RAPPORTI & RELAZIONI. UN BEL GIOCO

TUTTOBICI | 26/12/2024 | 08:21
di Gian Paolo Ormezzano
Ma che cosa buffa! Ma che cosa tragica! Mi urge dentro sempre tanto - e tutto quasi nuovo, nel senso di ritrovato - da scrivere sul mio ciclismo, una sorta di enorme debito che cresce e cresce, e non so come doverosamente cominciare ma sempre comincio. Ho paura di apparire datato, patetico, nostalgico, smemorato, presuntuoso come tutti quelli che, vissuto eccome il loro tempo, non accettano paragoni, fu il meglio possibile, e non amano rivisitazioni o revisioni all’insegna del “ma cosa posso ancora scrivere di bello, di valido?”.

Mi ritrovo scocciato per la mia pochezza, sia una sorta di dolenzia con grovigli di accavallamenti dei tasti da parte delle dita scriventi, cosa ammessa e persino prevista dopo i tre covid che ho subito con sei vaccini intermedi, sia spesso un mio mancato riscontro alle esigenze altrui. L’altro giorno da una città italiana ciclistica, forse la più ciclistica che ci sia, mi hanno sollecitato a esercizi scritti di memoria “ginnica”, per volteggiare fra i ricordi. Ho detto di lasciar perdere. Paura smemoratezza stanchezza esaurimento? Diciamo paura di non saper più essere all’altezza della ipotesi di narrazione, di quanto vidi, di quanto uno bravo saprebbe descrivere bene. Con materiale umano e paesaggistico e sociale e insomma altamente giornalistico, poi. Ma la paura mi passa, e allora scrivo. Ec­comi.

Ricordo che Vincenzo Torriani, il sire del Giro d’Italia, dopo avermi invitato per una cena amicale ma inquisitoria a casa sua a Milano, scoprì che ero un buono, ma­gari fesso ma buono, e mi arruolò fra i suoi paggi me­glio considerati, chiedendomi anche pareri su suoi progetti vicini e lontani. Ne fui lusingatissimo e non accettai mai di sapere che lui faceva così con tutti i ”nuovi”. Ri­cordo anche – e non dimenticherò mai, e ne scriverò dunque sempre – di quando lui mi apparve come una di­vinità delle nevi nel turbine bianco neve dall’auto in cui stavo, uscita di strada sulla innevatissima montagna massima del Giro, rientrante e bloccante la corsa. Mi guardò come se la colpa fosse tutta ma proprio tutta mia e allargò le braccia in segno di sofferto perdono. Era una cosa da poco, l’auto venne presto rimessa in carreggiata, la carovana rosa era ancora lontana, ma Vincenzo mi fece sentire profanatore, blasfemo, iconoclasta verso la sua corsa, la sua cosa, la sua vera casa.

Ricordo quando in sala stampa finivo prima di tutti il servizio, al Giro come al Tour, dove - già scritto e scrittissimo ma bello anche da riscrivere - la cantante francoitaliana di nascita egiziana mi aspettava per parlare con me la lingua dei padri e nonni suoi calabresi, fra lazzi lubrichi di colleghi ignoranti. Ero giovane, al Giro non avevo ancora incontrato nessuno del suo calibro o con le sue richieste, così parlicchiavo con lei e poi aspettavo che terminassero di lavorare i colleghi, magari rompevo loro le scatole mentre erano al dattilosprint finale dell’articolo col mio interloquire sulla tappa, mi beccavo molti vaffan, lo facevo per interesse mio del ciclismo, anche se non mi veniva di spiegarlo bene.

Ricordo quando di solito, la sera a cena con quei colleghi, sostenevo che il ci­clismo che adoravamo e in­fiocchettavamo con la nostra impegnatissima prosa era in fondo quello geograficamente piccolo di ItaliaFran­cia­Bel­gio, con leggere infiltrazioni tedesche svizzere olandesi lussemburghesi spagnole portoghesi, e dicevo che quando fossero arrivati i grandi atleti veri del mondo tutto gli scorfani nostrani sarebbero stati oscurati. Atleti veri magari plasmati da altro sport negli Usa californiani del nuoto e dell’atletica che beneamavo, atleti tanto diversi dai ciclisti loro connazionali pistards della costa ovest, quelli di New York e Chicago delle SeiGiorni. Passavo per pazzo miscredente e me ne compiacevo, unico modo per farmi notare in una congeria abituale, consolidata di suiveurs diciamo classici. Tutti morti ormai, nessuno di loro qui a darmi enfin ragione, quando adesso basta una Slovenia con quattro atletici gatti per riscrivere tutto il ciclismo.

