirlo finisce nei dieci (cinque nei primi 10), anche se da un ragazzo così, forse, ci si aspettava oggi qualcosa di più.
Romain GREGOIRE. 6. Il 23enne transalpino esalta i cuginetti che hanno abbondanza di giovanotti pedalatori. E Romano, domenica prossima, sarà ancora là: come domenica scorsa.
Christian SCARONI. 5,5. È il primo degli italiani e finisce appena dietro i primi dieci: 11°. Nel momento in cui si dispongono per lo sparo finale lui è lì pronto con tutto l’armamentario. Poi scivola indietro, con l’armamentario: pesante.
Filippo ZANA. 5,5. Il 27enne vicentino si butta nella mischia, ma fatica a farsi vedere.