PANTANI C'E' E CI SARA'

NEWS | 13/03/2026 | 09:05
di Paolo Broggi

Un santino, un portafortuna, un angelo custode, un mito, un semplice omaggio, un pensiero fisso, un'idea rassicurante, un compagno di viaggio. A ventidue anni dalla sua scomparsa e a 26 anni dalla sua ultima vittoria, ottenuta a Courchevel nel Tour del 2000, Marco Pantani c'è: in tutte le definizioni che abbiamo dato e probabilmente in mille altre ancora. C'è ovviamente tra i tifosi che non hanno mai smesso di amarlo, ma c'è anche tra i corridori e forse sarebbe meglio dire che c'è fra gli sportivi, dopo che il biatleta francese Emilien Jacquelin ha affrontato le gare delle Olimpiadi di Milano Cortina portando al lobo sinistro l'orecchino del Pirata e con quello salendo addirittura sul gradino più alto del podio, rivestendo d'oro una storia che è leggenda.

Marco c'è e ci sarà, lo porta con sé anche Giulio Ciccone che sul telaio della sua bici ha l'immagine fumettistica del Pirata: con Pantani accanto, l'abruzzese sta affrontando la Tirreno-Adriatico, è stato fra i migliori ieri nella sua terra e cercherà di fare altrettanto oggi sui muri pesaresi. Ognuno può leggere quel piccolo simbolo come preferisce, come sente, come crede: la cosa certa è che Marco Pantani c'è. E ci sarà.



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COMMENTI
Trovate
13 marzo 2026 13:15 Craven
Un conto è la storia di Jacquelin e di cosa lo ha ispirato, il resto sono più trovate di marketing, come da 20 anni a questa parte.

Poveri ciclisti
13 marzo 2026 14:32 Eli2001
nemmeno queste cose possono fare senza ricevere critiche da certa gente inacidita.

Il Pantani
13 marzo 2026 14:48 frankie56
22 anni. Banale dire che mi sembra ieri, ma alcune volte ho questa sensazione. Ho rivisto, sbagliando, una volta di più il docu-film sulla sua morte. Ogni volta provo una rabbia incredibile. Ma mi domando: era si, probabilmente, un tipo particolare, ma come ha potuto accadere che tutti quelli che lo conoscevano bene, e hanno gli occhi che si innumidiscono quando parlano di lui, non ce ne un, dico uno, che non è riuscito ad aiutarlo. Non mi capacito. Personalmente, continuo a ricordarmelo nei momenti in cui si alzava dalla sella e....ciao a tutti. Nelle sue discese, perchè se Savoldelli era un missile, anche lui non scherzava. Ho avuto la fortuna di vederlo sul Galibier, non quello di Ulrich, ma c'era Amstrong, l'ho rivisto sul Mortirolo, ed ero lì, purtroppo sulla salita verso l'Aprica, il giorno che doveva passarmi davanti il maglia rosa. Mi ricordo il boato, il casino che è scoppiato all'annuncio del fatto che non lo avevano fatto partire. Ho fatto salire moglie e figlio sul camper, perchè la gente pareva impazzita. Il Pirata fans club era disposto in attesa prima dell'ultimo km, da buoni romagnoli avevano festeggiato tutta notte, e volevano fermare la tappa, e, col senno di poi, non avrebbero avuto torto, visto tutte le cose che sono state accertate negli anni. Amo il ciclismo, mio sport pricipale, che pratico appena possibile, e, vista l'età che avanza, come il fisico mi permette. Ma non mi stancherò mai di ricorare il Pantani. Non nascondo il fastidio che provo ogni qualvolta si continua a scrivere di lui giusto per far "cassetto". Non è necessario. Viva il ciclismo di ogni tempo, comunque sia stato interpretato, declinato, raccontato.

Applausi sig. Frankie
13 marzo 2026 16:04 Craven
Bel commento, che fa capire che c'è chi va più a fondo di quello a cui si soffermano in molti.

Magari ci sono stati anche quelli
13 marzo 2026 16:30 Maldigambe
Che hanno cercato di aiutarlo, in vari modi, solo che è stato lui a scegliere a chi " dare udienza". Forse Marco era troppo giovane per avere la capacita di scrollarsi tutto di dosso e ripartire in altra direzione.

Maldigambe
13 marzo 2026 19:50 Craven
Si certo, c'era la fila per aiutarlo, come no. Son saltati fuori tutti dopo quelli che dicevano che volevano aiutarlo ma mai uno, neppure ora, che si sia schierato dalla sua.

Craven
13 marzo 2026 20:55 VERGOGNA
ogni tanto fattela una risata però 🤣

Che dire..
13 marzo 2026 22:06 Maldigambe
Sign.Craven, potrebbe essere che tutto non si può sapere, anche se quasi nessuno avesse cercato Marco per aiutarlo, sono certa che la sua famiglia non l ha mai abbandonato, e dico famiglia non morirà. Forse lui non si è più trovato, e la capacità di ripartire dopo che ti vogliono affondare nel guano,può non essere di tutti. Bisogna lottare per vivere, mi sembra sia così per molti.

Maldigambe
14 marzo 2026 00:25 Craven
Chiaramente non si parla della famiglia ma del mondo del ciclismo, che ancora oggi non va oltre alle solite parole che sono solo di circostanza. Ci hanno perso tutti ma non hanno il coraggio di ammetterlo.

Sig. Craven
14 marzo 2026 12:14 Maldigambe
Mi spiego meglio, così aumentiamo i commenti ;))
Quando il contesto di lavoro ti vuole affossare, e nemmeno nei vicini cerchi sociali si trova un minimo di qualsivoglia supporto...beh, la famiglia, gli affetti più stretti costituiscono di solito un'ancora di salvezza. Per evitare il baratro.Anche se personalmente ritengo che le migliori ancore di salvezza siano dentro la nostra testa ;))

Maldigambe
14 marzo 2026 14:08 Craven
Infatti stai aggiungendo un commento senza esprimere un bel nulla. Il mondo del ciclismo lo ha abbandonato, è adesso non è cambiata, ma bisogna capirle certe cose.

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