PERCHE' NON SONO DISPERATO

TUTTOBICI | 25/04/2022 | 08:10
di Gian Paolo Ormezzano

Reputo il calcio uno dei più bei giochi del mondo ed uno dei più brutti sport del mondo. Mi spiego, anche se l’ho già fatto e dunque mi ripeto, ma confido che cambino se non altro generazionalmente gli eventualissimi lettori e che quelli nuovi poi abbiano pochissima memoria, amando essi suffragarla con il computer, il telefoninaccio evoluto. E poi repetita iuvant, come diceva - pronunciando la “a” all’inglese, quasi una “e”, per dire insomma iuvent - quel tifoso bianconero che sperava sempre negli ottavi ripetuti, giocati e stragiocati e straperduti dai suoi bianconeri kokkibelli, di Champions League.


Come gioco il calcio implica forti dosi di affascinante ma soprattutto peccaminoso azzardo spesso travestito da arbitro o consesso arbitrale in caso di var, si apre alle sorprese più impensate ed impensabili, permette di sperare nel successo anche se si è in possesso di carte scarse, di pedine povere, di strumenti umani inutili, e può addirittura accadere - attenzione, accadere è ben diverso da avvenire e i due verbi non debbono es­se­re usati a casaccio per dire, co­me talora accade, la stessa cosa: una sorpresa è ciò che accade, c’entra il caso, un avvenimento è ciò che appunto avviene, c’entra la programmazione - che la Ma­cedonia del Nord batta in Italia l’Italia e non in una partitella amichevole alla trulallero-trullallà, di quelle che solitamente finiscono 2 a 2, ma in una sfida decisiva per la qualificazione alla fase finale del campionato del mondo.


Forte è poi nel gioco del calcio il sospetto di combines, congiure, corruzioni assortite dei rivali o dell’arbitro anzi adesso degli arbitri varati dal var e variati di funzioni. Come nelle migliori bische, ufficiali (ca­sinò) e non, e come in quella bi­sca che spesso sembra essere di­ventato il mondo, il gioco del calcio attira criminali, ladri, speculatori, truffatori, illusionisti, ipnotizzatori, ruffiani, e si capisce an­che femmine d’alto bordo e bassa moralità. Corre, scorre molto de­naro, si arricchiscono in tanti, gio­catori servi cortigiani e speculatori padroni, alle spalle dei tifosi fessi e dei governi imbelli o complici, e pur sapendo che il pallone produce quasi sempre debiti crescono gli investimenti su questo gioco, e provengono da ogni par­te del mondo riccastro. Sapendo che alla fine i debiti non peseranno, la popolarità sfruttabile per usi politici ed economici sarà in­crementata, e i tifosi continueranno a comprare, strapagandole, ma­gliette sempre più arlecchinate di colori e motivi pubblicitari.

Come sport il calcio, il football si pratica con i piedi, ed è tutto dire. Un solo giocatore può usare le ma­ni, e soltanto in certe zone del campo. Fisicamente possono af­fermarsi anche i nanetti, purché veloci e furbastri. Furoreggia la recitazione, simulando sofferenze atroci per un buffetto ricevuto, influenzando arbitri, eccitando tifosi. I giocatori talentuosi sono molti ambiti dai procuratori di contratti e dalle procuratrici di sesso. E via elencando belle cose, cioè in genere cosacce.

Il ciclismo, in Italia per tanti anni in concorrenza di popolarità e attenzioni con il calcio, è l’opposto, è sport spaventosamente onesto ancorché esistano sussurri e voci di doping, combines, adesso anche presenze clandestine di micromotorini elettrici nascosti negli anfratti della bicicletta. I ciclisti alla fin fine deb­bono pur sempre pedalare, pe­dalare, pedalare. E non per nulla questo verbo viene usato fuori dal ciclismo ed anche fuori dello sport tutto, ad esempio nel vasto mondo del lavoro, per ordinare (“pedalaaaa!”) di mettercela tutta, di impegnarsi al massimo: faticare insomma, e soffrire se del caso. Quando anche un ciclista godesse di chimica illecita, fosse infognato in combines immorali, venisse aiutato da un motorino-ino-ino, alla fin fine dovrebbe, per arrivare al traguardo e conquistare successo e soldi, pedalare, pedalare eccome. Già questo fatto, questa sorta di condanna serve da eventuale candeggina, da shampoo ai sospetti, che pure possono avere un fondamento, e da minidecorazione morale aprioristica.

