UN PIEDE DI KOULIBALY

TUTTOBICI | 29/07/2023 | 08:21
di Cristiano Gatti

Che estate di cattivi pensieri (citazione-omaggio all’indimenticabile Gianni Mura). Ce n’è uno, in particolare, che ci ac­compagnerà a lungo. In so­stan­za è un fastidioso raffronto, che più di mille analisi spiega molte cose su come vada il mondo e su dove possa andare il mondo del ciclismo.


Il mondo va, come sempre, dove vanno i soldi, e non c'è verso di cambiare le direzioni. Il mondo del calcio adesso va dove crescono i dollari sulle palme, nell’arcipelago luccicante delle lande arabe, che come tutti sappiamo galleggiano sui forzieri dei petrodollari. Dopo essersi fat­ti la rubinetteria d’oro in ba­gno, gli sceicchi si sono messi ad acquistare il divertimento del calcio, prima andandolo a comprare sul posto, in In­ghil­terra, ora - magari stanchi di fare tutti quei chilometri - spostandolo direttamente in casa propria, acquistando i pezzi migliori del mercato. Una volta cimitero degli elefanti, capolinea per gente qua­rantenne con la prima pan­cia, ora il calcio di quelle parti attira i colossi del settore, ancora vivi e vegeti: si prende il meglio senza neppure trattare sul prezzo, il prezzo è l’ultimo dei problemi.


È da giorni e giorni che a me rimbomba nelle orecchie una certa ci­fra. Koulibaly, ex centrale del Napoli, poi un anno al Chel­sea, guadagnerà trenta milioni netti all'anno dall'Al Hi­lal, per tre anni. Mi limito a questo esempio, l’ultimo, per entità (spaventosa) della cifra e per livello (altissimo) del giocatore, così è sufficientemente chiaro dove davvero stia andando il mondo, quanto meno il mondo dello sport.

Ed è davanti a questo fungo atomico di soldi freschi che a me ancora di più viene il magone, pensando a dove - per contrasto, o forse per contrappasso - stia andando il ci­clismo italiano. Per esplicitare velocemente: lo stipendio di un anno del buon Koulibaly basta e avanza per pagare una formidabile squadra in grado di dettare legge nel ciclismo mondiale, tipo Jumbo, tipo Ineos, tipo Uae, milione più milione meno.

Ora: escluso che un Kou­libaly si prenda la briga di investire un anno dei suoi guadagni (dopo tutto, cosa gli costerebbe?) per fare uno squadrone della bici, a noi resta tutta la ma­linconia del confronto e se vo­gliamo anche di un inconfessabile complesso d’inferiorità. Questi in Arabia guadagnano dei Pil, noi qui in Italia fatichiamo a trovare un finanziatore da 2-3-5 milioni (chiedere eventualmente a Ivan Bas­so o alla famiglia Reverberi). Naturalmente, sto ragionando al limite, al limite del paradosso, perché a dirla tutta neanche il nostro calcio ha di questi finanziatori autoctoni, tant’è vero che se lo stanno comprando pezzo per pezzo i miliardari stranieri, individui o fondi non fa differenza. Il vero problema, la vera differenza letale, è che il nostro ci­clismo non se lo compra nessuno, tanto meno i miliardari stranieri. Al massimo, ci pren­dono singole persone qualificate, qualche tecnico, qualche massaggiatore, qualche corridore degli ultimi rimasti. Ma in fondo, persino questo mini-market conferma la regola: ci considerano un’azienda in liquidazione, dove puoi scoprire qualche articolo ancora interessante a prezzi stracciati, mai e poi mai qualche danaroso d’alto bordo si sognerebbe di considerarci un grande investimento.

Lascio volentieri ad altri, gli instancabili dei dossier e degli stati generali, squadernare i motivi che ci hanno portati a questa deriva. Resta il fatto che dalla fine dei nostri grandi patron taglio umano (dai Salvarani e Molteni agli Squinzi e Fassa Bortolo), che non hanno mai fatto sentire la mancanza di investitori stranieri, tanto me­no ci hanno fatto avvertire complessi d’inferiorità, da quella fine non abbiamo più conosciuto un solo giorno di riscossa o di rinascimento, co­me piace dire ora. Certo la cri­si del settore ciclo è una delle tante crisi di un intero sistema Paese, ma indubitabilmente noi del ciclismo ci abbiamo messo qualcosa in più. Affidando l'elencazione di cause e rimedi ai premiati centri studi e agli uffici mar­keting, io mi fermo al risultato: un piede di Koulibaly vale più dell’intero ciclismo italiano. Mi fermo al risultato e ci resto di argilla. Comunque tranquilli: andrà tutto bene.

da tuttoBICI di luglio

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COMMENTI
Un falso e comodo problema
29 luglio 2023 09:04 ivangms
Il problema non sono i soldi. Il problema è la mancanza di cultura e apertura verso tutti gli sport. Poi ci sono paesi che storicamente investono in determinati sport ed altri che lo hanno fatto quando conveniva loro fiscalmente (ma non vado oltre con le illazioni). Che poi non mi sembra che Vingegaard corra in una squadra danese e Pogacar in una slovena.

Considerazioni
29 luglio 2023 10:19 italia
Il problema non e' il calcio, ma e' il fatto che sui mass media ci stanno superando sport quali nuoto,tennis, scherma ...; fateci caso se un italiano vince una medaglia di legno viene dato grande risalto; se un ciclista vince silenzio assordante...Speriamo di non fare la fine del pugilato di cui non viene data nessuna notizia!!

Ma cosa c'entra ?
29 luglio 2023 14:44 Albertone
Certi esempi non servono a nulla. Il mondo ciclismo e' ben diverso da logiche e regole del calcio.

Chi si rivede!
29 luglio 2023 14:52 pickett
Durante il Tour Gatti dov'era?Alle Hawai?

Bullet ha ragione
29 luglio 2023 15:19 AleC
Investire nel ciclismo conviene.
Con i soldi di poche decine di spot 30 secondi in prima serata hai una squadra che porta il tuo nome in giro tutto l'anno.
Il problema è: in quale Paese? In un Paese che criminalizza il ciclismo da 25 anni, e che la parte sportiva del ciclismo l'ha relegata tra le brevi di cronaca.
Se no non credete che una utility elettrica, una grande industria alimentare ecc. che hanno dimostrato interesse non tirerebbero su un team WT?
I soldi ci sono, ma in Italia è come seminare sull'asfalto. O peggio.

alec
29 luglio 2023 17:00 Bicio2702
ha ragione da vendere

Invidia
29 luglio 2023 18:41 Cicorececconi
Dall'articolo traspare la solita invidia, senza cercare nessuna soluzione. Perche' e' facile 'rosicare'....molto facile.

Ricordi
29 luglio 2023 22:44 italia
Mi è rimasta impresso un colloquio intercorso tra De Zan e un direttore sportivo nella telecronaca di un dopo corsa: De Zan al DS .... ti vedo preoccupato ... il DS ... ero nella cabina di regia della RAI e ho ascoltato una conversazione.. De Zan ... su che cosa ?DS .... VOGLIONO UCCIDERE IL CICLISMO ! Per decenni quel ricordo quelle parole mi rimasero inconprensibili: oggi ne ho compreso il SENSO!!

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