GIOVANNI FIDANZA. «ISOLMANT IL TEAM GIUSTO PER CRESCERE. IN ITALIA GLI ATLETI CI SONO, MANCANO SQUADRE DI VERTICE E RISORSE»

INTERVISTA | 06/06/2025 | 08:17
di Luca Galimberti

Impegno, professionalità e passione: sono questi i tre pilastri su cui Giovanni Fidanza poggia la sua attività nel ciclismo. Prima in sella (Professionista dal 1989 al 1997) e poi alla guida dell’ammiraglia, il bergamasco classe 1965 ha maturato molta esperienza che da diverse stagioni trasmette alle atlete della Isolmant - Premac – Vittoria, formazione Continental in cui nel 2025 militano quattordici atlete. In questa prima parte di stagione le cicliste in maglia rossonera sono state spesso protagoniste e, pedalando in sella alle loro bici Guerciotti, nelle ultime settimane hanno colto diverse affermazioni. Tuttobiciweb ha raggiunto telefonicamente Fidanza per analizzare il momento della squadra e del movimento ciclistico in generale.


Giovanni, anche per il 2025 hai allestito una squadra molto giovane, l’età media è di 22 anni, e battagliera. Come giudichi finora l’annata del tuo team?


«Sono contento, ho notato che un miglioramento e una crescita da parte di tutte le nostre atlete. È aumentata l’esperienza e ci siamo tolti anche qualche soddisfazione vincendo con Gaia Tormena e Federica Piergiovanni».

La valdostana ha conquistato il successo a Pasqua salendo sul podio assieme alla compagna di squadra Emanuela Zanetti mentre la pugliese nelle scorse settimane si è fatta notare a cronometro e in gare in linea.

«Sì, sono state davvero brave. Ma a prescindere dai successi, che fanno sempre estremamente piacere, è proprio la crescita delle ragazze che mi soddisfa particolarmente. La nostra squadra lavora per quello, con quell’obiettivo».

Spiegaci meglio.

«Il nostro team è Continental, deve fare da collegamento tra la categoria Junior e le categorie di vertice del ciclismo. La nostra missione è  preparare le ragazze, farle crescere senza pressioni per poi poter salire a livelli superiori. Pensate a ciò che abbia fatto con Gaia Realini o Debora Silvestri, solo per fare due nomi. Lo dico spesso alle ragazze che sono alle prime stagioni da noi “correte con le elite ma non dovete avere fretta, datevi sempre due o tre anni per fare esperienza”. Per questo prediligiamo il calendario italiano: nelle gare Open si cerca il risultato mentre nelle gare WorldTour ci si mette alla prova, si capiscono meglio alcune dinamiche di gara e di lavoro di squadra».

A proposito di calendario, quali sono i prossimi appuntamenti?

«Attualmente in agenda abbiamo la trasferta in Francia dove fra qualche giorno correremo l’Alpes Gresivaudan Classic, poi saremo al Giro dell’Appennino e i Campionati Italiani. La speranza è anche quella di poter partecipare al Giro d’Italia Women, vedremo se gli organizzatori ci inviteranno».

Giovanni, il ciclismo femminile sta crescendo e alcuni addetti ai lavori affermano che la crescita sia fin troppo veloce. Tu cosa ne pensi?

«La crescita è sotto gli occhi di tutti, è stata una evoluzione necessaria e sono davvero felice che ci sia stata. La rapidità nello sviluppo credo sia dovuta al fatto che lo spazio da colmare era molto. Si è andati velocissimi, ora credo il movimento debba mantenere un livello alto: questa è la vera sfida per il futuro».

Ristringiamo un po’ il campo, come sta il ciclismo di "casa nostra"?

«La situazione del ciclismo italiano è complessa. Ma, attenzione, non sono d’accordo con chi dice che mancano gli atleti. I corridori ci sono: sono sparsi, attratti da team stranieri. Il vero problema è che in Italia non ci sono più squadre Worldtour. Gli atleti per correre ad alto livello devono andare all’estero e la stessa cosa vale per le tante eccellenze italiane tra direttori, meccanici, massaggiatori e altri componenti dello staff, si accasano all’estero. È un problema legato alle risorse. Posso fare un esempio?».

 Certo.

«Una realtà come la nostra, che come ho detto prima ha una mission chiara e precisa, si poggia sugli investimenti di aziende e imprenditori appassionati che ci sostengono in primis per amore per la bicicletta e perché condividono il nostro modo di operare. A loro che dobbiamo dire un immenso grazie ma è innegabile che la disparità con team che possono contare sull’appoggio di fortissime multinazionali o aziende statali è tantissima. E di conseguenza, giustamente, gli atleti e le atlete  sparpagliano in squadre straniere».

Quale può essere una soluzione?

«Forse sarebbe un tema da affrontare a livello di politica sportiva».

Giovanni, torniamo a parlare di gare. Da corridore hai partecipato a sei edizioni del Giro vincendo la classifica a punti nel 1989: prima di salutarti ti chiedo, ti è piaciuta la “corsa rosa” di quest’anno?

«Sì, è stato un Giro d’Italia bello, avvincente e incerto fino alla fine. Mi ha colpito Del Toro: una bella scoperta. Yates: stato furbo ma ha anche dimostrato che l’esperienza e una Visma Lease a Bike che ha finito in crescendo sono state determinanti. Mads Pedersen: in super forma ma le sue doti non le abbiamo certo scoperte in questo Giro».  

 

 

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COMMENTI
Bravo
6 giugno 2025 21:55 Geomarino
Bravo Giovanni!!
Analisi perfetta!!!

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