SIDI STORIES. PAOLO BETTINI RACCONTA IL SUO VOLO A SANREMO

STORIA | 21/03/2020 | 07:51

Paolo Bettini è un campione che, nel corso della sua carriera, ha reso orgoglioso il team di Sidi con le sue strepitose vittorie e continua ad essere uno speciale testimonial della qualità italiana che caratterizza il brand trevigiano. Sull’onda della nostalgia per la Classicissima di Primavera, gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua personale corsa verso il trionfo di via Roma nel 2003.

«Durante la mia lunga carriera ho fatto il possibile per regalare il massimo in termini di risultati e di emozioni a me stesso, alla mia squadra, alla mia famiglia e a tutti i tifosi di questo meraviglioso sport che è il ciclismo. Spero di esserci riuscito. Siamo nel periodo della Milano-Sanremo e se dovessi pensare cos’è per me questa corsa direi trecento durissimi chilometri in attesa di quell’istante perfetto all’imbocco di via Roma. Non è facile descrivere questa Classica. Se guardiamo solo al profilo altimetrico può apparire come una gara abbastanza semplice ma è questo il suo grande inganno: può vincere un velocista oppure un uomo da Grandi Giri, magari un corridore da Grandi Classiche o perché no…anche un outsider. E’ proprio il fortunato mix di incognite che la rende così unica».

«Se ripenso a quel giorno, il momento più bello è stato quando siamo entrati in via Roma con Paolini lanciatissimo a tirarmi la volata. Lui ha avuto un ruolo veramente fondamentale in questa vittoria ma non solo negli ultimi duecento metri. Dopo l’attacco tra Cipressa e Poggio non avrei mai pensato di farcela. E’ è stato lui a restarmi accanto nel momento mentale più duro e ad attaccare, una volta scollinato, tenendomi alla sua ruota e  convincendomi che potevo ancora prendermi quella vittoria. Arrivare lucidi sul rettilineo dopo 300 km è importantissimo e serve avere la forza di fare il giro di boa, in questo caso avere Luca al mio fianco è stato essenziale».

Paolo_Bettini_Milano-Sanremo_2003

«Il periodo che stiamo vivendo è molto complicato e assomiglia a quel momento in cui perdi la speranza di poter vincere. Ma non dobbiamo abbandonarci a questa convinzione: esattamente come quel giorno sul Poggio, è necessario un grande sforzo per superare la fase più critica ed essere uniti anche a distanza, supportandoci e facendoci da gregari a vicenda. Il team è tutto».  

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