ALAPHILIPPE. «SANREMO, LA MIA VITTORIA PIU' BELLA»

PROFESSIONISTI | 21/03/2020 | 08:01

Giorno di Sanremo, giorno di ricordi. Un anno fa, sopraffatto dall'emozione, Julian Alaphilippe - felice, estatico, elettrizzato ed esultante - si fermò per un secondo momento dopo aver tagliato il traguardo e trattenne il respiro, prima di emettere un enorme urlo di gioia che scosse tutti in Via Roma. La Sanremo è stata uno dei momenti salienti della stagione di Julian e della Deceuninck Quick Step.


Julian, torniamo alla mattina del 23 marzo 2019. Quali erano i tuoi pensieri all'inizio della gara?
«A dire il vero, ero abbastanza rilassato. Ok, c’era un po’ di stress, ma quello che c’è sempre prima di ogni gara. Ero fiducioso e motivato, poiché sapevo di essere al top della forma e di poter contare su una squadra pronta ad appoggiarmi».


Come sempre alla Sanremo, gli ultimi 40 chilometri sono stati i più nervosi.
«Era la mia terza Milano-Sanremo e nelle prime due avevo imparato che la gara è lunga, che devi rimanere calmo per il finale, che è sempre esplosivo. La corsa si è fatta freneticha già dalla Cipressa, ma sono stato protetto in ogni momento dal mio incredibile team, che si è assicurato di portarmi nella posizione migliore all'inizio del Poggio».

Quanto è stato importante poter contare su una squadra così forte, che ha controllato la gara fino al momento del tuo attacco?
«È stata una delle chiavi della mia vittoria. Il loro lavoro ha fatto la differenza, mi ha permesso di controllare i miei avversari sul Poggio e ha impedito qualsiasi loro azione».

La tua accelerazione ha favorito una selezione importante, solo un piccolo gruppo è arrivato in Via Roma. Cosa ti è passato per la mente quando hai capito che sarebbe stato uno sprint ridotto a ranghi ridotti?
«Quando ho attaccato all'ultimo chilometro della salita, ho provato a fare la differenza e in cima ho visto che erano rimasti solo un paio di corridori ma decisamente forti. In discesa ho solo cercato di recuperare e mantenere la concentrazione, sapendo che dovevo fare uno sprint perfetto per ottenere la vittoria».

Il successo allo sprint che avevi colto alla Tirreno-Adriatico pochi giorni prima, ti ha dato morale?
«Quella vittoria mi ha fatto bene.  Alla Sanremo sapevo di essere in buona forma, avevo già vinto alle Strade Bianche e alla Tirreno-Adriatico, quindi ero sicuro di me».

Portaci con te in quegli ultimi 200 metri.
«La gara è stata difficile da controllare dopo la discesa. Tutti ci guardavamo l'un l'altro, aspettando lo sprint in un finale molto tattico. Quando Mohoric ha iniziato lo sprint l'ho seguito e quando siamo entrati nel rettilineo finale ho smesso di pensare e ho spinto più forte che potevo sui pedali. Una volta visto il traguardo e capito di aver vinto, riuscivo a malapena a contenermi».

Hai colto in carriera vittorie importanti: come collochi la tua vittoria alla Milano-Sanremo?
«È davvero complicato scegliere, perché le vittorie sono tutte speciali e significano qualcosa per me. D'altra parte, conquistare il mio primo monumento alla Milano-Sanremo - la gara più lunga e forse più difficile dell'anno da interpretare - è qualcosa che non dimenticherò mai. Quel giorno, con l'aiuto di un team eccezionale del quale sono molto orgoglioso, ho trasformato il mio sogno in realtà: posso dire che la Classicissima è la mia vittoria più bella fino ad oggi».

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