BRUNO ZANONI E QUELLA PASSIONACCIA PER LA BICICLETTA

STORIA | 08/11/2023 | 08:20
di Alessandro Brambilla

Maglia nera al Giro d’Italia 1979, maglia rosa per tutta la vita. L’ uomo Bruno Zanoni ha decisamente superato il campione. E oggi, giorno in cui vengono celebrate le sue esequie a Laigueglia, il mondo ciclismo del ciclismo lo saluta un'ultima volta.


Bruno è nato il 29 luglio 1952 a Nembro, il paese della Val Seriana in cui tanti ragazzi sognano di diventare campioni di ciclismo, calcio e atletica leggera. Diventare campione in bici era il sogno di Bruno quando frequentava le medie. E così è salito in bici con la maglia giallonera della Rota Nembro che negli Anni 60 era un formidabile serbatoio del ciclismo agonistico.


Le vittorie che Bruno ottenne da esordiente attirarono tante attenzioni dei tecnici in cerca di validi passisti. I dirigenti del Pedale Sportivo Trevigliese ebbero la felice intuizione di assicurarsi Zanoni da schierare nelle gare per allievi. Negli Anni 60 le categorie erano strutturate in modo diverso dall’attuale. Gli allievi avevano 16 e 17 anni e Zanoni aveva doti da passista ideali per il progetto del Pedale Sportivo Trevigliese. Era l’epoca in cui il sodalizio di Treviglio organizzava la Coppa Adriana, Campionato italiano allievi della cronosquadre. Si svolgeva a Treviglio con partenza alla Same e quella corsa per il Pedale Sportivo Trevigliese veniva prima di tutte le altre. L’imperativo era vincerla e la società biancoazzurra ci riuscì per merito di Bruno Zanoni che del quartetto era il perno.

Forte del titolo di Campione d’Italia della cronosquadre il corridore della Val Seriana approdò alla categoria dilettanti di terza serie (avevano 18 anni) con maglia bianconera della Pellegrini Ranica. Era la società di Nello Pellegrini, ambulante di formaggi che coi suoi sacrifici consentiva ai giovani di cimentarsi nel ciclismo. A suon di vittorie il giovane Zanoni conseguì il punteggio per diventare un dilettante di seconda serie nel 1971. Erano molte le società che volevano Bruno Zanoni, bravo su strada e pista. Tra queste la Selziere Cima (poi divenuta in blocco “Itla”). Nello Pellegrini si tenne ben stretto il suo pupillo scaltro e vincente. Bruno nel 1973 regalò al suo patron soddisfazioni immense. Era l’unico valido alfiere della Pellegrini Ranica, spesso nei finali di gara doveva combattere contro le coalizioni della Itla, squadra di Vittorio Algeri, Serge Parsani e Gianfranco Foresti, dell’ Iclas, team dei fratelli Gibi e Gaetano Baronchelli, di Passerini, Comense e altri. Eppure Zanoni riusciva a vincere corse di spessore. Nel 1973 Bruno si laureò anche Campione d’Italia dell’inseguimento a squadre col quartetto della Lombardia. La sorpresona arrivò a fine 1973: Bruno era il dilettante di prima serie della Lombardia col maggior punteggio federale. Addirittura Zanoni aveva battuto nelle graduatorie a punti del Comitato lombardo Gibi Baronchelli, quell’anno trionfatore in Giro d’Italia baby e Tour de l’Avenir (l’unico a riuscirci, tra l’altro in un solo anno).

I brillanti risultati del 1973 indussero Ernesto Colnago a far ingaggiare Bruno dalla Scic per il biennio 1974-75: il classico contratto biennale che si faceva ai neoprofessionisti. Bruno diventò così la spalla di Gibi Baronchelli, Enrico Paolini e Franco Bitossi. Il 1975 di Zanoni non fu esaltante, anche perché bersagliato dalla sfortuna. Non venne confermato dalla Scic e passò nel gennaio 1976 alla GBC del diesse Dino Zandegù con bici Guerciotti. Il ’76 è l’anno in cui Bruno si prese delle belle soddisfazioni in pista. Infatti il ct azzurro Vanni Pettenella (subentrato a Maspes, out per problemi di salute) lo convocò per i Mondiali di Monteroni di Lecce. Bruno si cimentò nell’inseguimento individuale ottenendo un buon tempo in qualificazione, sufficiente per disputare gli ottavi di finale. I professionisti correvano l’inseguimento sui 5 chilometri.

Per il meccanismo degli accoppiamenti Zanoni affrontò il miglior Francesco Moser versione pistard (record dell’ora a parte). Nella gara degli ottavi Francesco raggiunse Bruno al quale rimase la soddisfazione di aver partecipato al Mondiale. Moser vinse il titolo iridato. Nel 77 la GBC di Zandegù s abbinò all’Itla di Domenico Garbelli, infoltendosi di neoprofessionisti e mantenendo in organico Zanoni, tutti in sella alle bici Rossin. Per la stagione 1978 Bruno scelse di rimanere con Zandegù nella squadra denominata Mecap-Selle Italia, con bici Colnago. Tutti menzionando Zanoni citano la conquista della maglia nera al Giro d’Italia 1979. In realtà la vera bella soddisfazione della carriera del bergamasco è relativa al successo nella tappa del 18 maggio 1978 al Giro d’Italia. L’alfiere Mecap s’impose per distacco nella semitappa mattutina di 74 chilometri; in quella pomeridiana successo di Moser. Circolarono voci che in base alle quali nella cronoindividuale di Venezia era intenzione di Bruno finire in mare e farsi soccorrere onde suscitare scalpore. Fortunatamente evitò di farlo.

Nel gennaio 1979 il bergamasco diventò vessillifero Fast-Gaggia, con Italo Zilioli direttore sportivo e Roberto Visentini capitano. La Fast -Gaggia aveva le bici Pinarello. Al Giro Bruno riuscì a compiere l’impresa di arrivare ultimo. Quella del 1979 è l’ultima edizione del Giro con assegnazione della maglia nera. Anche per questo adesso che è lassù la maglia nera sarà sempre sua. Nei nostri cuori è sempre maglia rosa.

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