IL DEFILIPPIS RITROVATO

TUTTOBICI | 29/01/2022 | 08:07
di Gian Paolo Porreca

Caro amico Lino, e avrei così provato più intenso ancora il desiderio - ora che non ci sei più, scom­parso il mese scorso a Mon­dovì -, di rivivere le Sanremo del sole, quelle dei San Giuseppe trascorsi a Sessa Aurunca. Quando tutti e due, tu più grande di qualche anno, vivevamo lì.


Ritrovare, oggi che si affaccia solo il calendario ad un anno nuovo, ad occhi chiusi, sotto l’Arco del Castello, accesa di nuovo per una coincidenza aspra del destino, quella festa strappata al calendario, come fosse una domenica in più, che allontanava dalla mente allora le interrogazioni a scuola e una professoressa di Lettere con gli occhiali dorati che si chiamava Di Resta, quella festa che profumava già dell’euforia di Pasqua, a Sessa… E rivedere ancora la 600 celeste targata NA 128113 che mio padre curava come fosse una miniatura e il nonno Giacomo, a capotavola di un vociare senza sosta di zii e nipoti - era l’onomastico sacro di zio Peppino - che non permetteva senza eccezione alcuna che si accendesse la televisione durante il pranzo.


Ed era così, caro Lino, la mia fuga da Sessa a Sanremo, corridore ciclista a vita per esigenza di solitudine, la fuga mia clandestina per la Sanremo, ragazzino sconsiderato con il cuore che traboccava di figurine sbiadite - Forestier Gismondi Le Dissez - come fossero le bambine bionde delle estati a Scauri, la fuga mia per i gradoni del Castello giù quasi alla Marina, a casa tua, il civico 31, il portone di legno marrone, prima del pergolato altero dei Ciocchi. (Lino, il figlio della signora Pagliuca, un buon amico, così gentile e riflessivo, così ingegnoso, e io non smettevo mai di ammirarlo per avermi un giorno riparato, con la ceralacca, la lama spaccata di una spada di plastica, dono della Befana...).

E lì accendere, in quella buia sala da pranzo abitata da Madonne di Pompei addolorate e da una indimenticata nostalgia, e lì accendere quel grande maestoso Radioma­rel­li: un televisore era allora per forza italiano.

E tutti e due con il Corriere dello Sport in mano, la Gazzetta mica arrivava allora nei paesi del Sud, e l’elenco dei corridori da ripassare bene, come fosse una terza declinazione, tu tifoso di Nino De­fi­lip­pis, il “Cit” di Torino, scanzonato e veloce, io di Pasquale Fornara da Borgomanero, anche quando non avrebbe corso più: i capelli di Fornara sempre in ordine, in fotografia, la sua discreta eleganza, troppo garbato o no?, per diventare un grande campione.

La Sanremo si consumava trepida come una candela nel Duomo in quella attesa, non c’erano le telecamere mobili, non c’era il colore, mezz’ora di ritardo puntuale sulla tabella di marcia, la musica imparziale del “siamo in attesa di collegarci…”, e la speranza aveva uno spessore diverso, una fantasia tangibile fra le dita, poche notizie che arrivavano a stento e sempre confuse via radio, e la distanza dal­le cose poteva costruire una lecita emozione. Dal fondo del te­leschermo, come dal fondo degli anni un giorno, poteva comparire chiunque, qualsiasi sagoma, “ed ecco a voi, ed ecco a voi...”: l’impagabile licenza del sogno, ricordi Lino?

Di una giornata intera, da Milano a Sanremo, lì a Sessa Aurunca co­me in ogni stazione del cuore, la corsa vera si sarebbe invece esaurita in un batter di ciglia: il passaggio dei ciclisti giù ad Imperia, sul lungomare, un vertiginoso vorticare di ruote, appena intravisti i corridori e subito dileguati dietro un muro, quella fuga dell’ eroico Barone, quel tentativo di Pel­licciari, un francese oriundo italiano in maglia Mercier che si chiamava Anastasi, e ti raccomando di pronunciarlo con l’accento sulla “i” : quelle storie regolarmente spazzate dal vento contrario, buttate via come gli amori regolari quando ti arriva addosso e diventa primo l’ultimo, senza speranza.

E poi l’epilogo finale, non c’erano ancora il Poggio, e tantomeno la Cipressa, a filtrare arcigni le am­bizioni di tutti e ad annunciare i campioni, no, ma era uno sprint di gruppo massiccio e tumultuoso, da decifrare ogni volta.

Le motociclette della polizia e le automobili di quel misterioso se­guito, da voi ragazzi tanto invidiato, d’improvviso spalancavano la prospettiva del rettilineo di arrivo, via Roma con la fontana sullo sfondo, e quelle volate arrembanti per le quali inutilmente cercavate un riferimento plausibile, una sventagliata di dorsi e numeri di gara malinconicamente sospesi fra Poblet e Van Looy.

