ADORNI: «CHE GIOIA RIAVERE IL MONDIALE A IMOLA, QUESTO SARA' PIÙ DURO DEL MIO»

MONDIALI | 03/09/2020 | 11:50
di Francesca Monzone

Quando si arriva all’autodromo Dino e Enzo Ferrari di Imola, si rimane incantati davanti alle foto, alte 3 metri, di grandi campioni. Auto importanti ed è facile immaginare il suono del motore, come una musica. Tra le tante gigantografie di piloti, spunta una gemma preziosa, è l’immagine di un ciclista con le braccia alzate al cielo, è Vittorio Adorni, che il 1° settembre del 1968, vinse il suo Mondiale nell’autodromo di Imola.


Il favorito quell’anno era Eddy Merckx e l’Italia faceva il tifo per Felice Gimondi. Ma il Mondiale non è una corsa come le altre, c’è sempre da rimanere sorpresi. Adorni ribaltò ogni pronostico e con una fuga partita a 90 km dal finale, arrivò per primo, con oltre 9 minuti di vantaggio sul belga Herman Van Springel e l’altro azzurro Michele Dancelli.


Quando ha saputo che l’Italia si era aggiudicata, con Imola, l’organizzazione del Mondiale?

«Appena è arrivata la notizia il mio telefono ha iniziato a squillare senza smettere. Non ricordo neanche chi sia stato ad avvisarmi per primo. Ma poco importa, la notizia è talmente bella».

Il suo è stato un Mondiale unico, quanto sarà differente quello che vedremo partire tra 20 giorni? 

«Sarà sicuramente una corsa dura, il nostro era un circuito quasi interamente nell’autodromo, con 15 chilometri a giro  e andavamo solo sulla salita dei Tre Monti. Anche qui c’è partenza e arrivo dall’autodromo, ma la differenza verrà fatta dalle salite verso l’Appennino che non saranno una passeggiata». 

Quale fu il punto chiave del suo circuito?

«Senza dubbio la salita dei Tre Monti. Si chiama così perché c’è una salita con tre salite, ovvero tre punte di pendenza diversa. Era la parte più difficile per noi. Il nostro era un tracciato da 270 Chilometri. In quello che ci sarà tra pochi giorni con un circuito più lungo si può fare tranquillamente il vuoto».

Quanto sono cambiati i Campionati Mondiali?

«I Mondiali non cambiano, è il percorso a fare la differenza. Basta cercare un tracciato duro e sicuramente avrai una corsa bella. Non voglio sminuire l’arrivo in volata, ma è più bello quando a giocarsi la vittoria c’è un gruppetto che ha attaccato in salita e si giocherà la maglia iridata». 

Che arrivo potrebbe esserci a Imola?

«È difficile da dire. Potrebbe anche esserci un arrivo in volata, ma con quelle salite da ripetere tante volte immagino una selezione senza pietà, con i corridori che si staccano dopo ogni giro».

Che Mondiale fu il suo, ci racconti quella giornata.

«C’era stata subito la fuga con Gimondi e Merckx, poi dopo ci fu un colpo di fortuna con i francesi di Anquetil  che andarono a riprendere i fuggitivi proprio sulla salita di Tre Monti. Io mi girai e c’era Van Looy. Gli feci un cenno con la testa e pilotò lui la fuga con un piccolo gruppetto. Il lavoro grande lo fece tutto lui, devo riconoscerlo. Ricordo che a Van Looy chiesi se eravamo partiti troppo presto e lui mi chiese se avevo paura di morire.  Così continuammo la fuga».

Lei poi decise di prendere in mano la situazione e di attaccare. Come si fa a scegliere il momento giusto?

«Il mio problema era diventato Van Looy, sapevo che dovevo liberarmi di lui, perché con un arrivo in volata lui avrebbe sicuramente vinto. Io non avevo lavorato tutto il giorno per arrivare secondo e a 90 chilometri dal finale ho deciso di attaccare e andare in fuga. Quello fu il momento giusto per me. Capisci quando devi andare, solo nel momento in cui ti sei fatto i tuoi calcoli e senti di poter rischiare». 

Qual’è il ricordo più bello di quella giornata?

«Sicuramente il momento in cui ho passato la linea del traguardo. Poco prima mi sono voltato per vedere se c’era qualcuno, perché a Campobasso, persi proprio per la certezza di aver vinto io. In quella corsa alzai le braccia e da dietro mi superarono. Ricordo solo che sentii un gran rumore: erano i miei avversari che mi sorpassavano».

