QUARTUCCI E LA NUOVA AVVENTURA IN UNA BURGOS BH BURPELLET SUPER INTERNAZIONALE. GALLERY

PROFESSIONISTI | 03/01/2026 | 08:22
di Aldo Peinetti

Ci sono un italiano - Lorenzo Quartucci-  ed un venezuelano, un eritreo e  un guatemateco. Un mauriziano e un mongolo. No, non è l’inizio di una barzelletta, bensì il connotato forte di una squadra ciclistica dove convivono corridori di ben 13 nazionalità, la professional spagnola Burgos Bh Burpellet.


Tra di loro il portacolori di casa nostra abita a San Sepolcro, in provincia di Arezzo, ha 26 anni, entra nel quarto anno tra i professionisti ed è reduce da un 2025 che gli ha regalato due successi, uno di tappa al Giro di Thailandia e l’altro in Giappone. «Con la soddisfazione per essere tornato ad alzare le braccia al cielo c’è stato un rendimento costante da parte mia, tradotto in un corposo numero di top ten, mica solo in un contesto come l’Asia… - ricorda Quartucci, che a novembre, al ritorno dalle vacanze a Santo Domingo, ha avuto il primo contatto diretto con il nuovo ambiente - riconoscente per i tre anni passati alla Solution Tech Vini Fantini, ma motivato dalla scelta di puntare su di me. Ci siamo trovati a correre da avversari in una serie di corse, quindi, durante la Vuelta, abbiamo effettuato una videochiamata in cui dicevano di avermi messo sul loro taccuino. Il passo successivo è stato l’accordo, ufficializzato già il 7 ottobre, in un periodo della stagione in cui non correvo, dopo l’infortunio al Giro di Romagna che mi ha costretto ad interrompere in anticipo l’annata. Ho però seguito con interesse le prestazioni di rilievo sulle strade italiane di quelli che ora sono miei nuovi compagni di casacca, penso al venezuelano Chumil in occasione del Trofeo Tessile Moda da Valdengo ad Oropa, oppure alla quarta piazza di Fagundez, urugagio, al Giro del Veneto» aggiunge Quartucci, che si definisce atleta dal rendimento costante (le top ten di cui sopra lo attestano), versatile nell’interpretare ruoli, anche competitivo negli arrivi a ranghi ristretti, non in montagna pura, anche se mica parliamo di un velocista, pur con l'esplosività serve.


Dopo una lunga militanza nella Burgos, Victor Langellotti è riuscito a raggiungere la Ineos. «Conosco i primi tre mesi di calendario, iniziamo alla classica Camp de Morvedre del 23 gennaio, in terra valenciana, gareggio anche in Francia, a partire dal Gp La Marsellaise e mi conforta sapere che il team è sempre attento agli appuntamenti italiani. Tornerò in Thailandia, Giro che mi ha visto terzo assoluto. Da giugno in poi, il sesto posto al Giro dell’Appennino ed un Giro di Slovenia di livello, considerato il rango della corsa, hanno fatto da premessa per la seconda vittoria in Giappone, dove sono andato a prendermi The Road Race Tokyo Tama, classificata 1.2 ma pur sempre un successo da non disprezzare, anche perchè dopo c’è stato il sesto posto nella generale del Czech Tour di luglio».

Quartucci guarda però avanti, assecondando la fase di cambiamento della carriera e non solo(farà base a San Marino). Ed è inutile girarci attorno quandi corri per la Burgos (27° nel ranking Uci e 12 vittorie nel 2025): Lorenzo vuole un posto per la Vuelta?

«Non voglio lasciare nulla di intentato, pronto ad assorbire ogni insegnamento da un corridore di carisma come Jesus Herrada. Dopo gli anni nel World Tour ha fatto una scelta precisa e nel primo raduno che abbiamo fatto nella bella cittadina non lontana da Valladolid l’ex ciclista della Cofidis è subito apparso pronto ad assumere la leadership che gli deriva da tre vittorie in carriera alla Vuelta Espana».

Burgos Bh Burpellet compagine globale: non l’unica, per carità siamo nel 2026, ma qui ci tengono particolarmente a dare spazio nel roster a corridori di ogni Continente (l’eritreo Kudus ha portato in dote la maglia di campione africano), così come a diversificare il calendario anche attraverso partecipazioni ricorrenti a gare che non si svolgono solamente all’interno della “cinta daziaria” europea. Un momento però: la Burgos è local per definizione, legata a filo doppio ad una città e ad un territorio della spagna che ha scommesso in modo strategico e lungimirante sulla sponsorizzazione di una squadra, sforzi non slegati dalla promozione del cicloturismo, agevolata tanto da una miriade di percorsi dedicati quanto all’eredità materiale ed immateriale garantita dalla Vuelta a Burgos. Un nome, una garanzia.

Quartucci come si districa in una Babele del genere? «Ne ho approfittato per imparare lo spagnolo, anche in vacanza. Ed un pò di inglese lo so. Mi piace l’idea di portare un tocco di italianità in un ambito così ricco di culture e provenienze».

Tra pedalate di preparazione e passeggiate per i campi con il vezzeggiato cocker Eolo, Lorenzo trascorre ancora qualche giorno nella frazione di San Sepolcro in cui vive con la compagna. Chiarimento conclusivo che solo apparentemente sembra cozzare con la dimensione cosmopolita della Burgos: Quartucci è toscano o umbro? Lui prontamente evita dispute tra regioni: «Sono legato all’Umbria (la scintilla con la bici scoccò al ciclodromo di Città di Castello, ndr) avendo abitato con la famiglia al confine con la Toscana, in una località che porta non a caso il nome Dogana. Nato a Sansepolcro, ci sono tornato, ravvivando un legame che se parliamo di due ruote richiama anche l’acuto al Giro delle Valli Aretine 2022». Risposta esatta, tosco-umbro e nessuno si senta escluso.

foto dal ritiro Burgos di novembre: Daniel Montes / Burgos Burpellet BH


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