FATELO PER VOI, FATELO PER NOI

TUTTOBICI | 11/10/2020 | 08:10
di Pier Augusto Stagi

FATELO PER VOI. Ne sono quasi certo: se sull’ammiraglia della Jumbo-Visma ci fosse stato un tecnico italiano, un Martinelli o un Zanini, un Bramati o un Baldato, un Cioni, un Damiani o un Giovanni Ellena, ma anche uno Scinto e un Roberto Reverberi solo per fare qualche nome (mi scuso con tutti gli altri), Primoz Roglic il Tour de France non l’avrebbe mai perso.


Ho più di un motivo per pensarlo. In primis la storia di questa formazione olandese, divenuta negli anni corazzata, che in passato non ha certo brillato per lucidità e preparazione, mettendo in mostra limiti imbarazzanti. Negli occhi ho ancora le immagini del Giro 2016, quando sul Colle dell’Agnello Steven Kruijswijk cadde rovinosamente lungo la discesa innevata e rimase lì senza nemmeno una mantellina. Andarono tutti nel panico lasciando al proprio destino il povero corridore olandese. Quella era la Lotto Jumbo - oggi Jumbo Visma - ma invertendo i fattori il prodotto non cambia.


Roglic è chiaramente un corridore dalle forti leve, ma la sua testa ogni tanto fatica ad accompagnarlo, diventando un problema. Il team avrebbe dovuto supportarlo. Capire questo limite. Fare in modo di non giocare solo con una punta, ma provare a tenere in classifica Dumoulin e Van Aert per usarli all’occorrenza. Per non parlare della questione Pogacar: per loro - questi geni del tatticismo - il bimbo sloveno si sarebbe accontentato. Sarebbe rimasto buono buono a ruota fin sul podio di Parigi. Hanno letteralmente sottovalutato e ignorato l’avversario. Avrebbero potuto metterlo KO, e non ci hanno nemmeno provato. È probabile che nemmeno se ne siano accorti, della sua leggera crisi sul Col de la Loze. Un tecnico italiano avrebbe fatto tutti questi errori di valutazione? Io mi sento di dire di no. È vero, non ho la controprova e sarò anche un tantinello di parte, ma ci sono ormai abbastanza indizi per arrivare a questa conclusione. Quindi concludo: prendete un paio di tecnici italiani. Ce ne sono diversi, per ogni gusto. Fatelo non tanto per noi, ma per voi.

FATELO PER NOI.  Adesso, però, parliamo anche un po’ di noi, con tutto il rispetto possibile per tutti. Lo sappiamo, questo è un anno particolare nel quale è stato già un miracolo riuscire a correre uno scampolo di stagione. Siamo stati bravi se non bravissimi a organizzare la ripartenza, a salvare eventi come il Mondiale, ma qui c’è da salvare il movimento del ciclismo italiano. Il dopo Nibali non c’è. C’è lui che tiene in piedi tutto, con qualche altro vecchio di assoluto valore, poi c’è un grande vuoto accompagnato da un grande boh. Che si fa? Continuiamo a sospettare del ciclismo sloveno o proviamo a fare qualcosa anche noi? Loro, gli sloveni, hanno atleti di rango in ogni disciplina da anni, perché credono nella formazione sportiva sin dall’età prescolare e scolare. Ogni mattina le lezioni incominciano con un’ora di educazione fisica, noi se riusciamo a farne una alla settimana è già un successo. Da loro si gioca e si impara a fare sport, da noi si gareggia alla morte con un unico grande obiettivo: far diventar campioni ragazzini che quando arrivano al professionismo sono già stanchi e appagati, per non dire viziati. Sforniamo in quantità industriale allenatori e preparatori, che vanno ad intossicare gran parte delle società giovanili di base con le loro dannatissime tabelle, il vero doping culturale di questi ultimi anni. Ragazzini di 12/13 anni che si trovano a fare ripetute, dietro moto e all’occorrenza anche “il lungo”, una volta alla settimana, quando sappiamo benissimo che all’estero - basta ascoltare le storie dei 21enni che stanno ribaltando il mondo - vengono da una multidisciplinarietà che non è data solo dalla pratica di ciclismo cross o mtb, ma da calcio e pallavolo, da sci, atletica leggera o basket. Tanti sport, molto divertimento, poca pressione: poi si vedrà. Noi, invece, vogliamo vedere tutto e subito. Portiamo al professionismo ragazzini che sono già tirati come se fossero ciclisti navigati. Margini di miglioramento? Vicini allo zero.

Non avendo più risorse economiche, molti sponsor e magnati appassionati dai team professionisti in questi anni sono passati a team Under 23 o Continental, ma da quando la crisi si è acuita con questa esasperazione che sa tanto di frustrazione da “vorrei ma non posso”, hanno deciso di destinarne una piccolissima parte dei budget a team di allievi e juniores. Insomma, si gioca a fare i grandi con i piccoli, con i ragazzini. Si trattano potenziali campioncini come Nibali, senza pensare a creare nuovi Nibali. Senza ricordarsi da dove viene Vincenzo e quale sia stata la sua storia, da che tipo di società arrivi: non certo da uno squadrone di riferimento, ma da una buonissima società di base.