Cosa vuol dire indossare la maglia con sopra l’iride?

«È la maglia più bella di tutte e mi emoziono ancora adesso quando ne parlo. La mia è piegata in un cassetto e ogni tanto la prendo ancora e me la guardo. Vicino c’è la maglia azzurra di quel giorno con il numero del pettorale. Quando indossi quella maglia sei l’uomo che tutti riconoscono nel gruppo e hai delle responsabilità, perchè quella maglia va sempre indossata con rispetto. Un anno da campione del mondo è un anno indimenticabile». 

Quanto è diverso il ciclismo di oggi dal suo?

«Il nostro era un ciclismo diverso, veramente eroico. Ricordo tappe di montagna, in cui pedalavamo in mezzo a muri di neve alti 4 metri dopo più di 290 chilometri e indosso avevamo solo un panno. Non si faceva la doccia nei bus come oggi, noi al massimo avevamo una maglia da mettere sopra. Le nostre strade erano molto più simili a quelle di Coppi e Bartali, con l’asfalto vecchio e rovinato. L’ammiraglia poi era una sola per tutti e non c’erano radioline e il meccanico che ti faceva il cambio ruota. Se c’era un corridore in fuga della tua squadra, l’ammiraglia passava, ti dava colla e tubolare e dovevamo arrangiarci in caso di foratura».

Le piace più questo di ciclismo o quello che ha vissuto lei?

«Ma forse era più bello il nostro, era più vero e sicuramente più duro. Era un altro mondo dove per alcuni aspetti dovevi sopravvive per rimanere in corsa. Per fare il corridore in quegli anni dovevi avere veramente una forza straordinaria, altrimenti non riuscivi a stare nel gruppo. Quello di oggi è un ciclismo un po’ troppo costruito». 

 

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Si chiude a 26 anni e dopo cinque stagioni nel World Tour la carriera professionistica di Kevin Colleoni. Il bergamasco, figlio d'arte (sua madre, Imelda Chiappa, è stata medaglia d'argento ai Giochi Olimpici di Atlanta 1996 e bronzo mondiale) e...


Presente tra il pubblico della (ri)presentazione ufficiale della Coppa Italia delle Regioni alla fiera BIT di Milano-Rho, Alessandro Guerciotti, sotto gli occhi di papà Paolo e dopo il sentito ringraziamento del presidente della Lega Ciclismo Professionistico Roberto Pella, non è...


Scandito dalla voce stentorea di Sandro Brambilla ed eseguito dal pubblico di addetti ai lavori e appassionati presente allo stand T50 del padiglione 11 della Fiera di Rho, uno scrosciante applauso per i vincitori dell'edizione 2025 Christian Scaroni ed Elisa...


A cinque giorni dal via ufficiale di Madinat Zayed Majlis, l’UAE Team Emirates-XRG è la prima squadra a svelare integralmente il suo roster per l’UAE Tour 2026, gara a tappe che, dal 16 al 22 febbraio prossimi, sarà valida...


La stagione di Jasper Philipsen partirà il 18 febbraio con la Volta ao Algarve, ma saranno la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix le corse dove il belga cercherà di puntare alla vittoria. Il fiammingo della Alpecin - Premier Tech sarà al...


È stato uno Scaroni piglia tutto in Oman, tappa regina a Green Mountain, maglia a punti, classifica a squadre ma soprattutto vittoria finale, un trionfo totale in cui mancava soltanto l’inno italiano per completare l’opera, Cristian ci ha creduto dal...


Giornata di festa totale per l’XDS-Astana che, dopo l’uno-due al Tour of Oman con Christian Scaroni e Cristián Rodríguez, ha visto occupare con due suoi esponenti anche i gradini più alti del podio della prova in linea dei Campionati...


Brutta caduta per Luca Laguardia durante un allenamento nella zona tra Pazzano e Tolve. Il corridore dilettante under 23 di Potenza, in forza alla formazione abruzzese dell’Aran Cucine-Vejus e in passato campione regionale juniores FCI Basilicata, stava affrontando un tratto...


Christian Scaroni mette il sigillo sulla quinta e ultima tappa del 15° Tour of Oman, la Nizwa - Jabal Al Akhdhar (Green Mountain) di 155, 9 km e conquista la vittoria finale nella corsa omanita. Sulle pendenze di Green Mountain...


Il più classico dei cerchi che si chiudono. Dopo dieci anni Fausto Masnada è tornato in quella che allora era una Continental italiana di nome Colpack e oggi è una Professional "ungherese" di nome MBH Bank CSB Telecom Fort. Unico...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024