Ricordo quando stava con me in auto un ragazzino spedito dal­la rosea a farsi le ossa sulla strada lasciando gli stadiuzzi della pallavolo (non ancora nato il volley), si chiamava Gianni Mura e mi chiedeva specie della Fran­cia. Ricordo Mario Fossati che mi parlava del suo collega sommo Gianni Brera co­me di un dio però pignolo e talora anche noioso, di Gian­ni Brera quando mi parlava di Mario Fossati come del più bravo di tutti, ma guai a farlo sapere al timidone che era. Ricordo tutto e bene, almeno credo. Non so ricordarmi se mi ponevo allora questa domanda, ultimamente divenutami virale: ma di cosa scrivo, frega qualcosa a qualcuno? Forse anche le righe fin qui rientrano nel cerchio buio del dubbio su una loro persistente, vacua inutilità. O forse è, ed è stato sempre, da sempre, tutto e soltanto un gran bel gioco, che magari continua. Un bel gioco che mi dura da una vita…

da tuttoBICI di dicembre

Copyright © TBW
COMMENTI
Un ultimo grazie
27 dicembre 2024 13:33 Cyclo289
Grazie per questo ultimo articolo, riposi in pace. Un abbraccio ai familiari.

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Il Tour de France ha un nuovo padrone: Tadej Pogacar ha conquistato il traguardo di Les Angles e si è ripreso la maglia gialla. La UAE Emirates-XRG ha iniziato a dimostrare tutta la sua superiorità e in tre giorni di...


Già dal primo giorno, il Tour de France di Arnaud De Lie non era iniziato sotto una buona stella. Oggi il corridore belga è stato costretto ad abbandonare il Tour durante la terza tappa. Dopo aver sofferto di un'infezione addominale nei...


Lorenzo Finn non si ferma e al Sibiu Tour 2026 continua tanto a inanellare successi, convincendo ogni giorno di più, quanto a smarcare nuovi traguardi. L’ultimo, dopo la prima vittoria a livello professionistico conseguita ieri, il diciannovenne ligure lo...


Tadej POGACAR. 10 e lode. Si va a prendere quello che già poteva prendersi ieri pomeriggio. Se lo va a prendere grazie al lavoro stupendo dei suoi compagni di squadra, di un Isaac Del Toro superlativo che gli restituisce il...


Tappa, maglia e tutti coloro che ieri lo hanno criticato, finiscono zittiti: Tadej Pogacar stavolta non fa regali e mette il suo sigillo nella terza tappa del Tour de France da Granollers a Les Angles di 196 km. Lo sloveno...


Fantastica doppietta per Lorenzo Finn al Sibiu Tour 2026. A 24 ore di distanza dal successo che gli ha consentito di mettere le mani sulla maglia gialla, il giovane ligure della Red Bull BORA hansgrohe ha replicato sull'iconico arrivo...


Non è certo la prima volta che i ciclisti incontrano animali sulla loro strada, ma incrociare le ruote con un orso, ancorché piccolo, non capita tutti i giorni. Beh, Lorenzo Mark Finn potrà raccontare anche questa perché il ciclista in...


Saranno 42 gli azzurri in gara ai Campionati Europei Pista Juniores e Under 23, in programma dal 7 al 12 luglio al Velodromo di Cottbus, in Germania. La rassegna continentale assegnerà 44 titoli europei e vedrà al via 485 atleti...


C’è un modo consueto di raccontare il Tour de France. Si parte dai favoriti, dai duelli annunciati, dalla montagna, dalle cronometro, dalle squadre, dalle strategie. Si parla di Pogačar, di Vingegaard, degli uomini di classifica, degli sprinter, dei capitani e dei gregari. È...


Il conto alla rovescia è iniziato. La nuova linea di biciclette ad alte prestazioni Ducati sarà presentata ufficialmente il prossimo 3 settembre 2026, in occasione dell’International Bike Festival. Progettata da Ducati in sinergia con il Gruppo Zecchetto, realtà con oltre trent’anni...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra