OSCAR TUTTOBICI. MATTIA CATTANEO È L'«UOMO IN PIÚ» DELL'ANNO

INTERVISTA | 23/11/2025 | 08:25
di Giulia De Maio

Si avvicina l'appuntamento con La Notte degli Oscar, che segna la conclusione ideale della stagione 2025 e traghetta verso una nuova avventura. Di scena ci saranno, come sempre, i migliori atleti dell'anno in ogni categoria: ve ne presentiamo uno al giorno, in un cammino di avvicinamento che culminerà con la festa di venerdì 28 novembre a Milano. Incontriamo oggi Mattia Cattaneo che alla Notte degli Oscar riceverà un premio nuovo nuovo.


Alla notte degli Oscar tuttoBICI Mattia Cattaneo verrà premiato come uomo squadra dell'anno. Il 35enne di Alzano Lombardo, prezioso compagno di Remco Evenepoel, il 28 novembre riceverà dalle mani dell'ex pro' Nicola Miceli il premio speciale per l'“uomo in più”, insomma quello che è più di un gregario, voluto da ACM Asfalti in occasione del trentennale della nostra testata.


Professionista dal 2012, Cattaneo ha corso con le maglie di Lampre, Androni e Soudal Quick Step ottenendo 4 vittorie. Ha disputato 14 grandi giri e 16 monumento, per chiudere il cerchio gli manca solo la Parigi-Roubaix, che però non è nei programmi del suo capitano, che lo ha voluto alla Red Bull Bora Hansgrohe per le prossime tre stagioni.

Orgoglioso di questo premio?

«Molto. Per me è un onore partecipare alla vostra festa di fine stagione. Mi fa davvero piacere che gente dell'ambiente abbia capito e apprezzato il mio lavoro. La figura del gregario è storicamente speciale e sta diventando via via sempre più rara. Un atleta che si sacrifica per un altro ha il sapore di un'impresa all'antica, di un gesto d'altri tempi. Un consiglio per i giovani che saliranno sul palco dell'Hotel Principe di Savoia? Di riuscire a trovare il prima possibile e nel modo giusto il loro equilibrio. Io ci ho messo un po'... Nel 2011 ho vinto il Giro d'Italia Under 23 quindi sono passato con aspettative altissime e ho rischiato di perdermi inseguendo la magrezza».

Della questione peso si è parlato molto quest'anno quando Pauline Ferrand Prevot ha vinto il Tour de France Femmes. Ora, secondo te, si fa più attenzione alla salute dell'atleta?

«Credo di sì. In passato c'era la falsa credenza per cui più eri magro più andavi forte, oggi con tutti i carboidrati che assumiamo è stato sfatato questo mito. In ogni squadra World Tour ci sono 4-5 nutrizionisti che ci controllano e non lasciano che i nostri complessi ci condizionino. Il problema è invece nelle categorie inferiori. Quando avevo 20 anni ho sprecato quattro o cinque stagioni. Se la stessa cosa mi fosse accaduta quando ne avevo 15 magari avrebbe potuto condizionare la mia crescita e il mio sviluppo nel lungo periodo. Questo secondo me è il più grande rischio del “professionalizzare” le categorie inferiori. I ragazzi non sono sempre pronti ad affrontare certi sacrifici e non sempre sono seguiti da persone in grado di guidarli».

Oggi sei uno degli uomini di fiducia di Remco Evenepoel, una delle star del ciclismo mondiale. Com'è correre al suo fianco?

«Gratificante. Abbiamo un ottimo rapporto. È un ragazzo super, mediaticamente capisco che può piacere o meno, certi suoi atteggiamenti possono non andare a genio a tutti, ma vi assicuro che è un professionista con la P maiuscola e un campione vuol sempre vincere. Quando arriva secondo, seppur alle spalle di avversari di tutto rispetto, gli brucia, perché è il classico che ogni giorno, ogni settimana, ogni mese cerca di avvicinarsi alla miglior versione di sé. I prossimi 3 anni insieme alla Red Bull Bora Hansgrohe saranno molto importanti per entrambi, per lui con i gradi di capitano e per me nel ruolo di gregario. Cambiare è allo stesso tempo un punto di domanda e uno stimolo, ci daremo degli obiettivi chiari e cercheremo di raggiungerne il più possibile, nonostante il gruppo nuovo da costruire e un livello di competizione alto come non mai».

Nel tuo cassetto dei sogni cosa è rimasto?

«Vorrei tanto correre la Roubaix, è l'unica gara World Tour che mi manca, l'ho disputata da Under 23 e Junior, ma mai da professionista. È un mio desiderio ma non ossessivo, so che è una corsa in antitesi al mio lavoro, molto rischiosa, quindi capirò se la squadra preferirà non schierarmi al via. Per il resto i miei obiettivi sono tutti legati ai miei capitani. Vorrei essere nella squadra che nei prossimi anni vincerà il Tour de France e il Giro d'Italia».


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