I CICLISTI E LA NEVE: STORIE DI EX SCIATORI ALLA VIGILIA OLIMPICA

APPROFONDIMENTI | 04/02/2026 | 08:20
di Aldo Peinetti

Cinque cerchi e due ruote. Il binomio sembra aleatorio, sfuggente, quando si parla di Olimpiadi Invernali, eppure la liason esiste in termini di ereditarietà, basta chiedere ad Elisa Longo Borghini. Lei, la campionessa di Ornavasso, ha preferito sì -con assoluto profitto- il ciclismo ai campi innevati, seguendo le tracce - anzi la scia- del fratello Paolo, autorizzato (molto democraticamente, chapeau) a disertare il verbo fondistico dai suoi stessi genitori, vale a dire mamma Guidina Dal Sasso, primattrice sugli sci stretti (tre partecipazioni olimpiche), e papà Ferdinando, allenatore azzurro.


Non sappiamo se dire Giochi Olimpici Invernali corrisponderà già nel 2030 ad un inserimento del ciclocross nel programma delle competizioni, ne sapremo di più a giugno. Nel frattempo, tornando in casa Longo Borghini, c’è chi - Marta, figlia di Paolo - ha fatto convivere la pratica ciclistica e quella dello sci nordico, togliendosi delle belle soddisfazioni come portacololori dello Sci Club Valle Anzasca. Per la gioia dei nonni, di questo siamo sicuri. 


Lo sci di fondo rappresenta un incubatore di professionisti del pedale, ammesso a non concesso che si possa mettere in secondo piano la presenza sulle piste di chi, per diletto ma non troppo, passa con certa nonchalance dall’attività cicloamatoriale nei mesi caldi alla versione di sport invernale più affine. Ideale dal punto di vista aerobico per tenersi allenati in vista del ritorno in sella? Ebbene sì, ma prima di tutto c’è un denominatore comune fatto propensione alla fatica. Non è caso di omonimia: esattamente due anni orsono, il 6 febbraio 2024, Joergen Nordhagen s’impose nella 20 km a tecnica libera dei campionati mondiali di sci nordico. Accadde a Planica, manco a dirlo località slovena che pure ospita il trampolino dal quale saltava Primoz Roglic, prima di affermarsi nel ciclismo. Il da poco 21enne Nordhagen, smessi gli sci stretti e dedicatosi anima e corpo alla bici, si è preso la classifica generale del Giro del Friuli già nel 2024, confermandosi a suon di prestazioni eccelse sempre con la maglia della Jumbo Lease a Bike, vincitore di tappa allo scorso Giro d’Italia e terzo assoluto al Tour de l’Avenir. 

Una traiettoria analoga a quella di Nordhagen è stata proposta da Mathias Vacek, che con la nazionale di sci di fondo della Repubblica Ceca ha disputato anche i Giochi Olimpici Giovanili, oltre a laurearsi in più occasioni campione del proprio Paese. Oggi 23enne, il corridore della Lidl Trek aveva solo 19 anni quando vinse la prima corsa nel World Tour. Allora, però, il richiamo dello sci era ancora forte: “Se fossi rimasto sulla neve, mi dicevano tanti, avrei potuto fare cose belle, supportato da un fisico giudicato ideale per un fondista” dichiarò Vacek nel 2022, spingendosi a dichiarazioni inequivocabili: “quello sport mi manca, lo amo ed è più spettacolare da guardare che il cicliismo”.

Tornando in Norvegia, immaginando un percorso inverso dal fondo alle due ruote, converrebbe annotare un nome ed un cognome. Johannes Hofslot Klaebo, classe 1996, con all’attivo 5 ori olimpici, 15 titoli mondiali e 5 coppe del mondo generali, è finito nel mirino della Uno X, facendo dire a Thor Hushovdt nell’estate scorsa: «Parliamo di uno dei più grandi campioni dello sport norvegese. Non è soltanto un eccellente atleta, ma ha anche una gran testa. Va molto forte in bicicletta, ma il prossimo anno ci sono i Giochi olimpici in Italia. Comunque, non si sa mai. Le probabilità che possa correre nella prossima stagione? Prima di tutto, sarà interessante capire come si adatterà al passaggio da una disciplina all'altra dopo l'Olimpiade. Ad ogni modo, la percentuale è del 50%». 

Qualche giorno fa, Tommaso Giacomel, grande speranza dell’Italia olimpica nel biathlon (disciplina da cui proviene Florian Lipowitz), ha condiviso riflessioni con il ciclista professionista Luca Vergallito, esprimendo concetti che rafforzano il gemellaggio tra rispettive discipline: “Lavorare sulla capacità aerobica significa poter spingere forte nei momenti decisivi e recuperare rapidamente, gara dopo gara». Ed ancora: «Guardare ad altri sport di endurance, come il ciclismo, aiuta ad ampliare la visione dell’allenamento e a curare meglio i dettagli».

Nella carrellata di ex sciatori passati con profitto al ciclismo figurano l’immensa campionessa cuneese Stefania Belmondo ed il valdostano Alain Seletto (già discesista, finalmente non un fondista!), entrambi impegnati nelle granfondo. Lo switch tra sci di fondo e ciclismo propone nuovi orizzonti a chi come Matteo Arlian ha fatto una scelta netta: «ho dovuto rinunciare al sogno di diventare professionista nello sci di fondo, un obiettivo assolutamente naturale per chi come me è figlio del primo allenatore di Chicco Pellegrino, ai tempi dello Sci Club S.Barthelemy. Le ultime gare fondistiche le ho disputate nel 2025, ma in quello sport sono stato frenato dall’essere esile. Penso che possa trasformarsi in punto a favore ora che sono in sella, per appagare la mia propensione all’agonismo. Nelle prime corse disputate l’anno passato una delle differenze rispetto allo sci, allo skiroll, era la maggior durata della competizione» racconta il 21enne di Nus, accolto tra i dilettanti dell’alessandrino Team Overall.  

E poi c’è lui, il piemontese della Val Varaita, Thomas Bernardi, 19enne della Caja Rural Alea, ha già fatto parlare nell’ambiente ciclistico grazie a due solide annate con il Team Fratelli Giorgi. Non tutti sanno che il ragazzo di Sampeyre brillava anche nello scialpinismo: “ha prevalso la bici, anche se la neve per un montanaro vero come me (abita a 1000 metri sulla strada che porta al colle dell’Agnello,ndr) era e resta elemento naturale. Anche quest’inverno ho fatto una decina di uscite scialpinistiche, specie in direzione del Colle di Sampeyre, meta che i ciclisti conoscono”.

Inserito tra le discipline olimpiche, lo skialp almeno in occasione di Milano Cortina sarà riservato solo agli sprint: «a me- chiosa Bernardi- piace la versione lunga, sentire i polmoni bruciare ed aver sperimentato un altro tipo di sforzo, utilizzando tra l’altro gli arti superiori, penso possa farmi bene nel ciclismo». 

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