L'ORA DEL PASTO. ROSSELLA, MARA E LE VIRGOLE DELLA MEMORIA

STORIA | 03/03/2026 | 08:20
di Marco Pastonesi

Milano, Vigorelli, 1987. Riunione, prova di velocità, donne. Rossella Galbiati contro Mara Mosole. Rossella, 31 anni, e Mara, 21. Rossella, la lombarda, e Mara, la veneta. Rossella, già primatista del mondo (200 e 500 metri, km lanciato e da fermo), e Mara, già campionessa italiana nelle categorie giovanili. Rossella, la giovane veterana, e Mara, la giovane promessa.


La velocità è il perfetto sposalizio fra strategia e forza, fra attesa ed esplosività, fra energia ed esperienza. Si coglie l’attimo, si asfalta la pista. Dalla scintilla al falò, è quello lo sprint. Le volate ardono, bruciano, ustionano. Anche a distanza di anni.


In Bike Show Tv, il programma condotto da Danilo Gioia in una puntata dello scorso dicembre, Mara Mosole ricorda quella volata: “Al Vigorelli ho lasciato mezza gamba perché la Galbiati non riusciva a superarmi e mi ha fatto volare”. Non c’è replica, non c’è filmato. Le parole vengono riportate a Rossella Galbiati, che tiene a precisare: “Mara era in testa, io la rimontai sul rettilineo a velocità doppia, Mara cercò di appoggiarsi a me, ma trovò il vuoto, e cadde. Alfredo Bonariva, che allora era il direttore sportivo della Sanson, la squadra di Mara, ma che era stato anche il mio primo direttore sportivo proprio nel G.S. Bonariva, mi venne incontro e mi chiese che cosa fosse successo. Glielo spiegai. E lui fu d’accordo sulla ricostruzione dell’incidente. Tant’è che il giudice non rilevò alcuna irregolarità e non dovette procedere ad alcuna punizione, neppure un richiamo”.

Vite parallele, quelle di Rossella Galbiati e Mara Mosole. Tutte e due stradiste e pistard, tutte e due missionarie del ciclismo femminile e ambasciatrici di diritti civili, tutte e due ancora oggi testimoni di uno sport profondamente mutato ma ancora così radicalmente fondato su piacere e dovere, fatica e allegria, cronaca e letteratura, brividi e crampi, gioie e crisi, dove i punti di vista e le virgole della memoria non sempre si sovrappongono. Quasi un paradosso fra la velocità della sfida e la lentezza della storia, tra la precisione di un cronometro e l’arbitrarietà di un giudizio.


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