GANNA, IL CICLISTA PIÙ VELOCE DEL MONDO, NEL CICLISMO PIÙ LENTO: IL NOSTRO. VIDEO

APPROFONDIMENTI | 09/10/2022 | 13:33
di Pier Augusto Stagi

Per il ciclismo italiano ormai orfano anche di Vincenzo Nibali, è come un’ora d’aria. Di ossigeno puro. Come se ci avessero attaccato un respiratore dopo una stagione tossica e priva di grandi soddisfazioni. Il record dell’ora di Filippo Ganna è qualcosa di simile. Una boccata d’aria purissima fatta a livello del mare, dentro un velodromo svizzero in legno siberiano, dove il nostro più bell’interprete di cose ciclistiche ha stabilito un nuovo e strabiliante record dell’ora.


Per un movimento ansimante che mostra il peso degli anni e della sua storia centenaria, c’è un ragazzo di soli 26 anni che aggiunge alla sua già preziosa collezione una nuova perla: il record dell’ora. Quello che fu di Giuseppe Olmo e Fausto Coppi, Ercole Baldini e Francesco Moser. Lui, Filippo da Vignone, il granatiere della Ineos Grenadiers, sulla sua Pinarello F HR 3D Bolide da 75 mila euro, si regala un’ora di storia, da leggenda e da capogiro sul filo dei 57 chilometri orari: 56.792 per la precisione.


Filippo Ganna da oggi non solo è storia e leggenda, ma è anche unità di misura e limite: da superare. E non sarà facile, come sostiene Eddy Merckx, che di ciclismo qualcosa ne ha masticato, e di corridori davanti ai propri occhi ne ha visti scorrere.

Da oggi Filippo Ganna è anche ossimoro: l’italiano più veloce di sempre in un ciclismo lentissimo. Il nostro. Noi, i senzaNibali, dovremo farcene una ragione per un po’, dovremo anche farci l’abitudine, anche perché all’orizzonte non si intravvede nessuno che possa sostituire un talento purissimo come lo Squalo, ma in compenso teniamoci stretti questo prodigioso uomo del tempo, questo signore degli anelli che in sella alla propria bicicletta riesce a scrivere storie mirabolanti, senza ricorrere nemmeno alla bacchetta magica, ma solo con l’imposizione e la posizione plastica del suo maestoso fisico, che si fa tutt’uno su quel mezzo... per leggere tutto va a @ltropensiero.

 

 

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COMMENTI
per quel che si è visto
9 ottobre 2022 15:35 fransoli
tra i giovani solo Piccolo lascia ben sperare per ora (undicesimo al Lombardia è un buonissimo risultato per un 21enne che non si chiama Evenepoel Ayuso o Pogacar)... e come se avessimo perso almeno tre generazioni di corridori per strada... tolto lo sfortunato Colbrelli, Moscon e Bettiol si sono dimostrati ondivaghi nel rendimento, Trentin non è un vincente, fra i più giovani Bagioli si sta dimostrando inconcludente anche se talento ne ha, Battistella e Aleotti vanno avanti fra pochi alti e molti bassi, ogni tanto Ballerini va a segno.. lasciamo stare le corse a tappe dove ci rmangono solo i vecchi Pozzovivo e Caruso... oltro a Piccolo ha fatto intravedere qualcosa Milan, chissà, magari può avere un futuro nelle classiche sulle pietre

Il peso degli anni???
9 ottobre 2022 17:45 pickett
Anche il ciclsmo di Belgio,Olanda,Spagna e Francia ha alle spalle + di un secolo di storia,ma queste nazioni,ciclisticamente parlando, scoppiano di salute.Cosa diavolo c'entra la storia centenaria con la crisi del nostro ciclismo lo sa solo Stagi.Riguardo Piccolo,ho la sensazione che abbia dato tutto fino all'ultimo metro,perchè per lui un 11° posto significava tanto,mentre tanti corridori che avrebbero potuto precederlo,una volta persa la ruota dei primi, hanno giustamente mollato perché per loro un 11° posto non significava niente.Comunque un segnale incoraggiante Piccolo lo ha dato,bisogna riconoscerlo.

ciclismo
10 ottobre 2022 07:02 kristi
crisi ....italiana ..a non solo del ciclismo , per lavoro io giro l europa sostando vari mesi in vari posti , ebbene da nessuna parte si vede un popolo tartassato e allo sbando come il nostro italico , non stupiamoci se notiamo defaillance varie , è l andazzo dell italietta .

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