DA HAINAN UNO SCALCO IN CRESCITA: I PASSI AVANTI CON l’XDS ASTANA TRA GARE IN PROPRIO E LAVORO PER I COMPAGNI

INTERVISTA | 22/04/2026 | 08:18
di Federico Guido


Incrociandolo in questo periodo, non ci sarebbe bisogno di una conferma a parole (poi comunque arrivata) per capire che Matteo Scalco sia animato da una grande tranquillità. Basta infatti vederlo muoversi per pochi secondi tra i mezzi, i compagni e il personale dell’XDS Astana, sua nuova casa quest’anno dopo tre stagioni in Bardiani, per percepire la serenità del suo stato d’animo, una condizione questa grazie alla quale, in questo inizio di 2026, è riuscito ripetutamente a mettersi in evidenza sia cogliendo le occasioni che la strada gli ha offerto (1° al Tour of Rhodes, 2° al Palio del Recioto) sia spendendosi al servizio dei propri compagni.


Cimentandosi con successo su entrambi i fronti, nei primi mesi di questa stagione, dunque, il ventunenne di Thiene è risultato immediatamente utile alla causa del team kazako che, vedendo il tipo di risposte avute, non si è tirato indietro dal premiare la sua concretezza permettendogli di aumentare il proprio bagaglio di esperienza in corse come Presidential Cycling Tour of Turkiye (in programma da domenica 26 aprile al 3 maggio) e Tour of Hainan.

È proprio qui, in quella che è stata la sua seconda gara in terra cinese della carriera, che abbiamo avuto modo d’incrociare lo Scalco sicuro e disteso di quest’anno chiedendogli più nel dettaglio come stia procedendo la sua avventura alla corte di Alexandre Vinokourov, come stia cambiando lui e in che modo, alla luce della sua crescita, si possa inquadrare il suo futuro.

Matteo, sei passato dalla Bardiani alla Devo dell’XDS Astana: come è iniziato e come sta procedendo il tuo ambientamento in squadra?

Allora, posso dire che sicuramente è cambiato parecchio a partire dalla lingua. Tutto è iniziato con il ritiro di dicembre, dove ho fatto un paio di giorni con la squadra World Tour in cui ho conosciuto staff e compagni e la restante parte con la Devo, e poi proseguito con quello di gennaio interamente con la formazione di sviluppo. Logicamente, parliamo di una realtà diversa rispetto a quella dove mi trovavo dello scorso anno. Qui, ad esempio, vieni alle gare per vincere, per fare la corsa, e non per vedere gli altri come si muovono e comportarti di conseguenza: sei tu in primis che devi gestire la situazione e ora sto imparando soprattutto questo”.

Hai cambiato ambiente, ma tra corridori e staff c'è comunque tanta Italia all’XDS Astana quindi forse questo passaggio è stato meno traumatico, specialmente da un punto di vista linguistico…

Certamente. Nel ritiro di dicembre, durante i giorni con la World Tour, c'erano tanti ragazzi italiani (alcuni, peraltro, li conoscevo già) e quindi indubbiamente aiuta molto. Ad Hainan sono stato in camera con Malucelli e questo ha reso tutta la giornata molto più facile e rilassante per certi versi”.

Ti stai dividendo in questo inizio di stagione tra impegni con la Devo, che tra l'altro ti hanno già visto portare a casa delle vittorie, e impegni con la squadra World Tour dove sei al servizio del capitano di turno. Sarai gestito in questa maniera da qui alla fine dell’anno?

Si, fin dall’inverno l’idea era questa. Siamo andati in Provenza dove ho avuto immediatamente dato carta bianca per provare a curare la generale e sono subito partito col piede giusto. Da lì, sono poi andato in Grecia per provare a vincere e ci siamo riusciti e quindi sono arrivate le chiamate per Hainan e il Giro di Turchia con la formazione World Tour”.

Senti che sta cambiando qualcosa sia a livello fisico che mentale in te?

