L'ORA DEL PASTO. GIGI E QUELLA FELICITA' CHE SI GODE A CHICCHI. GALLERY

NEWS | 20/03/2026 | 08:18
di Marco Pastonesi

Venticinque chili di risotto in marmittoni militari: la qualità nella quantità. Il risotto sarà Carnaroli: o buono o niente. Con i funghi porcini: colti a Borgotaro.


E’ il miracoloso, magico, rituale risotto del Gigi, Luigi Belcredi, l’Auriga, che guidava la macchina di Candido Cannavò, “il direttore” della Gazzetta dello Sport, poi la macchina di un altro Gigi, Luigi Gianoli, grande inviato della Gazzetta dello Sport, quindi la macchina dei poeti (quella di Claudio Gregori, che ha ospitato anche da Valerio Piccioni ad Andrea Schianchi, da Paolo Condò a – modestia a parte, per 14 edizioni del Giro d’Italia – me stesso, più ospiti graditi e occasionali, da Philippe Brunel a Gian Luca Favetto). Inossidabile, imperturbabile, irresistibile, il Gigi dirige un’orchestra di amici e complici e un coro di sostenitori e fiancheggiatori, che da oltre trenta Milano-Sanremo il giorno della Classicissima si sistemano in quello slargo postcampagnolo e archeoindustriale alle porte di Masone, battezzato Largo Candido Cannavò, e apprezzano, offrono, celebrano il risotto con i funghi liberamente, gratuitamente, affettuosamente, amorevolmente, democraticamente a tutti quelli che anche per un solo istante si fermano unendosi alla festa. Anche domani. Viva il ciclismo.


Da Dino Zandegù a Paolo Bettini, da G.B. Baronchelli a Emanuele Bombini, da Alberto Morellini a Marino Vigna, da Alessandro Ballan a Guido Bontempi, solo per citare alcuni dei corridori di ieri. Imerio Massignan, solo per citarne uno dell’altroieri. E poi giornalisti e scrittori, e poi suiveurs e followers, e poi cicloamatori e cicloturisti, e poi affamati e assetati, e poi irriducibili sostenitori di campioni e gregari, insaziabili cacciatori di autografi e selfie, semplici testimoni di un’epoca – quella del risotto del Gigi – che sembra estratta da un film in bianco e nero o dalle pagine di un romanzo. Anche quelli di Tuttobiciweb, da Pier Augusto Stagi a Giuseppe Figini. “L’Ora del Pasto” – di nome e di fatto - più autentica, genuina, sentita.

Ma non si vive di solo risotto. Ci saranno anche pasta e fagioli per i non credenti, salami cotti e cotechini per elevare canti e colesteroli, panini con la pancetta rigorosamente a produzione propria. E da bere vini a chilometri zero, dunque coppiani. Gigi sarà lì dalle dieci e mezzo, il passaggio dei corridori è previsto verso le tredici e trenta, il tempo pare che non sarà clemente, ma in quella oasi si vivrà comunque uno stato di grazia. Rotonda, beata, suina. La felicità si gode a chicchi.

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