TAFI. «OGGI IN 7-8 FANNO IL PANORAMA CICLISTICO, UN TEMPO LOTTAVAMO IN 50-60. VI SPIEGO LA FORZA DELLA MAPEI»

NEWS | 15/01/2026 | 19:53
di Nicolò Vallone

C'è anche la storia del ciclismo italiano all'Italia Sports Summit, che sul lungomare di Viareggio ha aperto oggi ufficialmente le celebrazioni per l'ottantesimo anniversario dell'Unione Stampa Sportiva Italiana, emanazione sportiva del sindacato nazionale dei giornalisti. In mezzo ai panel su vari sport quali pallavolo, tennis, atletica, calcio, Olimpiadi invernali, economia e politica sportiva, ce n'è stato anche uno dedicato al nostro amato sport della bici.


Protagonisti sul palco del Principino Eventi, area congressi dell'hotel Principe di Piemonte, intervistati dalla vicepresidente vicaria dell'USSI Mimma Caligaris e dal presidente USSI Gianfranco Coppola, hanno dialogato tra loro e col pubblico il presidente federale Cordiano Dagnoni, il grande Francesco Moser (di cui sentirete qualche battuta esclusiva nel nostro podcast BlaBlaBike d'inizio febbraio) e un cacciatore di classiche del calibro di Andrea Tafi, di cui domani vedrete un reel sul profilo Instagram di Tuttobiciweb.


Dagnoni: «Non si può pensare al futuro senza riferirsi alla storia, quando vedo certe immagini e percepisco quella passione tramandataci dai campionissimi del ciclismo mi emoziono ancora. L'evoluzione va avanti velocissima, ricordo quanto sia cambiato da quando da bambino nel 1974 ai Giochi di Montreal assistevo alle gare di stayer con mio papà che guidava le moto… Ecco, la pista oggi è un fiore all'occhiello del movimento italiano, nonostante un solo velodromo al coperto, ma vediamo la crescita dell'Italia anche nel ciclocross e siamo in testa alle classifiche femminili.»

Moser: «Io e Coppi siamo gli unici ad aver vinto i Mondiali sia pista che strada, quando iniziai avevo già 18 anni e ricordo la sensazione di trovarmi le prime volte in gruppo con gente ben più abituata di me. Ma col sacrificio e la passione sono arrivato dove sono arrivato, dal niente non si fa niente. Se dovessi dire un errore che commettevo all'epoca, ho fatto troppe Sei Giorni. Non fu ottimale per le performance su strada, che poi sono quelle che restano in palmarès e classifiche. Le rivalità con Saronni e gli altri campioni? Ti obbligano a dare il tuo meglio per batterli, ma è anche vero che qualche volta hanno vinto gli altri perché io e Beppe ci facevamo i dispetti...»

Tafi: «Avere Moser accanto a me adesso è qualcosa di veramente grande, da bambino lo guardavo come il mio idolo, qualche anno dopo mi sono ritrovato a vincere classiche monumento e ora condivido con lui questo palco. Ricordo la preparazione, fisica e mentale, davvero importante per giungere pronti a certi appuntamenti. Ebbi la fortuna di correre dieci anni in una formazione, la Mapei, che è stata la chiave del successo mia e di molti colleghi, perché permetteva davvero a ciascun corridore di svolgere il proprio lavoro nelle migliori condizioni. A Natale cominciavamo coi primi colpi di pedale in vista delle classiche, qualcosa che oggi è più difficile dovendo essere performanti già a gennaio. A proposito del ciclismo attuale, oggi ci sono quei 7-8 corridori che compongono il panorama, un tempo lottavamo per la vittoria in 50-60.»

A margine del convegno, un momento speciale che riguarda anche noi direttamente come testata: nella doppia veste di direttore di TuttoBici e di presidente del Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi, Pier Augusto Stagi ha ricevuto dal suo omologo campano Mario Zaccaria il Premio Ussi per il Racconto dello Sport, assegnato anche a Diego Decarli (Ansa), Iacopo Volpi (Rai), Francesco Pancani (Rai Sport), Fausto Narducci (Gazzetta dello Sport), Marco Bellinazzo (Il Sole 24 Ore), Tonino Raffa (Radio Rai), Francesco Pierantozzi (Sky Sport) e Giulio Guazzini (Rai).

Nell'occasione, Stagi ha "fotografato" vizi e virtù del ciclismo di oggi: «Il ciclismo è cambiato tanto anche per noi cronisti, un tempo era molto più facile avere un rapporto stretto coi corridori e magari mangiare al loro stesso tavolo; oggi può accadere ancora, ma più a fatica. Le squadre erano grandi famiglie, oggi sono strutture molto articolate e super-professionalizzate dove magari alcuni corridori non s'incontrano mai durante l'anno, e tendono a fare ritiri su ritiri che rendono ancora più difficile sostenere mentalmente la pressione. Ovviamente i ciclisti sono meglio pagati di una volta, compresi i gregari, ma gli si chiede l'anima. Inoltre il ciclismo, già di per sé selettivo per la fatica che richiede, vive una "crisi di vocazioni" a causa dei pericoli sulle strade. Oggi è molto complesso pedalare e far pedalare in sicurezza figli e figlie, ci vorrebbero investimenti sulle infrastrutture con un'alleanza tra istituzioni ciclistiche e la politica. Speriamo nella piena agibilità di Montichiari e successivamente di Spresiano!»

FOTO di Giuliano VERONESI

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