Caro Lino, tu che presto per lavoro dopo la laurea saresti poi andatoi a vivere in Piemonte, a Mon­do­vì, per quella ed una Sanremo ancora, quelle che si correvano di San Giuseppe con il traguardo idealmente a Sessa, e chissà chi le vinse, ma di certo niente Defilip­pis, per te, e niente Fornara, per me, E un altro inesorabile ordine di arrivo che suonava straniero allora, ma torna oggi così profondamente caro, una antologia di inespressivi nomi fiamminghi - Van Daele Proost Schroeders Molenaers Vannitsen - che avremmo conservato a memoria dentro, senza saperlo, preziosi come i primi versi dell’Iliade.

E me ne correvo fuori, allora, via per lo stradone del Castello, il giardino segreto dei Monarca con le ultime arance, un groppo di delusione che non andava giù, quella realtà che non era più un sogno, a corsa conclusa: e si ridestava puntuale il timore del latino. E il cortile della Marina, a fianco del palazzo Irace, e quel muretto di tufo sgretolato su cui piantare i piedi per vedere meglio lontano. Affacciati a stento sul futuro. Fornara e Defilippis, i nostri contendenti, due Aiaci, due eroi omerici, ricordi, Lino?

E ti ringrazio ancora dell’esordio di quella compagna giovinezza, Annamaria, Elena, Giulio, Gian­fran­co, Uccio, con l’amore per le ragazze Cresce e Lena e Maria Teresa Casale, a sbocciare, sul quartiere del Castello. E infinitamente su questa pagina dedicata di quella tua cartolina, da Mon­do­vì, incredibile, ricevuta venti anni dopo. «Ciao Paolo, sai chi ho in­contrato oggi in ufficio? Il mio Nino Defilippis di quando eravamo ragazzi!!! Te lo ricordi ???». Sì, Lino, ti rispondo solo ora, in ritardo estremo, scusami, forse non avevo l’indirizzo, scusami, forse fuori tempo massimo. «Sì, me lo lo ricordo ancora».

da tuttoBICI di Gennaio

Copyright © TBW
COMMENTI
tomba di Fornara
29 gennaio 2022 14:59 gianni
Dottor Porreca, vorrei mandarle la foto del mosaico sulla tomba di Pasqualino Fornara al cimitero di Borgomanero, ma non so come fare.
giannicometti@virgilio.it

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Prima finale della terza giornata e subito primo titolo per l’Italia ai Campionati Europei su pista di Cottbus. A firmarlo è Ruben Ferrari, bergamasco di Stezzano in forza al Pool Cantù GB Junior, che si laurea campione europeo dell’inseguimento individuale...


Un alieno tra gli umani. La legge del più forte non ammette repliche, il regno di Tadej Pogacar non tentenna nemmeno nell'unica tappa pirenaica del Tour de France 2026: nella Pau-Gavarnie Gèdre di 186.2 km è andato in scena l'ennesimo...


Dopo la vittoria di ieri aveva detto di avere una super condizione e oggi Gregor Mühlberger lo ha confermato vincendo, ancora per distacco, la tappa regina del Tour of Austria disputata con partenza da Bad Kleinkirchheim e arrivo in quota a...


Ancora un ciclista che perde la vita pedalando dopo essere stato travolto da un’auto: questa volta è successo a Sovico, poco distante da Monza. Questa mattina, attorno alle sette, un uomo di una cinquantina d'anni stava percorrendo la Provinciale numero...


Prima a quattro zampe, poi a due ruote. Le quattro zampe erano quelle di mucche, da mungere. Le due ruote quelle di una Benotto, da pedalare. E fra le quattro zampe e le due ruote, fra le mucche e la...


Bere e non sprecare una sola goccia di pipì: questa è l’indicazione, la disposizione, l’imperativo categorico. A dirlo è la scienza, quindi gli staff dei team più attrezzati che stanno correndo il Tour de France. «L’antidoping non c’entra: scrive Marco...


Lo scrive su Repubblica oggi Cosimo Cito: in casa Pogacar ci sono diverse novità e vengono tutte dal futuro. Il caldo asfissiante è una realtà, ma in casa Uae Emirates anche le soluzioni sono a portata di mano, o di...


Dopo tre stagioni le strade della Red Bull BORA hansgrohe e di Primož Roglič sono destinate a separarsi. Il 36enne atleta sloveno, fresco vincitore del titolo di campione nazionale della cronometro, è in scadenza di contratto e l’accordo che lo...


In questi primi giorni di Tour lo abbiamo visto in fuga, lo abbiamo visto in maglia a pois e purtroppo ieri lo abbiamo visto cadere a cinque chilometri dal traguardo: quella caduta ha lasciato un segno importante per Alex Molenaar....


Una garanzia di spettacolo e ben di più che un fugace spauracchio per i corridori, il Tourmalet diventa per Gazzetta dello Sport “Gigante per Giganti”. Ciro Scognamiglio ci ricorda che “la Grande Bou­cle alza improv­vi­sa­mente l’asti­cella e porta il gruppo...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra