ZEROSBATTI. UN ANNO DALLA RIFORMA DEL CODICE DELLA STRADA: 222 CICLISTI UCCISI, UNA PROMESSA TRADITA

SOCIETA' | 19/12/2025 | 08:30
di Federico Balconi, avvocato

A un anno dallentrata in vigore della riforma del Codice della Strada, il bilancio è drammatico: 222 ciclisti hanno perso la vita. Una riforma che, nelle intenzioni del legislatore, avrebbe dovuto garantire maggiore sicurezza a chi pedala e che invece si è rivelata, nei fatti, un fallimento.


Non staremo qui a ripetere il nostro ve lavevamo detto”, pronunciato già in fase di approvazione della riforma, quando ci rendemmo disponibili a mettere a disposizione la nostra esperienza legale e quella maturata direttamente sulla strada per correggere ciò che non funzionava — o meglio, ciò che non garantiva una reale tutela ai ciclisti.


Unanalisi basata sui fatti, non sulle opinioni

I nostri dati non sono teorici. Si fondano su oltre 1.800 sinistri seguiti, su migliaia di testimonianze raccolte, sullesperienza diretta vissuta ogni giorno sullasfalto dal 2017 a oggi. Un lavoro continuo, svolto sia sulle strade sia nelle aule di giustizia, con lobiettivo di individuare le criticità reali di chi utilizza la bicicletta — per sport o per necessità — e di proporre soluzioni concrete e realistiche. In questi anni abbiamo smontato quasi tutti i falsi miti che accompagnano il mondo dei ciclisti, spesso alimentati da pregiudizi che finiscono persino nei verbali di polizia: si arriva a multare un ciclista per la mancanza del campanello dopo che è stato investito brutalmente, oppure per il mancato utilizzo di una pista ciclopedonale, facoltativa e spesso pericolosa per i ciclisti sportivi. Un dato su tutti emerge con chiarezza: i ciclisti non provocano danni, se non in percentuali del tutto marginali. Al contrario, subiscono danni gravissimi, quasi sempre causati da condotte illecite di automobilisti o conducenti di mezzi pesanti.

Il doppio danno: fisico e giudiziario

Il sistema legislativo attuale non tutela il ciclista né sulla strada né dopo lincidente. Chi viene investito subisce spesso un secondo danno, ancora più mortificante di quello fisico: lingiustizia. Il risarcimento viene negato o ridotto, e la vittima - o i familiari - si trovano a combattere una battaglia giudiziaria impari. Un esempio emblematico è quello del cosiddetto metro e mezzo”.

Il paradosso del metro e mezzo

La norma nasce con una buona intenzione: imporre una distanza minima di sicurezza nel sorpasso dei ciclisti. Ma subito dopo compie uninversione pericolosa, aggiungendo la clausola: ove le condizioni della strada lo consentano”.

Questa formula apre la porta a tutto:
– consente di non rispettare la distanza,
– permette di investire un ciclista e poi giustificarsi con le condizioni della strada”,
– legittima laccusa al ciclista di aver sbandato per evitare ostacoli.

Nelle aule di tribunale lo vediamo ogni giorno: in assenza di video o testimoni, ottenere giustizia diventa difficilissimo. Il timore delle conseguenze penali spinge spesso lautomobilista a negare anche levidenza, lasciando la vittima priva di tutela.

Le nostre proposte: paletti chiari, senza retromarcia

Per questo riteniamo doveroso far sentire la nostra voce e proporre soluzioni concrete a chi voglia davvero legiferare in favore della sicurezza dei ciclisti.

- Sì alla doppia fila dei ciclisti: In quasi tutta Europa è consentita perché è più sicura per tutti: i ciclisti sono più visibili, obbligano a rallentare, e il sorpasso avviene solo quando è realmente possibile, risultando più rapido e meno rischioso rispetto alla fila indiana.

- No allobbligo di piste ciclabili: I ciclisti sportivi non possono allenarsi su piste ciclabili o ciclopedonali. Se si vuole garantire davvero la sicurezza, occorrono corsie dedicate oppure ladozione di un principio ormai diffuso in Europa: la strada è di tutti.

- Corsie riservate sulle carreggiate: Fuori dallItalia esistono ampie corsie ricavate sul margine destro delle strade, rispettate dagli automobilisti e utilizzabili in sicurezza dai ciclisti. È una soluzione concreta, già sperimentata con successo.

- Il metro e mezzo va riscritto: La norma deve essere inviolabile e incondizionata. In caso di contatto durante il sorpasso, deve scattare una presunzione di colpa dellautomobilista, salvo prova contraria in casi eccezionali. Un ciclista non può sbandare lateralmente più di 20 centimetri: se viene colpito, significa che il veicolo era troppo vicino e troppo veloce.

- Basta obbligo di tenere lestrema destra: Lart. 143 C.d.S. costringe il ciclista a pedalare nella parte più pericolosa della carreggiata: sporca, dissestata, piena di ostacoli. Chi si allena sa cosa significa rischiare cadute o forature continue, senza alcun margine di fuga in caso di affiancamento di un veicolo.

Uno sguardo al futuro

Le proposte non finiscono qui: semafori dedicati, precedenze nelle rotatorie, divieti assoluti di sorpasso in determinate condizioni, obblighi di segnaletica adeguata, responsabilità degli enti manutentori, formazione più severa per gli automobilisti, e molto altro.

Siamo pronti a depositare un nostro disegno di legge: non unutopia, ma una visione concreta, già realtà nel resto dEuropa.

www.zerosbatti.it

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COMMENTI
Grazie "Zerosbatti....."
19 dicembre 2025 23:55 nsilvioant
Grazie Dott. Balconi, a lei e suoi collaboratori, auguri di Buone Feste, ma soprattutto un grosso in bocca a lupo per l’enorme “mole di lavoro” che vi spetta, un programma di nobili propositi, intenso di contenuto, chiaro e con dettagli che farebbero la differenza enorme rispetto allo stato attuale, qualora dovesse scaturire una legge che ci garantirebbe più rispetto e tutela sulle strade, al fine di contenere e ridurre una mattanza di vite distrutte, che non fanno assolutamente onore ad un paese civile come il nostro! Sarebbe veramente l’inizio di un’attesissima svolta culturale, finalmente in linea con lo standard del resto dei vicini paesi europei, più evoluti e progrediti in materia di viabilità e sicurezza stradale, noi invece sempre ultimi e a fanalino di coda anche in questo triste contesto.
Nigro Silvio Antonio

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