GRAVEL, VIAGGI, PRECONCETTI E LE CORSE SU STRADA IN CINA: PELLAUD A 360 GRADI SULLA SUA VITA TUTTA BICI E PASSIONE

PROFESSIONISTI | 14/07/2025 | 09:00
di Federico Guido


Come è possibile che un corridore con i numeri di Simon Pellaud, capace fino all’anno scorso d’infiammare con le sue fughe corse World Tour e non solo, sia finito in Cina? Cosa l’avrà spinto, lui che vive in Colombia, ad approdare in Asia per correre su strada? E come si starà trovando?


Sono queste le domande che ci hanno spinto, nelle scorse ore, ad avvicinare il trentaduenne elvetico ex Trek e Tudor al Tour of Magnificent Qinghai 2025, quarta corsa in terra cinese della carriera (e prima da sette anni a questa parte) in cui il nativo di Martigny non ha tradito la sua indole di attaccante lanciandosi più volte in avanscoperta e animando ripetutamente, come solo lui (o quasi) sa fare, le varie tappe in programma.

Con grande schiettezza e serenità, Pellaud ha risposto a tutte le nostre curiosità spiegandoci, senza lesinare dettagli, come abbia deciso di competere su più fronti, come stia gestendo le trasferte e che tipo di ambiente lavorativo sia quello della Continental cinese, la Li Ning Star, in cui si è inserito.

Simon, innanzitutto spiegaci come sei arrivato a correre con la Li Ning Star? Come è nata questa opportunità?

“Avevo conosciuto anni fa in Svizzera il direttore Alex e ho sempre tenuto d’occhio la squadra da lontano. Alla fine della scorsa stagione è nato questo progetto gravel con la Tudor Pro Cycling e una delle condizioni che ho posto per sposarlo era di poter avere una squadra con cui fare dell’attività anche su strada. Questo perché il livello delle competizioni gravel è sempre più alto, ci vuole moltissimo ritmo e io sono uno che ha bisogno di competere. Avere 10-15 giorni gare all’anno, come succede nel mondo gravel, a me non basta e quindi ho scelto di venire qua in Asia, una terra che mi è sempre piaciuta molto, firmando per una squadra cinese. Quando l’ho ufficializzato ho sentito persone dirmi “ma cosa vai a fare là” ma questo perché in Europa non abbiamo una bella immagine di questo posto. E, invece, mi sono ritrovato in un team che è veramente come una famiglia: Jan, ad esempio, è il massaggiatore ma si occupa anche di prenotare i voli della logistica, mentre Alex fa il direttore. Mi sono trovato veramente benissimo e sono davvero coinvolto: spesso conduco i meeting di squadra in prima persona, utilizzo VeloViewer e ti dirò, è un qualcosa che non mi dispiacerebbe fare in futuro”.

Tra le altre cose, mi pare che in squadra non siate assolutamente messi male a livello di materiali…

“Vero, anche questo è stato un fattore importante per la mia decisione. Qui, da questo punto di vista, siamo messi veramente benissimo ed equipaggiati in maniera davvero professionale, segno di come le cose vengano fatte per bene. In Europa nessuno conosce Li Ning, in Cina invece c'è un negozio in ogni città e in ogni centro commerciale. È uno sponsor veramente forte che vuole crescere in futuro, paragonabile a quello che sono in Europa con Nike e Adidas”.

Per ascoltare il contenuto della restante parte della chiacchierata che abbiamo fatto con Pellaud e sentire il suo parere sull’attuale Tour de France, conoscere come si sia avvicinato al gravel e sapere cosa pensa dei possibili nuovi sbarchi in Cina dei corridori europei, vi rimandiamo all’appuntamento con il nostro podcast settimanale Bla Bla Bike dove potrete godervi i rimanenti minuti dell’intervista.

Photo Credit: Adrian Hoe


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