Doping: la Wada abbadona il progetto "passaporto biologico"

| 27/03/2008 | 00:00
Ciclismo senza pace, sempre di più. La Wada, Agenzia mondiale antidoping, ha deciso di ritirarsi dal progetto sul passaporto biologico dei ciclisti a causa della denuncia dell'Unione ciclistica internazionale contro il suo ex presidente Dick Pound. Quest'ultimo era stato citato in giudizio la scorsa settimana con l'accusa di "dichiarazioni false e ingiuriose" sulla politica antidoping dell'Uci, la cui battaglia con la Wada sembra non avere tregua. Nel motivare il ritiro dal progetto del passaporto biologico, salutato nei mesi scorsi come una rivoluzione nella lotta al doping, la Wada ha ricordato di averlo sostenuto "dall'ottobre 2007 con risorse umane e finanziarie" e che "alla luce dell'attacco dell'Uci" considera la partnership con quest'ultima "insostenibile". Per portare avanti il progetto - attraverso cui si dovrebbe arrivare alla schedatura dei profili ematici di tutti gli atleti - la Wada, ora guidata dall'australiano John Fahey (nella foto), ha tuttavia fatto sapere di "voler iniziare a parlare con altri sport".
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