VERSO ROUBAIX. GLI INDISTRUTTIBILI OVVERO QUELLI CHE NON SI SONO MAI RITIRATI: CHIARA CONSONNI - 3 / GALLERY

DONNE | 08/04/2025 | 08:26
di Benjamin Le Goff

La Parigi-Roubaix è una corsa per specialisti, forse la più indomabile delle classiche e sicuramente quella che richiede i requisiti fisici e tecnici più severi. La sua crudeltà e la sua durezza spaventano alcuni, ma ispirano molti altri, che ne fanno il momento clou della loro stagione. E c’è chi la Roubaix la ma e non si è mai arreso di fronte ad essa: John Degenkolb, Jasper Stuyven e Oliver Naesen non si sono mai ritirati nella Regina delle Classiche, e lo stesso vale per Margaux Vigié e Chiara Consonni, che hanno disputato e concluso le prime quattro edizioni della Parigi-Roubaix Femmes avec Zwift. Li abbiamo incontrati per capire i dettagli della loro preparazione, la tecnica che permette loro di pdelare sul pavé, i loro piccoli trucchi e anche l'aspetto mentale di questa sfida, che hanno padroneggiato meglio degli altri.


Chiara Consonni non ispira certo visioni infernali. La giovane ciclista bergamasca ha un carattere esuberante che alimenta slanci di gioia punteggiati dalle sue risate, anche quando si tratta di affrontare le fatiche della Parigi-Roubaix, la corsa dei suoi sogni.


Conosciuta per la sua personalità vivace e poliedrica, Chiara è anche una ciclista tosta che sa gettarsi a capofitto nell'Inferno del Nord. Dove né le cadute né le forature hanno smorzato il suo entusiasmo. Consonni è una delle poche atlete ad aver concluso tutte le edizioni della Parigi-Roubaix Femmes avec Zwift, cogliendo un piazzamento nella top-10 nel 2023 (9°). Ma ha sogni molto più grandi...

LA PREPARAZIONE: «OGNI PASSAGGIO È FONDAMENTALE»
Dopo essersi classificata nella top-30 delle prime quattro edizioni della Parigi-Roubaix Femmes avec Zwift, Chiara Consonni è tutt'altro che una debuttante. Eppure «cerchiamo sempre di fare molte ricognizioni», dice la ciclista italiana, che ha corso sui pavé del Nord-Pas-de-Calais la scorsa settimana con la sua Canyon//Sram zondacrypto.

«La Parigi-Roubaix arriva alla fine della campagna delle classiche del Nord, quindi abbiamo un'intera stagione per adattare il materiale e fare ricognizioni specifiche mentre siamo nelle vicinanze».

Ricognizioni che non solo ravvivano le sensazioni del pavé ma accrescono la fiducia degli atleti in vista di una delle giornate più stressanti della stagione e soporattutto portano anche a scelte meccaniche essenziali: «Riuscire ad accumulare molti dati, fare diversi test sulla pressione degli pneumatici, su come adattarsi alle condizioni meteorologiche che si avranno il giorno della gara: tutto questo è fondamentale. Ad esempio, l'anno scorso avevamo la possibilità di utilizzare la corona singola, ma io non volevo e ho scelto la doppia corona anteriore».

Da velocista, Chiara pone grande enfasi sull'essere pronta a darsi battaglia nel finale: «La cosa più importante per me è sicuramente bilanciare la pressione delle gomme perché ci sono molti settori di pavé da affrobntare ma l'arrivo sul velodromo è uno sprint puro».

IL PAVÉ: «LA SFIDA È NON PERDERE LO SLANCIO»
Difficilmente si può affermare che qualcuno «conosca» i sassi del Nord e come domarli. Possono essere molto diversi da un luogo all'altro, tanto per cominciare. «Prima di Roubaix avevo già fatto grandi classiche come le Fiandre e la Gand-Wevelgem, quindi ero un po' abituata, ma il pavé di Roubaix è ancora più difficile di quello del Belgio. "C'è molto più spazio tra un masso e l’altro, quindi la sfida è non perdere velocità e slancio».

E poi, gli stessi ciottoli possono presentare sfide drasticamente diverse in due giorni separati, come ha imparato nel 2021. «La prima volta che ho corso sul pavé della Parigi-Roubaix è stato due mesi prima della prima edizione. Abbiamo fatto una ricognizione con Valcar, era bel tempo... E poi è stato terribile il giorno della gara! Ha piovuto dal chilometro zero fino alla fine ed è stato molto diverso cercare di controllare la bicicletta e rimanere in equilibrio sul pavé. Ma la verità è che mi sono divertita un sacco».

Nel corso degli anni, Consonni ha sviluppato un proprio rapporto con il pavé di Roubaix e soprattutto con un settore, che ritiene sia il più bello che il più impegnativo: «Il Carrefour de l'Arbre è probabilmente quello che mi emoziona di più. È lì che si fa la gara, dove le più forti cercano di andare via. Ma ricordo di essere esplosa lì nella seconda edizione. Probabilmente mi mancava l'esperienza e non ho mangiato abbastanza durante la gara. Nell'ultimo settore si sono spente le luci e mi sono sentita malissimo fino al traguardo».

