GIRO DELLA SARDEGNA. PELLA: «UN GRANDE RISULTATO IN CUI VINCE IL SISTEMA»

NEWS | 03/03/2026 | 08:08
di Benjamin Le Goff

Sono ancora nelle mente degli appassionati le immagini e i paesaggi del Giro della Sardegna ed il Presidente della Lega Ciclismo Professionistico, Roberto Pella, traccia un bilancio dell’evento che ha attraversato l’isola. Un viaggio di 5 giorni con un format che ha permesso di toccarne alcuni dei punti più belli, senza trascurare l’aspetto tecnico.


Presidente Pella, che bilancio traccia di questa edizione del Giro della Sardegna?
«Il bilancio è estremamente positivo. Abbiamo vissuto cinque giornate di grande sport, con percorsi tecnicamente validi e sicuri, un’organizzazione puntuale, a cura del GS Emilia di Adriano Amici, e una partecipazione straordinaria di pubblico lungo tutte le strade dell’isola. La Sardegna ha risposto con entusiasmo e competenza, dimostrando ancora una volta quanto il ciclismo sia uno strumento potente di promozione e coesione territoriale».


La Lega Ciclismo ha prodotto integralmente l’evento in TV. Quanto è stato importante questo aspetto?
«È stato un elemento centrale. La Lega Ciclismo ha curato e finanziato integralmente la produzione televisiva della corsa, garantendo immagini di altissima qualità e una copertura internazionale diffusa su cinque continenti. Non si è trattato solo di raccontare una corsa, ma di costruire una narrazione immersiva del territorio: abbiamo inserito pillole economico-culturali, con il supporto di Unioncamere, e clip a cartolina che hanno valorizzato le bellezze paesaggistiche, storiche e produttive attraversate dal Giro. In questa edizione è stata inoltre introdotta la nuova sigla TV, che accompagnerà tutta la stagione e che promuove sin da subito tutti gli eventi della Coppa Italia delle Regioni, rafforzando l’identità e la riconoscibilità del circuito. È stato un lavoro enorme, frutto di una squadra coesa e competente, e personalmente ne sono molto soddisfatto. È un risultato che sento particolarmente mio, ma che va condiviso con tutto il movimento, perché lavoriamo per far crescere il ciclismo verso una dimensione moderna e di appeal verso partner istituzionali e privati».

Si è parlato di numeri importanti.
«Abbiamo avuto una copertura territoriale di 47 territori europei e 125 nazioni nel mondo, che sommati fanno 172, con una reach potenziale di oltre un miliardo di persone, trainati dai mercati ad alta densità come India, Nigeria, Indonesia e MENA, dove l’evento è accessibile gratuitamente o con modelli ibridi».

Che valore ha avuto il coinvolgimento dei territori?
«Fondamentale. Il supporto delle amministrazioni locali e delle comunità è stato determinante. Attraversare 8 province e oltre 100 comuni significa creare una rete, un sistema. Il ciclismo è uno sport popolare per eccellenza: entra nei paesi, attraversa le piazze, incontra le persone. Questo contatto diretto rende ogni tappa un evento collettivo e rafforza il legame tra sport ed economia locale».

Dal punto di vista sportivo, cosa lascia questa edizione?
«Ha lasciato spettacolo, competitività e un buon livello tecnico. Le squadre hanno interpretato al meglio i percorsi e il meteo favorevole ha permesso uno svolgimento regolare e sicuro di tutte le tappe. Abbiamo dato un messaggio chiaro: l’Italia è in grado di proporre una valida alternativa ai lunghi viaggi intercontinentali. Quando sport, organizzazione e condizioni esterne si allineano, il risultato è un prodotto credibile e attrattivo anche per il pubblico internazionale. Lo hanno riconosciuto anche i nostri campioni (Fabio Aru, Gianni Bugno e Claudio Chiappucci), presenti per tutta la durata dell’evento».

C’è stato modo anche di confrontarsi con i team italiani?
Sì, abbiamo avuto una riunione dopo la 1ª tappa, ad Arborea, con i team Professional e Continental. Siamo all’inizio di una stagione ricca di cambiamenti ed era giusto parlarsi per fare il punto della situazione su alcuni aspetti e per ascoltare le richieste. Anche io ho avuto modo di spiegarmi meglio. Sono una figura che viene dall’esterno e quindi ragiona con logiche a volte diverse, ma che puntano all’innalzamento del livello, con decisioni nette che possono pure scontentare qualcuno. Il bilancio sportivo per i nostri è stato comunque ottimo, con vittorie di tappa e un podio completo nella generale; inoltre anche alcune Continental hanno ben figurato, cosa non da poco».

Qual è il messaggio che questa edizione del Giro della Sardegna lancia per il futuro?
«Il messaggio è chiaro: quando c’è visione condivisa, collaborazione tra istituzioni, organizzatori e territori, e una produzione moderna e strutturata, il ciclismo può diventare un moltiplicatore di valore. La Lega Ciclismo continuerà a lavorare per uniformare gli standard organizzativi, rafforzare la qualità televisiva e consolidare il legame tra eventi sportivi e promozione territoriale. Il Giro della Sardegna rappresenta un modello virtuoso su cui costruire il futuro».

Chi vogliamo ringraziare?
«Tutti coloro che hanno reso possibile questo risultato: i partner della Coppa Italia delle Regioni con Massimiliano Fedriga; i Ministri Andrea Abodi, Giancarlo Giorgetti, Daniela Santanchè, Eugenia Roccella, Orazio Schillaci e Antonio Tajani; la Regione Sardegna con la Presidente Alessandra Todde e l’Assessore Franco Cuccureddu; i colleghi Sindaci; il Presidente UEC Enrico Della Casa; la RAI, in particolare Alessandro Fabretti».

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COMMENTI
Non si era capito
3 marzo 2026 12:46 Craven
"È un risultato che sento particolarmente mio".

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