Ci illudiamo di essere ancora la culla mondiale del ciclismo, senza comprendere che siamo in fin di vita. Urge comprendere i perché di questo Rinascimento al contrario. Di questa regressione culturale e sportiva sempre più evidente e preoccupante. Il mondo si è allargato, noi ci siamo ristretti. Guardiamo fuori dai nostri confini con aria di sufficienza e talvolta anche di sospetto: gli sloveni potenza dello sport, ma chi vogliono far fessi? Per poi scoprire che Marjan Simcic è stato nominato dal Corriere della Sera “vignaiolo straniero dell’anno”: è sloveno.

Editoriale da tuttoBICI di ottobre

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COMMENTI
Contraddizione
11 ottobre 2020 08:40 seankelly
Elencare tutta una serie di tecnici italiani che sono tutti migliori di quelli della Jumbo-Visma mi sembra oltremodo esagerato, e poi affermare che il ciclismo italiano non ha ricambi.. E allora dove sono tutti questi esperti, soloni d.s. e preparatori vari se non si riesce a portare avanti un movimento che fa acqua?? Finiamola di affermare con superbia che abbiamo i migliori tecnici al mondo, con risultati da piangere.

Esagerato
11 ottobre 2020 08:50 andy48
Caro Stagi, delle due l'una. O abbiamo i migliori tecnici del mondo (primi tre paragrafi) o siamo delle mezze calzette, oltretutto nocive ("Sforniamo in quantità industriale allenatori e preparatori, che vanno ad intossicare gran parte delle società giovanili di base con le loro dannatissime tabelle").

Con Scinto
11 ottobre 2020 10:07 FrancoPersico
Avrebbero sicuro finito le borracce perché le avrebbe scagliate una ad una dall’ammiraglia. Bell’esempio!

Neofiti
11 ottobre 2020 10:13 Maranga75
Roglic avrebbe perso comunque il tour perché un corridore che non ha fato le giovanili non potrà mai conoscersi fino in fondo quali sono i suoi limiti.. i ds italiani se avessero le palle,dovrebbero creare una squadra italiana recuperando tutti i talenti sparsi per il mondo.. e gli sponsor buoni italiani ci sono ! Ma preferisco prendere il loro stipendio e amen .. poco impazzì mento e tanta resa monetaria”sicura”

?
11 ottobre 2020 10:21 kristi
immagino che chiunque con un pelo di senso analitico abbia inteso che il sig. stagi intendesse due categorie ben distinte , la prima tecnici di prima fascia , che guidano squadre world tour o professional ...nell altra tutta una serie di personaggi che gravita attorno allo sport dilettantistico dalla preparazione quantomeno opinabile , e con interessi che spesso nulla hanno a che vedere col far divertire ragazzini che fanno sport solo ed esclusivamente appunto per crescere sani , divertendosi .

articolo che non vale niente
11 ottobre 2020 10:49 alerossi
contano le gambe e pogacar ne aveva di più alla crono. ma non perchè jumbo ha sbagliato tattica. mi sembra che negli ultimi anni sky/ineos abbia vinto molto (tutto) con portal (ds francese) e quest'anno che non c'è più hanno fallito miseramente. basta fare i nazionalisti. prima il ciclismo era italia, francia, spagna, belgio e olanda ed è ovvio che c'erano molti italiani al vertice, ora ci sono molte più diverse nazionalità.

Lucidità
11 ottobre 2020 11:12 Antabyss
Il suo commento sintetizza uno dei grandi problemi italiani, non solo del ciclismo, la mancanza (robusta) di Lucidità.

Tutto chiaro
11 ottobre 2020 11:20 sbunda
Dai secondo me è chiaro l'articolo. I ds di oggi sono i corridori di 25 30 anni fa epoca nella quale 'attorno' a casa era possibile avere 3 o 4 squadre giovanili (parlo centro nord italia)...ma volete mettere?

se e ma
11 ottobre 2020 11:41 siluro1946
Il Direttore ci ripensa. Quando mi capita, e mi capita spesso, di criticare la dirigenza del ciclismo italiano i miei commenti non vengono pubblicati, evidentemente non condivisi dal Direttore, ora sembra prendere coscienza che così non va. Problemi ce ne sono ad iosa ma l'indifferenza gestionale è "macroscopica", tanto per non usare aggettivi più consoni e meno signorili.

Facciamo ordine
11 ottobre 2020 14:35 Ema840
I contenuti espressi sono corretti.
Solo che andavano stilati due articoli separati.
Il primo sulla scarsa intelligenza tattica della jumbo visma con conseguente paragone ai direttori sportivi nostrani.
Il secondo sul declino del ciclismo tricolore che ha pochi spunti positivi, tranne forse un Ganna che ci può dare soddisfazioni a cronometro. È palese comunque che qualcosa che non va a livello juniores-allievi nel nostro Belpaese.

Bellissimo Articolo
11 ottobre 2020 14:39 Amilcare
Complimenti per l’idea, ed è chiaro che si tratta di volute estremizzazioni non fini a sè stesse ma per enfatizzare i messaggi sottostanti

Considerazioni
11 ottobre 2020 14:55 Ruggero
Caro Stagi, non la capisco, salvare il movimento italiano, ho appena visto le sue pagelle, 7 a Ravanelli, 8 all'androni, tutti i giorni paroloni per la Bardiani, cosa c'è da salvare??? Quando Nibali smetterà noi andremo in fuga.......

Corridori
11 ottobre 2020 17:17 Anbronte
Guardate l ordine di arrivo ,Piccolo Giro di Lombardia e poi capirete come siamo messi.
Prima ora Ed. Fisica tutti i giorni? zIl direttore non conosce i ragazzi italiani,

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