LA MENTALITA’: "SOGNI E INCUBI"
Per quanto corsa ormai conosciuta, la Parigi-Roubaix conserva un grande grado di irrazionalità che Consonni abbraccia pienamente: «È la corsa dei miei sogni... Perché è pazzesca, come me! La Parigi-Roubaix mi regala sogni e incubi. Mentalmente e anche emotivamente, sono molto coinvolta da questa gara. Prima della partenza sento quella motivazione in più, quella voglia di spingermi oltre i miei limiti, fino a dare il 110%».

E ancora: «All'inizio avevo un po' paura, non è una gara facile: non c'è alcuna salita, ma è peggio di una tappa di montagna del Tour de France. E ricordo anche l'emozione della mia prima Roubaix: ero entusiasta, volevo godermi l'esperienza e divertirmi, e ci sono riuscita».

Per quanto sia impegnata a dare il meglio di sé, Consonni mette anche le cose in prospettiva, professando una saggezza ispirata dalle sue esperienze contrastanti nella Parigi-Roubaix Femmes avec Zwift: «Devi affrontare la gara sapendo che il migliore non vince necessariamente in una corsa del genere: è importante. Questa è la mia mentalità prima dell'inizio e poi... qualunque cosa accada, succede. Penso che sia una gara in cui ci vuole fortuna dalla tua parte, per evitare forature e cadute. Anche nel finale, credo che la fortuna sia più importante che avere le gambe migliori».

IL RITIRO: «HO CONTINUATO PERCHÉ È LA ROUBAIX»
«Mai, mai!». Chiara non può immaginare di ritirarsi dalla Parigi-Roubaix Femmes avec Zwift, corsa che è «orgogliosa" di aver sempre portato a termine nonostante le tante insidie che colpiscono chiunque, a tutti i livelli della corsa. Quella dell'anno scorso è stata una delle gare più difficili per me. Avendo già l'esperienza delle prime tre edizioni, volevo davvero fare bene. Sono rientrata con la mentalità giusta ma ho forato due volte, sono caduta una volta e così mi sono trovata a inseguire il gruppo dal primo settore. Ero sempre indietro, non riuscivo mai a stare con il primo gruppo. Avevo perso l'occasione di fare qualcosa di buono ma non mi sono mai arresa e sono comunque riuscita a portare a termine una gara difficile. E per me è stato un motivo in più per dire: “Devo farla anche l'anno prossimo, devo essere più forte e ancora più motivato per poter salire sul podio”».

E aggiunge: «Ho continuato solo perché è la Roubaix», assicura. Le ossa rotte potrebbero essere l'unica cosa che la fermerebbe... Forse. Nel 2018 partecipava per la prima volta a un altro evento a lei caro, il Giro d’Italia, e ha concluso la tappa 5 con un gomito rotto prima di essere trasportata all'ospedale di Omegna. Quella volta non ha avuto altra scelta che ritirarsi, «un po' ammaccata ma sempre con il sorriso”, come ha detto lei.

L'EXTRA: «CERCO DI FARE QUALCOSA PER CUI SARÒ RICORDATA»
Ascoltando Chiara Consonni, sembra quasi naturale che la Parigi-Roubaix Femmes avec Zwift sia diventata la fonte dei suoi sogni ciclistici più sfrenati. «Ricordo soprattutto la prima edizione. Era il 2021 e vVedere vincere Sonny Colbrelli mi ha fatto pensare che un giorno potrò essere lassù anche io e provare a fare qualcosa per cui sarò ricordata. E, lo confesso, mi piace la pietra che riceve il vincitore».

Dalla partenza fino alle docce della Roubaix, la velocista italiano abbraccia in pieno la tradizione dell'Inferno del Nord e naturalmente si sente a casa al traguardo: «È molto emozionante entrare nel velodromo, soprattutto per me che amo correre su pista. . Finire la mia quattro Roubaix in questo velodromo l'ha resa ancora più commovente e speciale».

LA SCHEDA
Chiara Consonni (Canyon//Sram zondacrypto)
Nata il 24 giugno 1999 a Ponte San Pietro (Bergamo)
Squadre: Valcar PBM / Valcar Cylance / Valcar-Travel & Service (2018-2022) / UAE Team ADQ (2023-2024) / Canyon//Sram zondacrypto (dal 2025)

Vittorie principali:
    3 tappe del Giro d'Italia Femminile
    Dwars door Vlaanderen 2022
    Tour dell'isola di Chongming 2023

Risultati alla Parigi-Roubaix:
2021: 30°
2022: 25°
2023: 9°
2024: 30°

La curiosità: Proveniente da una famiglia di ciclisti, Chiara Consonni ha mostrato il suo talento fin da giovanissima, su strada (è diventata professionista a 18 anni) e su pista, disciplina che l'ha vista conquistare ori e allori europei e mondiali fino al titolo vinto ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 nella madison in coppia con Vittoria Guazzini.


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