SIMONI: «MEGLIO QUESTO CICLISMO DEL MIO, E IL GIRO È PIÙ BELLO DEL TOUR»

INTERVISTA | 28/12/2018 | 12:22
di Carlo Malvestio

Gilberto Simoni ha deciso di restare lontano dai riflettori dopo il suo ritiro dall’attività professionistica, avvenuto nel 2010, ma non per questo non segue quello che è stato il suo mondo per molti anni. Sebbene partecipi sempre molto volentieri agli eventi al quale viene invitato (non ultima la serata degli Oscar, ndr), non ha per ora intenzione di tornare nel ciclismo con un nuovo ruolo. Vincitore del Giro d’Italia nel 2001 e nel 2003, è stato uno degli scalatori più brillanti che il panorama ciclistico italiano abbia avuto negli ultimi 20 anni.

Vede molte differenze tra il “suo” ciclismo e quello moderno?
«Il ciclismo è cambiato molto ed è normale che sia così. Si è modificato il mezzo, la preparazione dei corridori e l'interpretazione delle corse. Le novità tecnologiche hanno fatto sì che questo sport si migliorasse sempre di più; la vita è andata avanti e con essa anche il ciclismo. Non poteva essere altrimenti. Solo la fatica e le smorfie dei corridori sono rimaste le stesse».

Preferisce il ciclismo di oggi o quello dei suoi anni?
«Gli anni in cui ho corso io non mi sono piaciuti per niente. Non c'è un risultato che non sia stato contestato, modificato o addirittura cancellato. Non rimpiango niente di quel periodo. Il ciclismo di oggi invece mi piace, è moderno ma mantiene qualcosa di eroico. I corridori sono molto seguiti e preparati alla perfezione, ma rispetto ai miei tempi sono meno costruiti e il fisico conta davvero. All'ultimo Giro d'Italia vedere i capitani darsi battaglia faccia a faccia, senza timore, mi ha fatto divertire molto».

Il Team Sky, però, non aiuta molto nel far divertire lo spettatore...
«La Sky fa storia a sé. Ha un budget troppo superiore alle altre squadre e oltre ad avere un sacco di fuoriclasse, ha anche i campioni del futuro».

Al termine del 2019 però ritirerà la sponsorizzazione. Secondo lei è un bene o un male per il ciclismo?
«Spero che non scompaia, ma che si ridimensioni. Dovrebbero accontentarsi di vincere meno, dimezzare il budget e magari puntare su meno capitani. Penso che il ciclismo ne gioverebbe da tutti i punti di vista. Però è un simbolo del ciclismo moderno, quindi spero possa rimanere in gruppo in qualche modo».

In questo periodo i corridori stanno scegliendo il proprio calendario. Ha visto i percorsi di Giro e Tour?
«Si, li ho visti. Se fossi ancora un corridore avrei scelto il Tour. Con così poca cronometro sarebbe stato l'ideale per le mie caratteristiche».

Al Giro però hanno già annunciato la presenza corridori come Nibali, Dumoulin e Simon Yates, solo per citarne alcuni. Si sta riducendo il gap tra Giro e Tour?
«Il Giro è sicuramente cresciuto. Ma il Tour si è un po' tirato la zappa sui piedi. L'anno scorso hanno gestito male il caso Froome e poi c'è sempre il discorso sulla sicurezza. Ormai è una guerra, oltre al nervosismo che c'è in corsa, con le conseguenti cadute, si aggiunge l'esasperazione e l'inciviltà di alcuni spettatori. Per esperienza personale posso dire che se è bello guardarlo in televisione, correrlo lo è molto meno».

Anche dal punto di vista dello spettacolo il Giro sembra essere una spanna sopra.
«È una corsa complicata e aperta, che se vinci una volta non è detto che vinci una seconda. Ci sono salite e discese difficili, percorsi vari e aperti a diverse interpretazioni. I corridori in Italia vengono sempre accolti bene e anche il tifoso medio è molto rispettoso. Basta prendere come esempio Dumoulin: lui avrebbe le capacità per vincere il Tour, ma da qualche anno sceglie sempre il Giro. Mi sorprende, ma si vede che in questa corse respira la stessa aria che respiravo io».

Nibali ha scelto di fare entrambe le corse, scelta giusta?
«Con le qualità che ha sicuramente può fare bene sia a Giro che Tour. Poi è chiaro che ci vuole anche una buona dose di fortuna per poter portare a casa un risultato in tutte e due le corse, deve andarti tutto bene, senza avere cadute, forature o quant'altro. E poi vince solo uno. Nibali comunque è un corridore che mi piace, ha sempre dimostrato grandi capacità e dedizione. Mi sarebbe piaciuto correre con lui prima di ritirarmi».

Aru invece è reduce da un 2018 opaco.
«Un'annata storta che può capitare a tutti. È un corridore tutto sommato ancora giovane, che penso possa tornare sui suoi livelli. Ha vinto una Vuelta da giovanissimo, che non sempre è una fortuna visto che poi bisogna convivere con grandi pressioni, non solo dall'ambiente esterno, ma anche da te stesso, che speri di alzare l'asticella sempre di più».

Esclusi Aru e Nibali, l'Italia fa fatica a trovare nuovi corridori da corse a tappe. Come mai secondo lei?
«Difficile dirlo, sicuramente i giovani fanno fatica a emergere. Se si pensa che io, pur avendo vinto due volte il Giro, per svariati motivi ho corso solamente due mondiali, anche se la Nazionale aveva 13 posti, si capisce come oggi ci sia meno qualità. Premesso che forse avrei meritato di correrne qualcuno in più, nel ciclismo italiano di oggi basta poco per venire convocato. Questo perché l'UCI e la Federazione non fanno il bene del ciclismo».

