ASGREEN. «IL SOGNO FIANDRE, IL MITO CANCELLARA, I CONSIGLI DI STEELS»

PROFESSIONISTI | 05/04/2021 | 09:59
di Francesca Monzone

Kasper Asgreen desiderava il Giro delle Fiandre con tutto il cuore, era il suo sogno fin da bambino. Sognava di parteciparci, un giorno, e non osava pensare al successo, quello era un sogno che aveva paura di fare.


Ora quel sogno segreto si è realizzato: due anni fa il danese aveva assaporato il podio della Ronde quando, al suo esordio nella corsa, era arrivato secondo alle spalle del nostro Alberto Bettiol. Ieri è salito sul gradino più alto e ha tenuto tra le mani il trofeo, per un’emozione che non dimenticherà più.
«Guardatemi qui, adesso. Sono un professionista da appena tre anni e ho già conquistato una vittoria così importante. È incredibile».


Pur essendo danese, Kasper è cresciuto con il mito di Fabian Cancellara. Era il suo corridore preferito e in qualche modo riusciva a ritrovarsi nelle caratteristiche dello svizzero.

«Non avevo un idolo speciale, ma ho sempre ammirato Fabian Cancellara. Quando ero un giovane ciclista avevo anche qualità a cronometro e lui ha brillato al Fiandre proprio per queste sue caratteristiche».

Poi il ritorno con il pensiero alla gara di ieri: «Ho creduto nel mio sprint. Dopo una lunga e dura giornata sapevo di non essere lento. Pensavo di avere pochissime possibilità contro Van der Poel dopo una gara di oltre 250 chilometri, per questo ho preferito fare uno sprint a due piuttosto che a tre. Abbiamo staccato Wout van Aert sull'Oude Kwaremont e quindi con Mathieu abbiamo deciso di andare insieme a Oudenaarde. Sapevamo di avere bisogno uno dell’altro per arrivare al tragurdo, non aveva senso per Mathieu scattare nuovamente sul Paterberg. Se non avessimo collaborato, non avremmo conquistato niente».

Kasper Asgreen è ragazzone danese di 26 anni che viene da Kolding, 192 centimetri di altezza e appena 75 chilogrammi di peso. Non appartiene al famoso gruppo "Big Three", ma ha conquistato due classiche, prima l'E3 Saxo Bank Classic e adesso il 105° Giro delle Fiandre. Ad Harelbeke lo ha fatto dopo un assolo e stavolta con una volata a due contro Mathieu van der Poel.

Per vincere contro un corridore straordinario come Mathieu van der Poel, che lo scorso ottobre aveva sconfitto Wout van Aert in un duello simile, devi essere un corridore forte e con le idee chiare.
«Avevo fiducia nelle mie possibilità, sentivo che mi era rimasto ancora qualcosa. Ero anche in costante contatto con i team leader Wilfried Peeters e Tom Steels. È stato Tom che mi ha detto di non passare più davanti all'ultimo chilometro. Abbiamo quindi avuto poco più di trenta secondi. Ho costretto Mathieu ad andare al comando, così che toccasse a lui controllare la velocità, con il gruppo di inseguitori che continuavano ad avvicinarsi. Stando dietro, ho potuto avere più facilmente una visione d'insieme e decidere da solo quando iniziare il mio sprint. Nel finale le mie gambe non erano più forti, ma d'altra parte non mi sentivo neanche completamente vuoto. Ho accelerato a più di duecento metri dalla linea del traguardo ed è stata la mossa giusta al momento giusto».

Asgreen non solo ha portato l'undicesima vittoria al Giro delle Fiandre alla formazione di Patrick Lefevere, ma è il secondo danese nella storia della corsa ad aver conquistato questa gara, dopo Rolf Sörensen nel 1997. «Ho sempre amato il Giro delle Fiandre, anche quando ero solo un ragazzino che tifava. Adoro la Ronde e le Classiche sono sempre state speciali per me. Il Giro delle Fiandre è sempre stata la più bella gara dell'anno per me. Il mio ricordo più lontano è il Giro delle Fiandre in cui Fabian Cancellara e Tom Boonen hanno combattuto in un incredibile duello sul Muur».

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