IL CICLISTA SAGGIO

TUTTOBICI | 29/03/2022 | 08:10
di Gian Paolo Ormezzano

Giovanni Malagò, presidente del Coni, felicemente ancorché abbastanza trionfalisticamente reduce dalle tante nostre medaglie ai re­centissimi Giochi invernali di Pe­chino e vasti misteriosi dintorni, a proposito del necessario cambio anagrafico della guardia nel deludente sci alpino maschile azzurro, ha detto che nel fu­tu­ro anche prossimo i rapporti fra atleti di lunga carriera, veterani o quel che si voglia, e partecipazione degli stessi ai grandi eventi sa­ranno regolati direttamente dal suo in­tervento.


Frase che secondo me è da riacchiappare al volo per buttarla via, perché presuppone un azzeramento di tante incombenze specifiche: e in effetti già ci sono, nel gran mondo dello sport, se­gnali di contrarietà sotterranea, dissenso scoperto, insofferenza assortita. Forse era meglio se Ma­lagò si buttava gagliardamente sul problema delle nostre primedonne della neve e del ghiaccio, alcune ribelli ormai allo schema federale che vuole un responsabile per settore e l’adesione degli atleti ai principi generali di conduzione e comportamento. Le nostre atletesse “invernali“ (anche se si pattina e si gioca persino al divino cur­ling tutto l’anno), in molti casi assai forti, e magari proprio quelle più spavaldamente sicure e indipendenti, si sono appoggiate con successo per la preparazione a ma­­riti, fidanzati (la pioniera più grande e pure recente sorse dalle acque, vi dice niente, nome e co­gno­me, una certa Federica Pelle­gri­ni?), fratelli, genitori, zii, amici dei parenti e degli amici, hanno fatto spavaldamente di testa loro, ieri hanno preso medaglie ma do­mani magari annaspano e magari è tardi per rimediare. Possibile se­condo me contemperare esperienze particolari, conoscenze speciali e anche, perché no?, utile esistenza di legami affettivi, con la disciplina del resto della rappresentativa: roba magari da validi specialisti delle più dinamiche psicopierre, non da diretti interessati, né dal presidente del Coni in veste di gran capo santo, di saggio e anziano predicatore/dispensatore (se necessario con imposizione) di pa­ce e bene.


Lunga premessa, devo tornare indietro. Malagò, me­ga­presidente di tutto il no­stro sport, tirerà diritto concretizzando nei fatti la sua asserzione, il suo progetto, o si arrenderà al buon senso atavico? Mi soccorre - ci sono, ci siamo - il ci­clismo, dove la figura dell’anziano saggio esperto il quale sa sempre come fare si sovrappone spesso ef­ficacemente a competenze ma­ga­ri arditamente tecniche, a mo­de, a consuetudini ed esperienze me­diate da altri sport. Dove avere co­nosciuto bene il passato e ma­gari esserne stati fra gli ottimi ar­tefici non è una zavorra, ma un pregio, un valore. Dove l’esperienza più semplice e intanto più nitida, più persuasiva e intanto meno dittatoriale, serve eccome. Dove un massaggiatore cieco indovinava Fau­sto Coppi tastando i muscoli delle gambe di uno scheletrico ragazzo. Dove mangiare trentadue uova (e crude: Al­fredo Bin­da, dicunt, in un Lom­bardia) serve eccome a vincere la fame, contro ogni credenza di som­mi nutrizionisti.

Personalmente ricordo due grandi campioni dello sport per me comunque massimo, l’atletica, il marciatore olimpionico e campione mondiale Maurizio Damilano e il mezzofondista campione europeo Franco Are­se, entrambi guarda un po’ della grande (in tanti sensi, persino quello geografico) provincia di Cuneo, che per lo sport italiano co­sì come per l’Italia tutta ha fat­to e fa sempre ottime belle cose, peraltro con un riserbo, una mo­destia, una semplicità che fanno ironizzare per invidia sinanco gli altri piemontesi meno chiusi, me­no restii a parlare e lasciar parlare bene di se stessi. I due, miei amici persin prima che miei ottimi soggetti di giornalismo ovviamente ammirativo ed elogiativo, amavano (e amano) assai il ciclismo, che incarna ancora un lessico ormai in disuso, tipo umiltà, sacrificio, do­vere, fatica e tanti altri scomodi ter­mini. Damilano e Arese, questi fra l’altro industriale brillante nel settore dell’abbigliamento sportivo, mi interrogavano continuamente sul ciclismo e venne il tem­po in cui, Arese presidente e Da­mi­lano direttore, fecero la squadra professionistica, si chiamava Asics, l’acronimo dei capi che Are­­se vendeva, capi di matrice giapponese (Asics da “Anima Sa­na In Corpore Sano”, un detto chissà come passato dal latino di Roma arcaica al dinamismo del paese del Sol Levante).

I due con i loro fratelli anche gemelli fecero la squadra, capitano Bartoli, fra i componenti - rimembro - un Noè che aveva le stimmate del forte scalatore anche se vinceva poco. L’esperimento fu breve, spese alte e allergia di tanti alla gente nuova, ma i due grandi ex dell’atletica e i loro accoliti prevalentemente cu­neesi si divertirono assai, e videro mes­se in strada le loro voglie spor­tive, le loro simpatie. En­trambi praticanti sport umili, sen­za sofisticazioni di sorta, erano entusiasti più degli ultimi pedalatori ru­spanti che delle biciclette sempre più avveniristiche. A me quei due servono adesso, qui, per mettere per iscritto che sempre, nella mia professione di giornalista sportivo, sono stato felice e anche un po’ fiero di venire interrogato sul ciclismo “mio” da gente importante di altri sport, fra i più assidui Mario Pescante predecessore al Coni di Malagò. Mi chiedevano del ciclismo non come sport membro di una vasta famiglia di discipline, ma come entità speciale, di natura sportivissima si capisce ma diversa, fra l’altro con la proposta di spostamenti grandi con la sola forza antica di quei motori chiamati gambe.

Ancora adesso, quando mi vedo con Maurizio o con Franco, loro mi chiedono “come va il ciclismo, come lo ve­di?”. Non so bene cosa dire, so che comunque aspettano da me risposte che non so dare, comunque lusingato offro un bla-bla-bla minimo e cerco, svicolando e svincolandomi, di passare a parlare di calcio, dove ogni scemata vale un Perù.

da tuttoBICI di marzo

Copyright © TBW
COMMENTI
Malago'
29 marzo 2022 12:30 ghisallo34
Malago' sta al ciclismo, come la panna nella carbonara. Ci azzecca nulla, ed e' il classico che deve apparire ad ogni costo. Il bene dello sport, non e' fatto da questi dirigenti

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
La denuncia tempestiva, l'intervento e l'abilità delle forze dell'ordine, il gps nel telaio delle bici: grazie a tutto ciò, la Polizia di Stato, in collaborazione sinergica tra gli operatori della Questura di Cuneo e di Torino, ha recuperato 5 biciclette...


TEAM VISMA LEASE A BIKE. 10 e lode. Che bellezza vedere Vingegaard in giallo, che bellezza vederli già lì a darsele di santa ragione. Che bellezza questa cronosquadre che esalta in un sol colpo la squadra e il singolo, ammiraglia...


Jonas Vingegaard veste la prima maglia gialla del Tour de France e con la sua squadra, la Visma – Lease a Bike, firma un capolavoro e lancia la sfida a Pogacar. L'inizio che sognava non poteva essere migliore. Jonas Vingegaard...


Uno-due UAE Team Emirates-XRG nella seconda semitappa della giornata inaugurale al Sibiu Tour 2026. A chiudere davanti a tutti la breve cronometro di 3, 2 km per le strade della località transilvana sono stati infatti Julius Johansen e Ivo...


Jonas Vingegaard vince il primo round, trascina la sua Visma Lease a Bike al trionfo nella cronosquadre di Barcellona e indossa la prima maglia gialla. Una prima tappa che ha regalato sorprese e spettacolo, con la straordinaria prestazione di Filippo...


La prima giornata dei Campionati Italiani Giovanili su strada di Laives (Bz) si chiude con il trionfo di Matilde Carretta, che porta al Veneto il titolo nella prova riservata alle donne allieve. La trevigiana di Casier, 16 anni, portacolori del...


È stata una forte commozione quella che ha avvolto Matias Malmberg dopo aver tagliato in prima posizione il traguardo della semitappa inaugurale del Sibiu Tour 2026. Il corridore danese dello Swat Club infatti non aveva mai alzato prima d’ora...


Il secondo tricolore assegnato a Laives veste Carlotta Casarotti. Dopo il secondo posto dello scorso anno tra le esordienti del primo anno, la veronese di Cazzano di Tramigna, 14 anni, portacolori della Officine Alberti UC Val d’Illasi, si è presa...


Esulta lo Swatt Club al termine della prima semitappa del Sibiu Tour 2026. A conquistare la prima prova della giornata inaugurale della corsa romena è stato infatti Matias Malmberg che, allungando nei confronti degli altri fuggitivi a 1, 2...


I Campionati Italiani Giovanili su strada 2026 si sono aperti a Laives (Bolzano) con la prova delle donne esordienti primo anno. Il primo titolo tricolore della rassegna porta la firma di Beatrice Di Pardo, romagnola di San Giovanni in Marignano...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra