UN ANNO FA L'ADDIO A SARA PIFFER. BEBER (FCI TRENTINO): «LA SICUREZZA RESTA UNA PROMESSA»

NEWS | 23/01/2026 | 10:09
di comunicato FCI Trento

Domani, sabato 24 gennaio, ricorre il primo anniversario della morte di Sara Piffer, la giovane ciclista trentina di Palù di Giovo che un anno fa fu investita e uccisa da un automobilista sulle strade della Piana Rotaliana durante un’uscita d’allenamento. Una tragedia che fece seguito a quella che, solamente pochi mesi prima, aveva strappato alla vita un altro giovane corridore trentino, Matteo Lorenzi, vittima a propria volta della violenza stradale.


Il triste anniversario rappresenta l’occasione per fare un bilancio su ciò che è stato fatto e sui risultati raggiunti in tema di sicurezza. A tracciarlo è il presidente del Comitato di Trento della Federciclismo Renato Beber, che fin dall’inizio del proprio mandato ha posto la sicurezza come uno dei punti centrali del programma promosso e condiviso con l'intero consiglio direttivo, attivatosi in tal senso fin dal proprio insediamento.


«È passato un anno da quel tragico venerdì di gennaio in cui Sara Piffer ha visto infrangersi il proprio sogno per colpa di un automobilista che ha invaso anche l’altra parte di carreggiata. Una ferita già aperta pochi mesi prima dalla morte di Matteo Lorenzi, che ha devastato le famiglie e gettato nello sconforto tutto il movimento ciclistico trentino.

A dodici mesi di distanza la domanda resta la stessa: cosa è cambiato davvero sul fronte della sicurezza stradale? Che cosa hanno prodotto lo sdegno e la commozione di quei giorni? E soprattutto: quante altre vite di ciclisti e utenti deboli della strada sono state spezzate in Italia nel frattempo? Le statistiche, purtroppo, non lasciano spazio all’ottimismo. È un’emergenza che il Paese non riesce a ridimensionare né a contenere.

In Trentino, dopo l’iniziativa «Sulla Buona Strada» promossa a marzo scorso dal Comitato di Trento della Federciclismo insieme a Fiab e ad altre realtà locali, sono state avanzate diverse proposte. Ma le risposte, a oggi, restano parziali.

Qualcosa si è mosso: l’avvio del progetto Bike Lane, ancora insufficiente per numeri, il progetto del circuito protetto a Trento Sud e alcuni interventi di monitoraggio delle infrastrutture anche in vista dei SuperMondiali 2031. Troppo poco, però, rispetto alle necessità del territorio.

A mancare è soprattutto una vera strategia. Non c’è ancora una campagna strutturata di informazione né un progetto di educazione alla mobilità sostenibile e alla sicurezza stradale nelle scuole e tra gli utenti. Manca un Piano provinciale della mobilità ciclistica capace di incentivare e tutelare davvero l’uso della bicicletta.

Fondamentale, inoltre, l’introduzione diffusa delle Zone 30, uno degli strumenti più efficaci per ridurre la velocità e, di conseguenza, la gravità degli incidenti.

Sul piano nazionale, la Federazione Ciclistica Italiana ha presentato una proposta di legge a tutela dei ciclisti che, insieme a quella dell’onorevole Pella, può tenere aperto il dibattito e soprattutto tradursi in misure concrete di prevenzione e repressione.

Il Comitato di Trento, insieme alle associazioni, continuerà a tenere alta l’attenzione sul tema. Anche quest’anno, a marzo, tornerà l’iniziativa «Sulla Buona Strada» per rilanciare le proposte contenute nella piattaforma.

Con società e atleti verranno promossi momenti di formazione sul Codice della Strada e sui comportamenti da adottare in allenamento. Proseguirà inoltre la collaborazione con Fiab, Uisp, Fondazione Scarponi e altri soggetti, con incontri di confronto e approfondimento dedicati alla sicurezza.

Perché ricordare non basta: servono scelte, interventi e responsabilità. Ora».

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