LUIS ANGEL MATE AL GIRO D'ITALIA NEL RICORDO DI SCARPONI

INTERVISTA | 01/02/2020 | 10:00
di Giulia De Maio

Dopo 6 Tour de France e 8 Vuelta a España, al suo 15° grande giro, assaggerà il Giro d'ItaliaLuis Ángel Maté ha iniziato la stagione con il Team Cofidis alla Vuelta a San Juan, in Argentina, e ha in programma parecchie corse nel nostro paese in questo 2020.


«Prossimamente correrò Almeria e Algarve, poi Tirreno-Adriatico e Catalunya o Catalunya e Giro dei Paesi Baschi con in testa la corsa rosa, obiettivo della prima parte della stagione, mentre la seconda parte dell'anno per me ruoterà attorno alla Vuelta» ci racconta in perfetto italiano il 35enne di Madrid.


«Conosco bene il vostro paese, ci sono legato, per questo sono felice di correre per la prima volta il Giro, era l'unico grande giro che mi mancava. La Cofidis ci torna dopo 11 anni, con Elia Viviani andiamo a caccia almeno di una tappa».

Luis era molto legato a Michele Scarponi, sono stati compagni alla Androni Diquigiovanni nel 2009 e 2010 e da allora amici, di quelli veri. «Lo ricordo ogni giorno, ad ogni corsa, in ogni occasione. Scarpa aveva una personalità fortissima, tutti quelli che come me hanno avuto la fortuna di condividere con lui parte del suo cammino lo portano dentro di sè, io almeno faccio così, lo sento sempre con me. È dura, soprattutto per i suoi genitori, i suoi fratelli, per Anna, i bimbi, a cui va sempre il mio pensiero. Michele mi manca moltissimo, ma cerco di essere positivo e di buon umore come era lui. Fosse qui con noi sicuramente farebbe una battuta delle sue per farci ridere, come minimo ci prenderebbe in giro perchè abbiamo gli occhi lucidi. Io me lo immagino al mio fianco contento e allegro perchè lui era così».

Negli ultimi anni in Spagna tanto è stato fatto per la sicurezza stradale, in Italia invece assistiamo a una strage che non sembra avere fine. «Sì, in Italia siete messi peggio che da noi, la situazione è allucinante. La Fondazione Michele Scarponi in questo senso si sta dando molto da fare e deve essere supportata. Nessuna società sana può permettersi questo macello, è una carneficina, altro che terrorismo. Non possiamo accettare che andando in strada bambini, anziani, donne e uomini perdano la vita in continuazione. Dobbiamo rifletterci, ognuno cambiare il proprio atteggiamento quando è al volante e tutti insieme adoperarci per far diventare le nostre strade un luogo di convivenza sicuro».

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