L'ORA DEL PASTO. LE BICI DI INGE

EVENTI | 26/09/2019 | 07:40
di Marco Pastonesi

 


Uno stormo, uno sciame. Una frotta, un nugolo. Un gruppo, un popolo. Un viavai, un andirivieni. Una corrente, un fiume. Di uomini e donne a pedali.


Pechino, Cina. Chang’an Avenue: significa la Via della pace eterna. E’ uno dei viali che partono o portano in piazza Tiananmen. E’ il centro culturale e storico della megalopoli: con la Grande sala del popolo, il Museo nazionale della Cina, la Sala dei concerti, la Stazione centrale… Sotto il viale, corre una linea della metropolitana. E sopra il viale, un flusso di migliaia in bicicletta.

Era il 1978 quando Inge Morath si recò in Cina, a Pechino, e in uno dei suoi reportage per l’agenzia Magnum immortalò i ciclisti quotidiani. Il ritratto è esposto nella mostra “Inge Morath – La vita, la fotografia”, nella Loggia degli Abati al Palazzo Ducale di Genova, fino al 6 ottobre (da martedì a domenica ore 11-19, ingresso 6-10 euro).

Morath è la prima fotografa di quel celebre gruppo che unì all’inizio (1947) Robert Capa e Henri Cartier-Bresson, più tardi René Burri e Elliott Erwitt, Steve McCurry e Ferdinando Scianna. La filosofia, la missione, lo spirito dell’agenzia Magnum: libertà di azione per documentare, raccontare, esprimere. Morath, del 1923, austriaca di Graz, traduttrice e giornalista, poi fotografa, padrona delle lingue (nove, dal tedesco all’inglese, francese, spagnolo, perfino il mandarino), viaggiò in Europa, Nord Africa e Medio Oriente, ritrasse Pablo Picasso e Fidel Castro, lavorò sui set del cinema, per “Gli spostati” di John Huston ritrasse Marilyn Monroe e si innamorò di Arthur Miller, che poi sposò nel 1962. “Nel mio cuore voglio restare una dilettante: nel senso di essere innamorata di quello che sto facendo, sempre stupita delle infinite possibilità di vedere e usare la macchina fotografica come strumento di registrazione”.

Quelle biciclette – tra contrasti e sfumature di bianco e di nero – raccontano un popolo in movimento, una moltiplicazione di gambe e telai, di braccia e manubri, di teste e gomme. A quarantuno anni di distanza (di lontananza), il mondo si è completamente trasformato, rovesciato, ribaltato, dovunque, anche (soprattutto) in Cina. Pechino sta lottando per tornare respirabile: le biciclette, soffocate e asfissiate dal traffico delle macchine, hanno bisogno di una fotografia così per poter rinascere, risorgere e tornare sulla strada.

 

 

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