DIECI FACCE DA TOUR

PROFESSIONISTI | 05/07/2019 | 09:25
di Angelo Costa

Pur decapitato dei due primattori Froome e Dumoulin, resta un Tour di livello stellare: dal 6 al 28 luglio, il meglio si concentra ancora tutto in Francia. Meglio sarebbe dire in Belgio, visto che la Grande Boucle ha scelto di partire da Bruxelles per onorare Eddy Merckx, che mezzo secolo fa conquistò il primo dei suoi cinque successi. Alla cinquina puntava anche Froome, prima di schiantarsi nella ricognizione della crono del Delfinato: ahinoi, è il ciclismo. Dumoulin, invece, mirava a un albo d’oro tra Italia e Francia, prima di schiantarsi al Giro e restare prigioniero di una guarigione lenta: ahinoi, è sempre il ciclismo.


Il ciclismo racconta che vincere un Tour significa entrare nella storia: per riuscirci quest’anno bisognerà passare un esame dove i chilometri a cronometro sono 55, equamente divisi fra la prova a squadre del secondo giorno e quella individuale della seconda settimana, le tappe di montagna sette con cinque arrivi in salita, le frazioni per velocisti altrettante. Inutile aggiungere che a far compagnia ai 176 iscritti saranno facilmente il caldo e sicuramente la solita folla strabordante, dove ogni cinque spettatori quattro sono francesi. Tutti con la speranza di vedere sventolare finalmente il loro tricolore sui Campi Elisi, come non succede da oltre trent’anni: l’ultimo a riuscirci resta Hinault, anno 1985, secolo scorso. Ecco le dieci facce che hanno le maggiori chances di festeggiare in giallo nel cuore di Parigi.


Geraint Thomas. Vince perché un anno fa ha capito di non essere soltanto un ottimo luogotenente, perché senza Froome avrà meno briglie tattiche, perché il disegno del tracciato è perfetto per le sue caratteristiche. Non vince perché la sorte non sembra amica del suo team, come lui stesso si è accorto di persona cadendo in Svizzera.

Egan Bernal. Vince perchè va forte in salita, a cronometro e pure in discesa, perché le due corse a tappe in cui si è collaudato (Parigi-Nizza e Svizzera) le ha conquistate entrambe, perché la squadra lo ha designato leader alla pari con Thomas. Non vince perché la sfortuna ha con lui un occhio di riguardo.  

Nairo Quintana. Vince perché è l’ultima occasione per dimostrarsi degno di farlo, perché deve riscattare due spedizioni in Francia in cui si è sgonfiato in fretta, perché negli ultimi due anni sul podio di un grande giro c’è salito una volta sola. Non vince perché da tempo dà l’impressione di aver già dato il meglio.

Alejandro Valverde. Vince perché a 39 anni corre con l’ambizione e la forza di un ragazzino, perché si è rialzato bene da una primavera storta, perché è uno che nei dieci al Tour ha un posto quasi fisso. Non vince perché nelle grandi corse a tappe un giorno a rovescio gli capita puntualmente.

Vincenzo Nibali. Vince perché è il più titolato in circolazione alla voce grandi giri, perché vuole riprendersi ciò che gli è stato tolto un anno fa quando uno spettatore lo buttò in terra sull’Alpe d’Huez, perché l’esperienza a volte conta più del resto. Non vince perché l’idea di esser protagonista vincendo una bella tappa resta quella principale.

Jakob Fuglsang. Vince perché è un corridore diverso rispetto al passato, perché in primavera ha dimostrato di saper andar forte su tutti i terreni, perché avrà accanto un’ottima squadra. Non vince perché la svolta nelle corse di un giorno non è detto che funzioni anche quando si gareggia per tre settimane.

Romain Bardet. Vince perché da cinque Tour è fisso nei primi dieci, perché ha l’età e la maturità per riuscirci, perché quest’anno non ha buttato via una goccia di energia pensando a luglio. Non vince perché la crono resta il suo punto debole e ai rivali di classifica paga tributi pesantissimi.