Cosa non funziona secondo lei?
«Per me è una vergogna che una squadra Professional non abbia un calendario prima dell'inizio della stagione. Ho corso in questa categoria nei miei ultimi anni di carriera e non capisco perché nessuno faccia qualcosa. Una squadra con 25 corridori, che sono dei posti di lavoro, con degli sponsor a sostenerli, che non sa a quale corsa parteciperà per me è inconcepibile. Deve sperare per tutto l'anno nell'elemosina degli organizzatori. Le Continental invece si prostituiscono a destra e a sinistra, corrono un po' con gli Under 23 e un po' coi professionisti. Persino gli amatori hanno un proprio calendario di corse... ».

Quindi non prenderebbe mai in mano una squadra di questa categoria...
«Assolutamente no. Vedo molti direttori sportivi con tanta passione e li apprezzo per questo, ma personalmente non farei mai una squadra senza poter dare garanzie a corridori e sponsor».

Capitolo cardiofrequenzimetri e radioline: toglierli potrebbe giovare al ciclismo?
«Togliere il cardio non ha senso. Più interessante sarebbe eliminare le radioline. Molti corridori non sanno leggere la corsa e, pur avendo magari delle buone gambe, devono farsi radiocomandare dai propri direttori sportivi. Però penso che nel ciclismo il talento non derivi solo dal fisico, ma anche dalla tattica e dall'intuito. Le radioline però annullano tutto questo».

Infine, una battuta sul possibile ritorno di Andrea Tafi. Cosa ne pensa?
«Penso sia più che altro una goliardata, un evento mediatico. Ci sono atleti che a quell'età stanno ancora bene fisicamente, ma personalmente darei spazio ai giovani. Certo, da vedere sarebbe una cosa curiosa...».


Copyright © TBW
COMMENTI
Un grande personaggio...
28 dicembre 2018 14:57 AleC
...con i suoi momenti di debolezza, forse anche di stupidità, che però l'hanno reso umano.
Sulle professional ha straragione, parliamo di squadre da 2-3 milioni all'anno di budget, è folle che si continui con questa politica.
Bisogna ridurre il numero di squadre WT, e basterebbe tagliare pochi posti. 16 WT e 6 Professional nei GT, oppure 8 nelle altre corse del WT, e manterremmo delle eccellenze locali nei Paesi che hanno fatto la storia e la tradizione del ciclismo.
E daremmo un bel entry level per uno sponsor che magari è interessato al ciclismo ma non è pronto subito a buttarci 15 M€. E poi magari, come Bora, si convince a farlo e dalla porta principale (credo con grandissime ricadute commerciali).

Sante parole
28 dicembre 2018 15:43 bove
Concordo totalmente. Le professional dovrebbero pretendere un calendario certo a loro dedicato, senza se e senza ma. È una questione di serietà e rispetto verso dei professionisti che lavorano e soprattutto degli sponsor che li finanziano. Ma quando l'uci comincerà a lavorare seriamente per il bene di questo sport? Non esiste solo il World Tour.... sveglia

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Tra 200 giorni, Montréal ospiterà i Campionati Mondiali su Strada UCI 2026. L'evento annuale di punta della disciplina si terrà dal 20 al 27 settembre nella metropoli canadese, la città più grande della provincia del Quebec. Sarà il più grande...


Rudi Garcia è diventato famoso grazie al calcio, ma il suo nome e il suo cuore sono profondamente legati al ciclismo. Nato in Francia, ma con origini spagnole, oggi Garcia è l’allenatore dei Red Devils vale a dire della nazionale...


Il mondo del grande ciclismo si dà appuntamento oggi sulle rive del Mar Ligure: si disputa infatti l'edizione numero 63 del Trofeo Laigueglia, corsa che rappresenta - se non fisicamente, almeno idealmente - il momento di apertura della stagione agonistica...


Con 55 vittorie all’attivo su strada (le ultime due conquistate qualche settimana fa al GP Visit South Aegean e al Grand Prix Cycliste La Marseillaise), un titolo mondiale e due europei (entrambi su pista) in bacheca e un argento...


Ancora una vittima della strada, ancora sangue e lacrime versati: nella mattinata di martedì sulla strada provinciale 333 ad Avegno, in provincia di Genova - sulle strade di allenamento di Lorenzo Mark Finn -, un ciclista di 48 anni ha perso...


La leggenda dei Cotton entra nell’era moderna del tubeless e lo fa con stile e performance in una stagione che è appena partita e si delinea come spettacolare. I nuovi Specialized Cotton TLR sono stati affidati agli atleti Red Bull - Bora...


La stagione della Giovani Giussanesi si è aperta con il podio sfiorato dallo Juniores Emanuele Parianotti nella gara di Volta Mantovana. L’atleta ossolano, già autore di grandi prestazioni nel 2025 al suo primo anno con la formazione brianzola, domenica si...


Scoprire e valorizzare i giovani talenti del ciclismo: la Comal Trentino Cycling Academy è pronta per portare avanti la propria missione anche nella stagione 2026 che bussa ormai alle porte del sodalizio guidato dal Presidente Dario Broccardo. "Lavoriamo da anni al fianco...


La sfortuna per Wout van Aert sembra non finire mai: dopo l’influenza che gli ha impedito di essere al via la scorsa settimana dell’Omloop Nieuwsblad, ieri nel finale dell'Ename Samyn Classic, una gomma posteriore a terra lo ha costretto a...


Giovanissimi, esordienti e allievi costituiscono lo splendido schieramento dell’U.C. Empolese per l’imminente inizio della stagione 2026 con poco meno di una quarantina di atleti. In un periodo di “sofferenza” per diverse società ciclistiche toscane nel costituire formazioni con un certo...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024