QUESTIONE DI BANDIERE

TECNICA | 13/04/2026 | 08:18
di Silvano Antonelli

Non si comprende come mai, in diverse gare professionistiche o corse a tappe, le scorte tecniche abbiano preso l’abitudine di rinunciare alla installazione sulla propria moto della bandiera arancio fluorescente. Elemento identificativo della specifica funzione, il più visibile all’impatto col traffico, che il Disciplinare prevede assolutamente obbligatorio. Nell’ambiente del comparto sicurezza questo interrogativo serpeggia da diverso tempo e crescente è lo scambio di foto a conferma di quello che sta avvenendo. Per giunta, viene detto, proprio quando è presente la Polizia Stradale, che in quanto responsabile del servizio di scorta, non la si dovrebbe mettere in imbarazzo con comportamenti difformi che magari non vengono fatti notare solo per la generale riconoscenza che questi motociclisti meritano.


E dove le dirette televisive irrorate a mezzo mondo, più che le incongruenze, dovrebbero tornare utili per fare apprezzare come l’Italia abbia valorizzato e disciplinato queste preziose figure volontarie destinate alla sicurezza delle gare ciclistiche, in ausilio o in sostituzione alle Forze di polizia. Operazione di cui ci si dovrebbe vantare più spesso, vista anche la sua unicità.


Perché allora non mettono la bandiera? Cercare una ragione dove ragione non può esserci, è certamente un esercizio complicato. Alcuni azzardano l’ipotesi che non mettano la bandiera perché nelle gare dove è presente la Stradale, la regolazione del traffico è di fatto lasciata esclusivamente a questa, mentre alle scorte tecniche viene affidata l’attività di messa in sicurezza preventiva del percorso con la bandellatura degli accessi stradali non presidiati oppure la segnalazione dei punti di maggior pericolo od ostacoli sulla carreggiata. Attività importantissima, sacrosanta, possibile anche per le normali motostaffette, ma certamente  più efficace se affidata alle maggiori competenze e facoltà delle scorte tecniche, le quali però, se impiegate in tal senso, o si tolgono la pettorina scorta tecnica, oppure abbinata a questa installano anche la bandiera arancio sulla moto. Non esiste l’una senza l’altra! Il Disciplinare non lo consente.

Inventarsi eccezioni che non esistono diventa quindi una forma di “vano distinguo” che non è propriamente quello che s’insegna nei corsi di formazione.

BANDIERA DI SEGNALAZIONE DEI PERICOLI – Alcuni errori di percorso, anche recenti, dove le segnalazioni potrebbero avere offerto ai corridori e al seguito indicazioni piuttosto incerte, riportano alla riflessione del perché in Italia, unica al mondo, si faccia uso della  bandiera rettangolare arancio, anziché quella triangolare gialla universalmente chiesta dall’UCI.

La segnalazione con bandiera ha una duplice funzione: indicare una curva pericolosa a destra o a sinistra, un possibile restringimento della sede stradale, oppure la presenza di un ostacolo sulla carreggiata e da che parte superarlo.

Non che le segnalazioni italiane siano prive di logica, ma hanno il limite di sfuggire alla necessità di dare ai corridori, che a volta gareggiano in una Paese e a volte in un altro, lo stesso tipo di avvertimento, convenzionalmente compreso, specie in momenti di assoluta velocità. Dove sbagliare può essere fatale, come lungo una discesa percorsa ai 100 all’ora o nei finali di gara.

La bandierina triangolare gialla nasce in Francia nel secondo dopoguerra per scelta degli organizzatori del Tour, e viene introdotta ed adottata in Italia per la prima volta nel 1995 ad opera dell’allora Team Publifest, un gruppo di motostaffette costituitosi qualche anno prima.

L’utilità di questa segnalazione mobile, fatta con i motociclisti della scorta, è presto riconosciuta un po’ ovunque. Altri Gruppi l’adottano e poco alla volta se ne diffonde l’uso fino a trovarla di lì a qualche tempo anche al Giro d’Italia.