Thibaut Pinot. Vince perché si è lasciato convincere dai suoi tecnici a puntare tutto sul Tour, perché non ha paura di andare all’attacco, perché il gran finale della stagione scorsa ne ha confermato le grandi qualità. Non vince perché gli basta un giorno di crisi per mandare all’aria tutto. 

Rigoberto Uran. Vince perché c’è andato vicinissimo un paio di stagioni fa quando finì secondo, perché deve riscattare la delusione di un anno fa, perché si presenta con una squadra solidissima al fianco. Non vince perché a volte è un po’ attendista e contro attaccanti veri come il suo connazionale Bernal potrebbe non bastare.

Adam Yates. Vince perché comincia a invecchiare senza aver lasciato un segno, perché il gemello Simon in cima ad un grande giro c’è arrivato e lui ancora no, perché ha chiesto la miglior compagnia possibile per riuscirci. Non vince perché il Tour, come il Giro, si conquista in tre settimane e lui nelle gambe non ha ancora dimostrato di averle.

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Dalla grande motivazione con cui inizia la nuova stagione con il Team Tudor, alle ipotesi sul suo futuro, passando per la dichiarazione d’amore verso la Strade Bianche, un parere sui giovani ciclisti e su Pogacar. Julian Alaphilippe si è concesso...


Prosegue la rassegna dei campionati nazionali australiani: a Perth si sono disputate le gare valevoli per l’assegnazione del titolo nella specialità del Criterium. Tra le donne Ruby Roseman-Gannon, 27enne in maglia Liv AlUla Jayco, si è imposta davanti a Alexandra...


La Soudal Quick-Step ribadisce, se mai ve ne fosse ancora bisogno, di vedere in Paul Magnier un asset fondamentale per le prossime stagioni. A confermarlo è stato l’annuncio, fatto dalla stessa squadra belga, del prolungamento contrattuale fino al 2029...


Non ci sarà il primo tanto atteso testa a testa stagionale all’AlUla Tour tra Tim Merlier e Jonathan Milan. Come infatti ha comunicato lui stesso durante il media day della sua squadra, il velocista belga della Soudal Quick-Step dovrà...


Ivano Fanini, Presidente del Team Amore e Vita, esprime il proprio profondo e sincero dolore per la scomparsa di Piero Bini, venuto a mancare all’età di 78 anni. Piero Bini è stato una figura di assoluto rilievo nel mondo del ciclismo....


Nata come prova di riferimento per la specialità della 100 km a cronometro squadre, la Coppa delle Nazioni rappresentò per quasi un decennio uno dei banchi di prova più selettivi per i migliori quartetti italiani e internazionali. La gara, organizzata...


Jonas Vingegaard ha studiato il Giro d’Italia e sa già tutto del percorso. Il Blockhaus, la cronometro di 40 km da Viareggio a Massa, la tappa chiave di Alleghe con Giau e Falzarego, la doppia scalata a Piancavallo alla vigilia...


Per il 2025 Lotte Kopecky aveva un obiettivo gigantesco: vincere il tour de France e avrebbe fatto di tutto per riuscirci. La fuoriclasse belga bi campionessa del mondo, l’aveva annunciato senza giri di parole dimostrandosi ferma e decisa di fronte...


Scatta oggi da San Cristobal, in Venezuela, la Vuelta al Tachira, numero 61. E' la prima corsa a tappe del calendario internazionale UCI 2026. S svolgerà in dieci tappe, conclusione sempre a San Cristobal il 18 gennaio per un totale...


Si chiude ad appena 27 anni l’avventura nel mondo del ciclismo di Michel Ries. Rimasto senza squadra dopo la chiusura dell’Arkea-B&B Hotels (formazione in cui aveva militato nelle ultime quattro stagioni), il lussemburghese classe ’98 ha deciso di appendere...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024