Trent'anni fa, l'addio di Eddy Merckx al ciclismo

| 18/05/2008 | 10:16
18 maggio 1978. 30 anni fa, e non ci riesce di parlarneal passato, Eddy Merckx da l'addio al ciclismo. L'ultima sua corsa, in verità, era stata il Circuito dei Paesi del Waas, il 19 marzo: dodicesimo, al traguardo. Ma l'addio ufficiale alle corse, dichiarato, a neanche 33 anni di età, sarebbe stato oggi: il 18 maggio 1978. Merckx, una maglia nuova, 'C&A', di scarsa gloria, preferiva, per il congedo, la piena stagione agonistica. Voleva il centro del gruppo. Hinault aveva appena conquistato la Vuelta. Moser, quel pomeriggio stesso, al Giro, vinceva in Toscana una splendida cronometro. In quel Giro del '78 che Gimondi disputava ancora, con diligenza, da regista nella Bianchi: per aiutare Johann De Muynck.Ma Merckx, quello della corsa perpetua in testa, a guardar fuggire gli altri non si sarebbe rassegnato mai. Lui, il sovrano dei Giri, dei Tour, delle Sanremo, delle Roubaix e dei Lombardia, dei Mondiali e dei record dell'ora, il monarca orgoglioso di 525 vittorie su 1800 gare disputate, tutto poteva concepire, ma non una ipotesi di declino razionale. Ed al tempo che passava più veloce di lui, avrebbe detto francamente che la sua corsa era finita prima. Nel velodromo di Zurigo, il 10 febbraio di quello stesso 1978, in coppia con Sercu. Aveva vinto, quel giorno, la sua ultima gara: emblematicamente, un Omnium. La gara a punti che assomma tutte le varietà nobili del ciclismo su pista. Una sorta di recital. Perfetto, per quell'Eddy Merckx che non riusciamo tuttora a coniugare all' imperfetto. Gian Paolo PORRECA
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