Nel calcio i giornalisti sanno tutto ”dopo”, e appaiono sempre, quasi tutti, come quei loro colleghi cremlinoghi che spiegano le azioni dei moderni zar dopo che esse sono accadute, chiarendo che si tratta di un divenire logico inevitabile, di cui loro, gli espertoni, erano a conoscenza ma di cui non avevano scritto magari per non togliere ai loro lettori il gusto della sorpresa. Nel ciclismo i giornalisti sanno sempre tutto “prima”, osano pronostici spinti, suggeriscono attese motivate, e poi se le cose vanno diversamente dal loro pronostico parlano di splendida incertezza, di tavole rovesciate, di sorprese insite nella precarietà concreta di tanti elementi (la strada, il fisico, il clima…) di uno sport che va in giro a cercare e risolvere problemi, e che quando esegue i suoi riti in spazi ristretti e bene sorvegliabili, pista o circuito, perde irrimediabilmente fascino.

Sono tutte cose che ho già scritto. Non sono senza peccato, anzi, er­go non ho nessuna prima o ultima, nuova o vecchia da scagliare, io che per ormai settant’anni ho fatto il giornalista di ciclismo e di calcio, persino dirigendo un quotidiano sportivo, e che sono “partner in crime”, nella lingua inglese che è la moderna koiné. Sono tut­te cose che mi portano a scrivere che comunque quantunque do­vunque il ciclismo è meglio o me­no peggio del calcio, eticamente parlando e magari giornalisticamente straparlando.

E allora? E allora ho cercato, con questo articolo fra i più facili e doverosi da scrivere in una vita, la mia, che ha visto ben oltre 100 milioni di miei pestaggi di dita sui tasti della mac­china ad hoc, meccanica o elettrica o elettronica che sia, di spiegare a me stesso, e poi anche a chi spartisce i miei pareri, perché non sono stato disperato quando l’Italia del pallone, gonfia di successi europei e di denari che mandano cattivi odori, ha perso nel calcio contro la Mecedonia del Nord che non ha più abitanti di Milano. E per tornare a questo fattaccio mi chiedo persino, gi­rando la domanda a chi legge, se, invece di stupirci per la sconfitta degli azzurri contro i calciatori nordisti macedoni sotto quotati, non dovremmo stupirci, a ritroso, per come gli stessi azzurri sono diventati campioni d’Europa.

da tuttoBICI di aprile

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
E alla fine l'uomo Del Monte ha detto sì... Parafrasando uno slogan pubblicitario di qualche anno fa, ecco l'annuncio della Alpecin Premier Tech: «Sorpresa, sorpresa: Mathieu Van der Poel alla fine domani si schiererà al via della prova di Coppa...


Alessia Vigilia ha chiuso la stagione 2025 sfiorando l'impresa alla Chrono des Nations, battuta per un solo secondo da Ellen Van Dijk, e ha iniziato la nuova stagione sfiorando nuovamente la vittoria nella prima tappa del Santos Tour DOwn Under,...


Il ciclismo come cavia, nel senso che per anni è stato - fin dagli anni Sessanta quando i controlli antidoping sono nati - studiato e indagato, inseguito e perseguito, alla fine anche dilaniato, spesso ingiustamente, se non altro perché non...


In occasione della sesta edizione dell'AlUla Tour, che si svolgerà dal 27 al 31 gennaio in Arabia Saudita, la regione di AlUla si prepara ancora una volta a diventare il palcoscenico di uno spettacolo sportivo e naturale eccezionale. Distribuita su...


Victor Campenaerts non è mai stato un corridore noioso, né in bici né nel tempo libero da dividere con i compagni della Visma-Lease a Bike. Belga, 34 anni, già primatista dell'ora, è stato un formidabile cronoman (due volte campione europeo)...


Contrariamente a quanto avviene nella maggior parte dei casi in queste circostanze, la Decathlon CMA CGM ha approfittato del suo media day per rivelare non solo le prime corse dei principali uomini del suo roster ma anche quelle di...


Non solo una grande classica del ciclismo femminile internazionale ma un progetto educativo, sociale e culturale che attraversa un intero territorio e coinvolge centinaia di giovani. Nel 2026, infatti, la Cycling Sport Promotion affianca al 27° Trofeo Alfredo Binda – Comune...


Roberto Avogadri, una vita di passione e amore indelebile per il ciclismo, ci ha lasciati martedì 13 gennaio. Aveva da poco tagliato il traguardo dei 70 anni e aveva già dovuto affrontare (e vincere) la battaglia con il male incurabile....


Possiamo confessare di aver provato un pizzico di invidia nel leggere che un nuovo velodromo è ormai pronto ad aprire i battenti nel Canton Ticino? Circa 80 ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 18 anni, tesserati nei vari...


Mercoledì 4 marzo 2026 si disputerà la 63ª edizione del Trofeo Laigueglia, classica del ciclismo professionistico italiano che dagli anni Sessanta porta in Liguria alcuni dei migliori interpreti delle due ruote a livello internazionale. Si prevede fin da ora una...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024