Tra il ’97 e il ’98 questa bandierina entra nella didattica dei primi corsi per motostaffetta introdotti dalla FCI, per ricevere poi la sua consacrazione dal Ministero dell’In­terno quando, nella sua circolare del 9.11.1998, scrive: «il personale incaricato dovrà presegnalare la presenza dell’ostacolo mediante una bandierina triango­lare di colore giallo avente altezza non inferiore a 50 cm, adottando, in quanto possibile, segnali convenzionali non equivoci conosciuti dai concorrenti».

Ma nel 2015 la CNDCS incomincia a pensarla diversamente fino ad ottenere, nello stesso anno, la delibera federale con la quale la bandierina triangolare gialla viene sostituita da quella che ancora oggi conosciamo. Decisione mai condivisa dall’UCI, che dall’anno dopo, e ancora adesso, nel suo rapporto annuale sulla qualità delle gare professioni­stiche italiane, prenderà ad evidenziare come carenza organizzativa le inadeguate segnalazioni dei pericoli fatte con modalità e uso di una bandiera che non hanno riscontro in nessuna altra gara del calendario internazionale, difformi da quelle indicate dalla com­missione sicurezza della stessa UCI.

Il richiamo è autorevole, ma a quanto pare non sufficiente per indurre la FCI a cambiare idea.

Nel frattempo, sempre più spesso, si scorgono scorte tecniche e motostaffette che ripiegando le punte estreme della bandiera improvvisano un ipotetico triangolo che possa servire ad indicare ai corridori anche la direzione da seguire o lungo la quale prestare massima attenzione.

Che fare allora in Italia? A chi di competenza, l’ardua sentenza.


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COMMENTI
Gare amatoriali
13 aprile 2026 09:04 GianEnri
Il problema serio è che, nelle gare amatoriali al passaggio delle moto staffette tantissimi automobilisti non si accostano e non si fermano al passaggio del gruppo, anzi vanno diretti creando situazioni veramente pericolose.

Ostacoli
13 aprile 2026 10:12 comodi70
Solo in Italia vedo le staffette segnalare davanti l'ostacolo e non dietro. È assurdo diventare un ostacolo davanti un ostacolo. Segnalare non vuole dire mettersi in pericolo per se stessi e per i ciclisti che si trovano davanti una persona che può avere reazioni imprevedibili. Questa regola va assolutamente cambiata.

LE REGOLE NON SONO UN OPINIONE
13 aprile 2026 12:14 motostaffetta
A mio avviso, questo articolo meriterebbe di essere affisso nelle bacheche dei corsi Scorta Tecnica FCI e di giornalismo. Rappresenta un esempio raro di equilibrio tra competenza, esperienza concreta e conoscenza approfondita della materia, offrendo al contempo uno spunto di riflessione critica su prassi consolidate, scelte differenti al resto d'Europa e su atteggiamenti che talvolta rischiano di porsi al di sopra delle regole.

considerazione
13 aprile 2026 12:47 PIZZACICLISTA
ci vorrebbero meno centauri e più appassionati al ciclismo

La bandiera arancione: un segnale di sicurezza per tutti
16 aprile 2026 12:17 webpc
La bandiera arancione durante il servizio di Scorta Tecnica è sì un elemento previsto e obbligatorio per gli operatori, ma rappresenta anche molto di più: è un segnale immediato, chiaro e visibile per tutti gli utenti della strada. Troppo spesso chi si trova lungo il percorso di una gara ciclistica non conosce le regole che la disciplinano né immagina cosa stia realmente accadendo in quel momento, e proprio per questo ogni elemento che richiama attenzione diventa fondamentale. La bandiera comunica senza bisogno di parole che la normale circolazione è temporaneamente diversa, che è in atto una situazione organizzata e regolamentata, e che è necessario prestare maggiore prudenza. È uno strumento semplice ma estremamente efficace per aumentare la sicurezza di tutti: atleti, operatori e cittadini. Rinunciare a utilizzarla, quando può fare la differenza, ha poco senso. Tutto ciò che contribuisce a rendere più chiaro, visibile e sicuro lo svolgimento di una gara su strada non è un optional, ma un valore aggiunto che va sempre sostenuto e promosso.

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