Fisicamente anno dopo anno mi accorgo che cambia qualcosa. Questo inverno in particolare, appena ho ricominciato, sentivo di esser partito da una base più alta e, infatti, si è visto fin dalle prime battute di questo 2026. Parallelamente, sto maturando molto anche a livello mentale: qui l'età media dei ragazzi è più elevata e questo ti aiuta molto di più a crescere”.

È sempre d'attualità in Italia la questione relativa alle tempistiche di maturazione dei talenti: ritieni che non sia per forza sbagliato il fatto di prendersi più tempo per crescere?

Penso che ognuno abbia bisogno del proprio tempo per maturare. C’è Seixas che a 19 anni ha già dimostrato di poter vincere a livello World Tour, ma non tutti sono così. Io sono contento di aver fatto i miei quattro anni da Under 23 perché sono cresciuto molto in questo periodo e, allo stesso tempo, penso che se fossi stato buttato nella mischia troppo presto forse avrei rischiato di tagliarmi le gambe. Anche per questo l'anno scorso non ho voluto forzare la mano a tutti i costi per provare a fare subito il salto ma mi è  andato bene sposare il progetto dell’Astana optando per un anno tranquillo senza pressioni nella Devo e dopo proseguire il mio cammino”.

Cos'è che ti ripetono più spesso sia i compagni di squadra che i direttori sportivi a questo livello?

Di fare le cose senza fretta, di non avere troppo stress o voglia arrivare subito. Sia Ulissi alla Coppi e Bartali che Malucelli durante il Tour of Hainan hanno insistito proprio su questo, ossia sul fare le cose con calma perché, se devi arrivare, prima o poi arriverai, non importa come. Da questo punto di vista Malucelli, che è passato nel World Tour dopo parecchi anni, è un esempio”.

I tuoi compagni, già l’anno scorso, sono rimasti sorpresi dalla qualità dei materiali che ci sono trovati tra le mani. La tua sensazione a riguardo?

L'anno scorso, quando ero in Bardiani, avevo registrato l'ingresso di questo nuovo marchio al fianco di Astana e dall'esterno, ammetto, ero rimasto un po' perplesso. Quasi fin da subito però chi era all'interno della squadra ha cominciato a parlarne bene e poi anche vedendola da vicino in gruppo ci si è resi conto che fosse una bici valida. Io ho potuto subito constatare tutto ciò quest’inverno quando me l'hanno data e mi ci sono trovato davvero benissimo. È molto veloce e in salita non è pesante”.

A proposito di salita, che ragazzo è l’ultimo vincitore del Tour of Hainan Silva?

Onestamente, l'ho conosciuto negli ultimi giorni in Cina perché a dicembre, in ritiro, sia io che lui eravamo nuovi e non è capitato di parlare moltissimo. È un ragazzo veramente tranquillo con cui mi sono trovato molto bene. È molto altruista, generoso nel ringraziarci e nello spronarci e dopo, chiaramente, ha anche delle qualità importanti che in questi giorni abbiamo visto tutti. In gara è molto calmo, ma soprattutto crede molto in sé stesso, sa che può far bene e mette tranquillità a tutto il gruppo”.

Tu invece a medio-lungo termine che prospettive vedi per la tua carriera?

Penso che alla fine saranno i numeri a decidere che corridore diventerò, ma sicuramente i giri a tappe sono quelli che mi si addicono di più, quindi penso che la mia carriera sarà maggiormente improntata su quelli. Successivamente, in base a quanto forte e quanto piano andrò, si vedrà che ruolo potrò avere”.

Giri a tappe che, tra l’altro, sono nel tuo programma visto che farai il Giro Next Gen…

Esatto. Dopo il Giro di Turchia trascorrerò un mese senza correre in cui staccherò e cercherò la migliore condizione in vista del Next Gen con un bel periodo di altura. L'obiettivo? Posso dire che è il podio. L'anno scorso ho già fatto una top 10, la squadra crede molto in me, ho fatto un bel inizio di stagione, quindi posso affermare che punto a quello”.


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